COVID, NEL 2020 MORTI COME IN GUERRA MONDIALE: ITALIA INCREMENTO 15,6%, ABRUZZO DEL 6%

RAPPORTO ISS E ISTAT METTE A CONFRONTO DECESSI DELL'ANNO SEGNATO DALL'EPIDEMIA CON LA MEDIA DEI CINQUE ANNI PRECEDENTI

8 Marzo 2021 07:00

L’AQUILA – Nel 2020 segnato dall’epidemia del coronavirus, il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato in Italia il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 in più rispetto alla media dal 2015 al 2019, complessivamente il 15,6%  di incremento.

In Abruzzo i morti per tutte le cause nel 2020 sono invece cresciuti del 6,1% , con un massimo in provincia di Teramo, del 10,3%, mentre la variazione più bassa si è avuta il provincia dell’Aquila, del 2,9% che però nella seconda ondata, ad ottobre, ha registrato un incremento di oltre il 60%.

Questo a causa, con tutta evidenza, dell’incidenza, pur concentrati nei periodi marzo- maggio  e ottobre-dicembre delle persone morte a causa del virus: 75.891 in Italia e 1.264 in Abruzzo nel solo 2020.

I dati sono contenuti nel quinto rapporto dell’Istituto superiore della Sanità e dell’Istat sull’analisi della mortalità aggiornata finalmente a tutto il 2020.

Oltre ai morti per covid, questo il sospetto, a determinare un incremento, anche i decessi dovuti a patologie non curate, che però sono compensati con la riduzione di altre cause di morte, si pensi solo agli incidenti stradali, crollati a  causa dei lunghi periodi di lockdown.

Va anche detto che l’incidenza del covid 19 è sottostimata in quanto a gennaio e febbraio 2020,  addirittura la mortalità, complice un inverno mite e’ stata inferiore alla media, come pure a fare statistica l’estate, quando i contagi e decessi si sono ridotti.

In Abruzzo, questo il quadro in provincia dell’Aquila: a fine anno i morti per tutte le cause sono stati 3.797 in crescita del 2,9%, rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Ma è una media quella del 2,9% che contiene altissimi picchi ad ottobre, +20%,  e novembre +68%, mentre ci sono stati mesi, come gennaio e febbraio e i mesi estivi, dove la mortalità complessiva è stata addirittura inferiore alla media.

In provincia di Teramo la mortalità del 2020 è stata superiore del 10,3%, oscillando durante l’anno dal – 8% di luglio, al + 39 di novembre.

In provincia di Pescara, il saldo positivo della mortalità del 2020 si è attestato al 9,8%, registrando un + 34% già a marzo, nella prima ondata, e un + 22% a dicembre.

Infine la provincia di Chieti: a marzo si è registrato un 4,4% in più, a novembre il 22,8% per un risultato complessivo, del + 3%  di morti complessive nel 2020 rispetto i cinque anni precedenti.

E’ evidente che ad incidere su questi risultati sono le persone decedute per coronavirus: 362 in provincia dell’Aquila, 272 in provincia di Teramo, 360 in provincia di Pescara, 270 in provincia di Chieti. Per un totale di vittime nel 2020 di 1.264, salito oggi con la terza ondata a 1.766.

A livello nazionale l’incremento dei decessi nell’ultimo trimestre del 2020 è in linea con quello della prima ondata (+32%), ma il dato medio nazionale è il risultato di una geografia profondamente diversa. Se è vero che spetta ancora una volta al Nord l’eccesso più alto (+40%), nel contempo diventa importante anche quello delle regioni del Centro (24% di decessi in più) e del Mezzogiorno (26%).

Considerando i dati assoluti, durante il periodo ottobre-dicembre 2020 si sono contati 213.226 decessi, oltre 52 mila in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019. I decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti allo stesso periodo sono 39.927 (il 77% dell’eccesso totale).

Tra marzo e dicembre 2020 si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso), volendo stimare l’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale.

In molte regioni del Nord l’eccesso di mortalità dell’ultimo trimestre del 2020 supera quello della
prima ondata: in Valle d’Aosta (+63,7% rispetto al +42,6% del trimestre marzo-maggio 2020), in
Piemonte (+53% rispetto al +47,5%), in Veneto (+44,4% rispetto al +19,4%), in Friuli Venezia Giulia (+45,6% a fronte del +9,0%), nella Provincia autonoma di Trento (+65,4% vs +53,1%).
L’incremento dei decessi della seconda ondata epidemica è, al contrario, più basso di quello della
prima ondata in Lombardia (+37,1% in contrapposizione al +111,8%), in Emilia Romagna (+25,4%
rispetto a +43,6%), in Liguria (+33,9 vs +42,2%) e nella provincia autonoma di Bolzano (+39,1%
rispetto a +45,4%).

Il contributo più rilevante all’eccesso dei decessi 2020, rispetto alla media degli anni 2015-2019, è dovuto all’incremento delle morti della popolazione dagli 80 anni in su che spiega il 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo; in totale sono decedute 486.255 persone dagli 80 anni in su: 76.708 in più rispetto al quinquennio precedente.

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