LUCA GIORDANO, DA 6 ANNI A RIO DE JANEIRO ''PANDEMIA DEVASTANTE, BOLSONARO RESPONSABILE, MA A LUI NON INTERESSA IL POPOLO, MA SOLO POTERE E PROFITTO''; ''OSPEDALI ALLO SBANDO, L'ITALIA DEVE ESSERE FIERA DELLA SUA SANITA' PUBBLICA''

COVID: ”MORTI IN FAVELAS CONTANO ZERO”
BRASILE RACCONTATO DA BLUESMAN TERAMANO

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

6 Giugno 2020 07:43

TERAMO – “Con l’emergenza coronavirus la sanità brasiliana è allo sbando. Gli ospedali sono strapieni, non possono ricoverare più nessuno. E nelle favelas i morti a causa dell’epidemia sono tanti, ma non fanno nemmeno numero, nessuno li conta. Lì dentro la vita e la morte hanno un altro valore. Ma a Bolsonaro interessa poco, per lui conta solo il profitto, non certo il popolo”.

Parole velate di tristezza, quelle di Luca Giordano, quarantenne affermato chitarrista blues e soul teramano, che come solista o collaborando con le più star nel grandi band del panorama mondiale,  gira il mondo da anni per concerti e tournee.

Da sei anni circa si è però stabilito in Brasile, a Buzius, a due ore da Rio De Janeiro, villaggio di pescatori in una piccola penisola circondata da dodici incantevoli spiagge.

Ma il Brasile può essere un paradiso terrestre, ma anche un inferno, e l’epidemia del coronavirus lo ha confermato, rendendo evidente le contraddizioni e la ferocia di una società divorata dalla corruzione, solcata da profonde ingiustizie e disuguaglianze.

Il Brasile conta già 34.021 morti per Covid-19 e due giorni fa ha scavalcato l'Italia, piazzandosi nell’atroce classifica al terzo posto per numero di vittime dopo Stati Uniti e Gran Bretagna.

I morti registrati nelle ultime 24 ore sono 1.473, nuovo record, mentre i nuovi contagi sono stati 30.925, per un bilancio totale di 614.941.

Sul banco degli imputati, sempre di più, il presidente della destra populista, Jair Bolsonaro, per aver prima minimizzato l’epidemia paragonata ad un semplice raffreddore, adombrando sospetti al limite del più becero complottismo su una trama economico-commerciale ai danni del suo paese, annunciando anche di organizzare nella sua villa grandi grigliate con centinaia di invitati, senza protezioni, ovviamente.

Ha poi applicato in modo tardivo e blando le misure di sicurezza e di distanziamento sociale, quando l’epidemia si era già diffusa senza freni. È entrato in rotta di collisione con due ministri della Salute, entrambi medici che lo hanno duramente criticato: Luiz Henrique Manetta, cacciato, e Nelson Teic, che si è dimesso.

Ultimo episodio che ha fatto montare l’onda di indignazione due giorni fa: conversando con alcuni suoi sostenitori davanti al palazzo presidenziale di Brasilia Bolsonaro ha affermato: “Mi dispiace per le vittime di Covid, ma moriremo tutti”.

Luca Giordano da inizio marzo è a Teramo, visto che dopo un concerto in Tunisia non è riuscito a tornare in Brasile, a seguito dell’annullamento del volo, e ha così ripiegato per l’Italia, dove ha trascorso il lockdown in costante contatto con amici e colleghi musicisti d’oltre oceano, che in questi mesi stanno vivendo un incubo.

“Al di là della drammatica crisi sanitaria – spiega ad Abruzzoweb il musicista – quello che spaventa milioni di brasiliani, forse la maggioranza, è che Bolsonaro, sempre più in difficoltà, stia spingendo verso una svolta autoritaria. Lui è un ex militare, che ha vinto le elezioni sostenuto con forza in particolare dall’aristocrazia economica e dalla chiesa evangelica, ma anche da tanti cittadini poveri, molto permeabili alla propaganda populista, dal mito dell’uomo forte e deciso che è capace di rimettere a posto il Brasile, e risolvere con il pugno di ferro tutti i problemi. Ma il suo avvento ha rappresentato un involuzione culturale. Nel mio settore, quello della musica, della creatività, l’impatto è stato forte. Si è affermata una cultura machista e razzista, sempre di più. Il coronavirus ha ora messo davanti tante persone alla triste realtà. Ma più Bolsonaro perde il consenso, più calca la mano, alza il tiro. La situazione è quella di un paese allo sbando, c'è chi parla di possibile guerra civile”.

Gli amici in chat hanno appena informato Luca che nonostante il record di vittime e contagi, nello stato di Rio, tra i più colpiti dalla pandemia, nei prossimi giorni e settimane riaprirà comunque un po' tutto, dai centri commerciali ai ristoranti, e varie tipologie di negozi e mercati.

Le spiagge hanno già riaperto e, commenta Giordano, “è complicato, se non impossibile far rispettare le misure di sicurezza, ed evitare gli assembramenti, conoscendo i brasiliani…”.

Quello che poi è un sentimento comune, lì in Brasile, assicura Luca Giordano, è che i nodi stanno venendo al pettine, e il riferimento non è tanto al sempre più screditato Bolsonaro, ma ad un modello di società non più sostenibile dal punto di vista sociale.

“Non da ora, ma da anni, il problema del Brasile è la corruzione dilagante – assicura il musicista -, ad ogni livello politico e imprenditoriale. Che ha tra le conseguenza l’accrescersi della disuguaglianza. Una delle esperienze che mi ha colpito, e che per un italiano non sono scontate, è passeggiare per i quartieri residenziali di Rio, come Leblon, tra grattacieli e ville, e dove vivono i ceti abbienti, e non devi preoccuparti di guardarti alle spalle. Tutto è bello, pulito e splendente. Poi basta svoltare l'angolo e ti trovi davanti a favelas a perdita d’occhio. Dove da solo non puoi entrare. Dove non entra nemmeno la polizia. E se entri, potresti non uscirne vivo. Un mondo a parte, dove però ci sono anche esperienze positive, di auto-organizzazione e mutuo aiuto. Un mondo complesso anche quello. Tante persone, informate dei fatti, assicurano che nelle favelas i morti a causa dell’epidemia sono tantissimi, ma non sono neanche registrati. La sanità, quella ufficiale non è per loro, nessuno gli fa i tamponi”.

Non è un caso dunque che in Brasile si sia diffusa la voce che Bolsonaro abbia addirittura favorito la diffusione del coronavirus, non contrastandola scientemente, per decimare i poveri che assediano le roccaforti dei ricchi, e visto che c'era anche gli indios per poter devastare indisturbato e ancor di più la foresta amazzonica, e far spazio agli allevamenti intensivi.

“Gli approcci complottisti non mi hanno mai convinto – spiega però Giordano -, occorre sempre esibire prove e riscontri, la realtà è sempre più complessa rispetto alle letture semplicistiche. Una cosa è però certa: Bolsonaro è stato votato anche dai poveri, ma a lui dei poveri interessa poco o nulla. Come è certo che il sistema sanitario brasiliano è sì pubblico, ma funziona male, non ha nulla a che vedere con quello che si ha la fortuna di avere in Italia, al netto dei problemi e delle tante cose da migliorare. E l’attuale governo brasiliano vuole demolire la sanità pubblica, privatizzando tutto, come negli Stati Uniti che sono il suo modello. Esattamente l’opposto di quello che la pandemia e oltre trentamila morti stanno insegnando”, conclude il bluesman.

 

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