IL VIRUS METTE IN GINOCCHIO RISTORATORI E COMMERCIANTI, DIVERSI LOCALI HANNO CHIUSO A CAUSA DEI CONTAGI TRA CLIENTI E DIPENDENTI MA TRA QUELLI OPERATIVI C'E' CHI HA DIMEZZATO GLI INCASSI, "RISPETTIAMO LE NORME, BASTA DIFFONDERE TERRORE"; MOLTI BLOCCATI IN CASA IN ATTESA DI COMUNICAZIONI DELLA ASL: "NESSUNO CI TUTELA"

COVID L’AQUILA: DAL CAOS TAMPONI ALLE CONSEGNE A DOMICILIO, COSI’ LE ATTIVITA’ AFFRONTANO LA SECONDA ONDATA

di Mariangela Speranza e Azzurra Caldi

22 Ottobre 2020 08:10

L’AQUILA – Strade deserte e locali semi vuoti anche nel fine settimana, è quasi un “auto-lockdown” per gli esercenti aquilani che a causa dell’emergenza Coronavirus lamentano di essere stati trattati come “untori” o “banditi”: il grido d’aiuto lanciato dai ristoratori è solo l’ultimo disperato tentativo di portare all’attenzione i numerosi problemi legati alla pandemia che, nella seconda ondata, ha colpito in particolare le aree interne, con il capoluogo che da giorni registra ormai il record dei contagi a livello regionale.

E per scongiurare ulteriori danni si corre ai ripari, tentando di adeguarsi e reinventarsi per l’ennesima volta: controllo della salute del personale, ma anche potenziamento delle attività all’aperto e, solo dove possibile, delle pratiche di delivery e asporto, sono solo alcune delle misure attuate dagli esercizi commerciali dopo che il premier Giuseppe Conte ha illustrato il nuovo Dpcm.

Un decreto ideato con l’intento di “rallentare la pandemia e non bloccare le attività socio-economiche del Paese”, che non ha però messo d’accordo alcuni gestori dell’Aquilano, per certi versi già penalizzati dal recente incremento dei contagi che ha portato alla chiusura di numerose attività, un nuovo “bollettino” quotidiano delle serrande abbassate, a scopo precauzionale, in attesa di conoscere gli esiti dei tamponi dei dipendenti e di sanificare i locali.

“La pandemia va arginata e fermata, su questo aspetto non ci sono dubbi! Noi stessi siamo stati i primi a segnalare ai nostri amici e clienti le chiusure, a volte non necessarie o richieste, che abbiamo attuato in alcuni delle nostre attività per un senso di responsabilità e attenzione, altro che avidità. Quello che non accettiamo è la diffusione scientifica del terrore per obbligare i cittadini italiani a rimanere a casa senza pensare a tutte le attività che vivono, fanno vivere, producono gettito fiscale per lo Stato e che senza ospiti sono e saranno costrette a fermarsi oppure dover subire la riduzione degli orari del normale apertura di un locale sicuro e a norma, con scelte che porteranno, inevitabilmente, alla sua chiusura senza un efficace beneficio per la collettività perché il virus, lo sappiamo, non fa distinzioni di orario”, lamentano i ristoratori aquilani.

E per quei locali che non sono stati già costretti a chiudere, la situazione non è comunque delle migliori.

Ne sa qualcosa il titolare della pizzeria Al Faraone di Poggio Picenze (L’Aquila) Mattia Faraone.

“Non abbiamo chiuso ma i clienti sono comunque diminuiti rispetto a qualche settimana fa”, dice.

Secondo Faraone, che negli ultimi giorni dichiara di aver registrato, all’interno del locale, “un calo di affluenza di circa il 60-70 per cento”, il problema risiederebbe principalmente nel “terrorismo psicologico che media e politica stanno portando avanti rispetto al virus”.

“Sembra di essere tornati alle restrizioni di maggio – sottolinea -, quando per poter lavorare in sicurezza, ad oggi, basterebbe solo applicare qualche accortezza in più. Non a caso, nonostante nessuno abbia riportato alcun tipo di sintomo, per precauzione ho deciso di sottoporre il personale ai test sierologici, di attuare subito il distanziamento previsto dalla normativa e di potenziare l’utilizzo di tutti i Dpi necessari. Per garantire massima sicurezza al cliente, ho inoltre dotato il ristorante di menù online e di uno specifico strumento di sanificazione dell’aria anche se, consapevole della situazione in corso, contestualmente mi sono anche attivato per potenziare di nuovo il servizio di asporto”.

