COVID, ISS: SEI REGIONI TORNANO IN ARANCIONE, SARDEGNA ROSSA; IN ABRUZZO RISCHIO MODERATO

SCENDE RT NAZIONALE; OCCUPAZIONE TERAPIE ANCORA INTENSIVE ANCORA SOPRA SOGLIA DI EMERGENZA; DIRETTORE ASR COSENZA, " INCREMENTO DI CASI NELLA PROVINCIA DELL’AQUILA, MA ABBIAMO DATI DA ZONA GIALLA DA ORMAI ALMENO TRE SETTIMANE".

9 Aprile 2021 15:45

ROMA – L’Italia diventa arancione, con sole 4 regioni in rosso tra cui la Sardegna che solo un mese fa era l’unica zona bianca del paese, e comincia a vedere la possibile ripartenza. Anche se, con 17mila casi e 460 morti in 24 ore, è ancora presto per allentare le misure restrittive.

Da lunedì, dunque, Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana si andranno ad aggiungere ad Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto, provincia di Bolzano e di Trento in zona arancione. Riapriranno i negozi e si potrà circolare all’interno del comune di residenza. Sarà inoltre possibile, una sola volta al giorno, andare a trovare amici o parenti nel comune in massimo due persone oltre ai minori di 14 anni conviventi. Novità anche per la scuola: torneranno in classe anche gli studenti della seconda e terza media mentre per quelli delle scuole superiori la didattica in presenza deve essere garantita almeno al 50%. Restano, invece, in zona rossa 11,4 milioni di italiani: quelli che vivono in Campania, Puglia, Valle d’Aosta e Sardegna.

“Le chiusure e le aree rosse – conferma il ministro della Salute Roberto Speranza – stanno portando i primi risultati ma il contesto è ancora molto complicato e dobbiamo essere molto prudenti”.

Secondo i dati del ministero della Salute, sono 18.938 i positivi al test del coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Ieri erano stati 17.221. Sono invece 718 le vittime in un giorno (ieri 487).

Per quanto riguarda l’Abruzzo, nonostante la zona arancione, sono ben 41 i comuni inseriti oggi in zona rossa anche se, ha spiegato ad AbruzzoWeb da Pierluigi Cosenza, direttore  generale dell’Agenzia sanitaria regionale abruzzese “assistiamo a un calo complessivo nel resto della regione, in particolare lungo la costa, quindi l’indice Rt è ancora in discesa. Il trend è in calo, abbiamo dati da zona gialla da ormai almeno tre settimane”.

Sulle nuove “zone rosse” all’interno del territorio regionale aveva inoltre anticipato: “Come ogni settimana potranno esserci paesi che entrano o escono dalle zone con maggiori restrizioni ma per i grandi centri è poco probabile. Non si prospetta nulla di drammatico all’orizzonte, io spero che la situazione si calmi ancora, il trend è decisamente a scendere. La provincia dell’Aquila è in una situazione delicata soprattutto per la Marsica, con gli ospedali in affanno. Se si continuerà così dovremo trasformare la Medicina di Avezzano in reparto Covid per mancanza di posti. Molti pazienti sono già stati trasferiti all’Aquila, a Chieti o ad Atri . Se avessero trasformato la medicina di Avezzano in reparto Covid li avremmo tenuti in casa. La difficoltà è che se dovessimo avere bisogno, con gli ospedali già pieni, i malati dell’Aquila dovremmo trasferirli altrove”.

Allo stesso tempo aveva rassicurato: “Ciò che ci conforta è che al momento il trend non è a salire, il problema sarà vedere se tra 15 giorni come si sono comportati gli abruzzesi a Pasqua e Pasquetta. Abbiamo fatto dei miracoli sia all’Aquila che a Pescara per assorbire queste due ondate che sono arrivate, più di tanto non si può fare, questo si dovrebbe capire”.

IL MONITORAGGIO ISS/MINISTERO

Si osserva una diminuzione del livello generale del rischio, con quattro Regioni (Liguria, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta) che hanno un livello di rischio alto. Quindici Regioni e Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato (di cui quattro ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e una Regione (Veneto) e una Provincia Autonoma (Bolzano) che hanno una classificazione di rischio basso. Otto Regioni e Provincie autonome hanno un Rt puntuale maggiore di uno. Tra queste, due Regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3. Sei Regioni hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni e Provincie autonome hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo uno, secondo quanto evidenzia la bozza del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità e ministero della Salute.

Rimane alto il numero di Regioni e di province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica (15 contro le 14 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica (41%). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è ancora in lieve aumento da 3.716 (30/03/2021) a 3.743 (06/04/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale è anche sopra la soglia critica (44%) con un lieve aumento nel numero di persone ricoverate in queste aree: da 29.231 (30/03/2021) a 29.337 (06/04/2021). La bozza del monitoriaggio settimanale evidenzia inoltre che  “il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza ancora troppo elevata e l’ampia diffusione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità richiedono l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio”.

“L’indice Rt è in miglioramento, e alcune Regioni passeranno in zona arancione”. A confermarlo a Sky TG24 è il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, intervenuto a “Buongiorno”. Sul piano vaccinale Locatelli ha affermato che “non c’è stata una svista in termini di priorità” delle vaccinazioni “perché si è già data la priorità agli 80enni ospiti della Rsa e ai fragili”. E facendo riferimento all’attacco di Draghi durante la conferenza stampa di ieri a chi “salta la fila” delle vaccinazioni ha spiegato: “Il messaggio del presidente Draghi è l’appello alla sensibilità, alla coscienza e allo spirito civico”.

Per il vaccino anti-Covid di Pfizer, ha proseguito Locatelli, “ci sono dati che indicano che è possibile allungare l’intervallo da 21 a 42 giorni senza perdere l’efficacia della copertura vaccinale. Questo consente di incrementare il numero delle persone che possono ricevere la prima dose”. “C’è questo tipo di indicazione – ha aggiunto – poi l’attuazione pratica spetta al ministero della Salute, però i presupposti immunologici e biologici ci sono tutti”.

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