COVID, MEDICI DI FAMIGLIA GENERALE E CAOS TAMPONI: ERCOLE CORE, “POLEMICA INUTILE, SI TROVI ACCORDO”

29 Ottobre 2020 13:22

TERAMO – “Come medico di famiglia, presidente della cooperativa Medici di medicina generale di Teramo ed ex segretario generale della federazione dei medici di famiglia di Teramo, mi corre l’obbligo di intervenire per meglio chiarire la vicenda dell’effettuazione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale, stante l’attuale confusione generata sia dalla regione che dalle sigle sindacali”.

Lo scrive in una nota il presidente della cooperativa Medici di medicina generale e segretario generale della federazione dei medici di famiglia di Teramo, Ercole Core.

“L’accordo nazionale siglato tra il Ministero della Salute e la Fimmg “dispone” il coinvolgimento dei medici di medicina generale nel rafforzamento dell’attività dei Dipartimenti di Sanità Pubblica esclusivamente per l’effettuazione dei tamponi antigenici rapidi e solo per il periodo dell’epidemia influenzale sul territorio nazionale. Per l’effettuazione di tali test, è previsto l’accesso su prenotazione e previo triage telefonico di concerto e in collaborazione con i Dipartimenti di Sanità Pubblica/Igiene e Prevenzione”, dice.




“Le Regioni possono prevedere anche il coinvolgimento dei medici di continuità Assistenziale, dell’emergenza sanitaria e della medicina dei servizi.
Le Regioni organizzano, concordando con le rappresentative sindacali dei medici, l’esecuzione di tali tamponi nelle sedi messe a disposizioni dalle Aziende/Agenzie, incluse strutture mobili e fisse messe a disposizione dalla Protezione Civile, dal Comune, ovvero da forme organizzative complesse (Uccp, Ncp)”.

“Per quanto riguarda l’esecuzione dei tamponi a domicilio, essa può essere prevista dalle Regioni in accordo con le rappresentanze sindacali solo in forza delle disponibilità rilevate e non come obbligo. Tale attività deve essere svolta nel rispetto delle indicazioni di sicurezza e di tutela degli operatori e dei pazienti, definite dagli organi di sanità pubblica, e non può essere svolta in assenza dei necessari dispositivi di protezione individuale (DPI), senza i quali il medico non è tenuto in ogni caso a prestare la propria attività”.

“Pertanto le polemiche che si sono create in questi giorni, frutto di una comunicazione lacunosa su diversi fronti, sono del tutto ingiustificate e inutili. La Regione, le Asl e i rappresentanti dei medici di medicina generale devono mettersi d’accordo sulle modalità di esecuzione di tale servizio – di concerto con la Protezione civile nei Comuni – garantendo la sicurezza sia degli operatori che dei cittadini”, conclude.

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