Stessa situazione in centro a L’Aquila, sia durante la settimana che nel weekend. Strade vuote ancora prima della mezzanotte, da piazza Chiarino a via Garibaldi, per qualcuno sembra essere tornati alle prime sere di riapertura del centro dopo il terremoto.

“Gli incassi sono praticamente dimezzati – spiega Daniele Climastone dalla Quintana, in via Tempera – Quest’estate abbiamo contato anche fino a 120 coperti, contro i 20 di questo sabato. Di gente in giro se ne vede davvero poca ma noi ci siamo, continuiamo a lavorare come prima, con ancora più precauzioni. Abbassare la guardia non conviene neanche a noi. Abbiamo riattivato anche le consegne a domicilio e caricato il menu online!”.

Ma se per qualcuno, come gli stessi ristoratori, le consegne a domicilio possono rappresentare una valida alternativa, c’è anche chi necessita di continuare a lavorare in sede e a contatto diretto con le persone per poter riuscire ad arrivare a fine mese.

I parrucchieri, ad esempio, o le estetiste, alcune ferme con il lavoro già da qualche giorno.

Lo conferma ad AbruzzoWeb anche Roberta Anzaldi, del centro estetico “Le Stanze di Giunone”, a San Demetrio ne’ Vestini.

“Da qualche tempo il telefono del negozio ha smesso di squillare e i pochi clienti con cui abbiamo a che fare sono quelli che avevano prenotato e pagato anticipatamente i trattamenti – spiega – Per quanto riguarda la mia attività, posso inoltre affermare con certezza che si è tornati a respirare un clima di terrore molto simile a quello della prima ondata, soprattutto a fronte dei contagi avvenuti in luoghi che, a marzo, non erano stati nemmeno toccati. Per il momento, stiamo cercando di sopperire ai mancati incassi reinventandoci in tutti i modi possibili, ma la mia paura più grande è che si possa tornare a una chiusura, almeno parziale, di tutte le attività non essenziali”.

Ma l’emergenza sanitaria che ha investito la Asl aquilana – in tutta la provincia sono circa 600 i casi registrati negli ultimi 10 giorni – con l’imponente mole di lavoro che ne consegue, rappresenta ogni giorno un nuovo ostacolo per partite iva e professionisti, molti dei quali ormai costretti a casa per dei tamponi che tardano ad arrivare.

Non si contano più le segnalazioni di cittadini bloccati anche con le intere famiglie, in attesa di delucidazioni da parte della Asl, aggrappati alla speranza che, prima o poi, qualcuno dall’altro capo del telefono risponda. E la situazione sembra essere precipitata con la sospensione dell’attività del punto prelievi Dante Labs.




“Da diversi giorni sto cercando di contattare la Asl e gli organi competenti per sospetto caso positivo ma fino ad ora non ho ancora ricevuto risposta da nessuno”, spiega la titolare aquilana del centro di manicure e ricostruzione unghie Euphoria Nails Ramona Spinelli.

“Per mia coscienza ho deciso di chiudere subito la mia attività – dice -, ma ad oggi non sono stata contatta dalla Asl che avrebbe dovuto per prima avvisare me e poi tutti gli altri contatti. Ho deciso quindi di organizzarmi da sola: ho contattato laboratori privati per poter fare un tampone, ma niente: al momento tutto è chiuso e nessuno si occupa dei test, a meno che a chiamare non siano gli associati”.

“Dopo il lockdown tutte le attività, compresa la mia, sono state costrette ad adeguarsi ai protocolli di sicurezza con gravi e serie restrizioni che hanno comunque portato a delle perdite economiche. Da tanto tempo si parlava di una nuova ondata ed era giusto che gli organi competenti si organizzassero per far fronte a questa situazione ma nulla. C’è gente bloccata in casa e terrorizzata che non sa come muoversi. Continuiamo a chiamare la Asl ma al centralino non risponde nessuno. Come al solito nessuno tutela la popolazione e le aziende ed è giusto che questa cosa venga denunciata”.

E ancora, racconta un’altra professionista che preferisce restare anonima: “Non posso lavorare da una settimana, mia figlia non può andare neanche all’Università e per le lezioni a distanza, almeno a Teramo, sono ancora in alto mare. Siamo entrati in contatto con dei positivi e sono giorni ormai che siamo prigionieri in casa nostra, non sappiamo come muoverci, nessuno ci dice niente. Non abbiamo fatto neanche il primo tampone e non sappiamo quando riusciremo a farlo. Quanto pensano che si possa andare avanti in queste condizioni?”.

