COVID, LA SANITA’ PUBBLICA PIEGATA DAL VIRUS: IN ABRUZZO CRESCONO PRESTAZIONI STRUTTURE PRIVATE

FORTE IMPATTO SU SERVIZI OSPEDALIERI, RICOVERI PROGRAMMATI E DAY HOSPITAL DA RECUPERARE, LUNGHE LISTE D'ATTESA; DI VOSSOLI, MEDICLINICA L'AQUILA: "RICHIESTE IN AMBULATORI AUMENTATE DI OLTRE IL 50 PER CENTO"

di Azzurra Caldi

21 Dicembre 2021 08:24

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – “Prestazioni aumentate oltre il 50 per cento: se prima la sanità privata era complementare a quella pubblica, il Covid ha segnato un deciso cambio di passo”.

Tra mancati investimenti e ospedali intasati da anni di immobilismo, prima ancora che dal virus, liste d’attesa interminabili ed un inadeguato sistema di assistenza territoriale, sempre più italiani si vedono costretti ad abbandonare le strutture pubbliche, come conferma ad AbruzzoWeb Augusto Di Vossoli, amministratore unico della Mediclinica, azienda sanitaria che ha sede ad Avezzano e da poco ha aperto un altro poliambulatorio all’Aquila.

“L’emergenza di questi mesi potrebbe rappresentare solo il primo step di quella che sarà la sanità del futuro di qui a breve – spiega – Gli ambulatori di specialistica medica sono intasati e lavorano molto più a rilento perché sono occupati per il covid, ed oggi è questo il problema  principale della sanità. Il covid ha allungato ancora di più liste d’attesa già interminabili, prolungando l’attesa del 50% in più. Per effettuare una semplice visita urologica si può aspettare fino a un anno”.

La pandemia di Covid-19 ha avuto un forte impatto sui servizi ospedalieri, con una riduzione complessiva dell’ospedalizzazione pari a un milione e 700 mila ricoveri in meno rispetto al 2019. Tale riduzione ha riguardato in misura minore i ricoveri urgenti (-13%), mentre l’impatto è stato più marcato per i ricoveri ordinari programmati e per i day-hospital (con riduzione di almeno un quarto dei volumi), secondo quanto emerge dal Programma Nazionale Esiti (PNE,) 2021, relativo ai dati 2020, sviluppato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.

Un impatto che però non è stato uniforme sul territorio nazionale: in particolare, la riduzione degli interventi è stata più accentuata al Nord (-21%), dove la prima ondata si è abbattuta con maggiore virulenza, e meno nel Centro-Sud (-10%).

Inoltre, la riduzione è stata maggiore nelle strutture pubbliche (-21%) rispetto a quelle private (-11%), segno, rileva il rapporto PNE, “di una ripresa avviata proprio nel settore privato, in una prospettiva di cooperazione con il pubblico (ad esempio attraverso forme di delocalizzazione), per il recupero delle prestazioni elettive non effettuate durante il lockdown”.

Secondo Di Vossoli: “Il tempismo è tutto soprattutto nell’ambito della prevenzione. Screening periodici sono necessari a tutte le età, bisogna coltivare e non abbandonare la cultura della prevezione – ribadisce – altrimenti, oltre agli inevitabili problemi per la salute si rischia di intasare ulteriormente le strutture e quelle pubbliche sono ormai condizionate quasi esclusivamente dal covid, i tempi si allungano sempre di più, molti percorsi relativi alla diagnostica per immagini sono riservati al virus e di conseguenza il sistema è intasato”.

E rimarca: “Andrebbero riservate le stesse attenzioni anche alle altre patologie, basti pensare che lo scorso anno non sono stati individuati almeno 92mila tumori in Italia, questo solo perché non si è riusciti a fare prevenzione”.

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