Ancora non risente in modo particolare degli effetti del nuovo Dpcm il lavoro gli operatori turistici dell’Aquilano.

Un po’ per il calo fisiologico dell’affluenza tipico della fine dell’estate, un po’ perché molti di loro hanno già iniziato a organizzarsi sulla base di attività che siano all’aperto e che, quindi, rendano più semplice il distanziamento.

“Considerando che nei weekend abbiamo ancora a che fare con molte persone, con l’arrivo dell’autunno ci stiamo dedicando principalmente alle passeggiate nei boschi e alle escursioni in montagna”, afferma Davide D’Angelo, gestore dell’info point di Castel del Monte, il borgo di montagna in provincia dell’Aquila che, con la fine del lockdown e, in generale, nel corso degli ultimi mesi ha registrato un vero e proprio boom di visitatori.

“Per il momento il bel tempo tiene e, in generale, il clima ce lo permette, ma con l’arrivo del freddo invernale bisognerà vedere meglio come predisporre le visite ed approntare i sistemi di gestione dei flussi nei luoghi al chiuso”.

CARTELLI, ORARI E PRENOTAZIONI, BIONDI E DANIELE ALLE ATTIVITA’, “OSSERVARE MISURE DPCM”

La puntuale osservanza delle disposizioni per arginare l’epidemia da coronovirus, in particolare di quelle degli ultimi due decreti del presidente del Consiglio dei ministri, è stata raccomandata dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e dall’assessore alle Attività produttive, Raffaele Daniele, alle organizzazioni del commercio e delle imprese in generale.

Nella nota inviata alle strutture di rappresentanza delle attività produttive, affinché le stesse ne facciano diffusione ai loro iscritti, Biondi e Daniele ha fatto appello “non solo a quanto prescrivono tali normative, ma anche – hanno aggiunto – a quelle regole di comportamento che si riconducono al buon senso per la tutela della salute in generale”.

“Comprendo benissimo – hanno proseguito sindaco e vicesindaco dell’Aquila – che gli obblighi imposti non vadano a favore del commercio, dei pubblici esercizi e delle attività economiche nel suo complesso, già di per sé profondamente colpite dall’emergenza fin dallo scorso inverno. Ma è il momento in cui, qualsiasi sia la nostra opinione, dobbiamo unire le forze con un unico obiettivo: vincere insieme il male. Istituzioni, cittadini, operatori economici devono fare, con il sacrificio del caso, ciascuno la propria parte per fare in modo che L’Aquila, che alle tragedie è purtroppo abituata, possa tornare al più presto a essere considerata come quel luogo di comportamenti virtuosi che le hanno permesso di essere ‘covid free’ all’inizio di questa terribile vicenda”.

Il sindaco Biondi e il vicesindaco Daniele, pertanto, hanno rammentato alle organizzazioni di categoria l’obbligo per gli esercenti delle attività di ristorazione, di esporre all’ingresso dei loro locali cartelli che riportino il numero massimo delle persone ammesse contemporaneamente nei locali medesimi; di osservare l’orario di apertura, dalle 5 alle 24 con consumo al tavolo o da asporto (in quest’ultimo caso, con il divieto di consumazione sul posto e nelle adiacenze), fino alle 18 senza consumo al tavolo, fermo restando che non ci sono limiti, se non quelli dei procotolli igienico-sanitari, per  le consegne a domicilio; di rispettare il numero massimo di persone sedute ai tavoli, e cioè 6; di privilegiare le prenotazioni con appuntamento.

Nella lettera, poi, viene richiamata l’attenta aderenza ai protocolli e alle linee guida allegate ai decreti per le sale giochi e le sale scommesse (che possono essere aperte nella fascia oraria 8-21) e i centi benessere.

Per le attività commerciali, Biondi e Daniele hanno infine chiesto di fornire adeguata attenzione sul rispetto delle norme generali quali la distanza interpesonale di almeno un metro, gli ingressi da consentire in modo dilazionato e seguendo percorsi ben evidenti in modo tale da evitare i contatti, senza trascurare la raccomandazione alla clientela di non sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni.

Ciò, in aggiunta alle regole generali quali il frequente lavaggio e l’igienizzazione delle mani (con prodotti da mettere a disposizione dell’utenza), l’uso della mascherina per il persone e i clienti, la ripulitura e l’igienizzazione dei locali due volte al giorno, l’areazione frequente degli ambienti, l’accesso da consentire a una persona per volta nel caso in cui la superficie dei locali non superi i 40 metri quadrati e in ogni caso regolamentato in caso di superfici superiori.

 

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