COVID, OSPEDALI SOTTO LA SOGLIA CRITICA MA SALE PRESSIONE AL SUD. IPOTESI VACCINI A SCUOLA

30 Luglio 2021 20:21

Italia: Sanità

ROMA – Il dato positivo è che l’occupazione dei posti letto per pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva e area medica rimane sotto la soglia critica, fissata dai nuovi parametri rispettivamente al 10% e 15%, ma la nota negativa è che i ricoveri sono in aumento e la pressione si concentra soprattutto nelle Regioni meridionali.

Il monitoraggio settimanale della Cabina di regia fotografa un’Italia in allerta, con 20 Regioni classificate a rischio moderato, l’indice di trasmissibilità Rt salito a quota 1,57 e l’incidenza dei casi che ha raggiunto 58 per 100mila abitanti. Due parametri che, insieme alla percentuale di saturazione degli ospedali, determinano il cambio di fascia delle regioni e le relative restrizioni.

Il tasso di occupazione in intensiva, rileva il monitoraggio, è stabile al 2%, con un lieve aumento nel numero di ricoverati che passa da 165 (20/07/2021) a 189 (27/07/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche nazionale aumenta invece al 3% rispetto al 2% della scorsa settimana, ed il numero di ricoverati in queste aree è in aumento da 1.194 a 1.611.

E sono le Regioni del Sud ad avere i parametri ospedalieri più elevati: Sicilia, Calabria e Campania hanno un valore di occupazione nelle aree mediche rispettivamente dell’8%, del 6,6%, e del 4,9%. Sicilia e Sardegna ma anche il Lazio hanno, nello stesso periodo, un valore di occupazione delle terapie intensive rispettivamente del 4,7%, del 4,2% e del 3,7%. Per quanto riguarda invece l’incidenza, sono Sardegna, Toscana e Lazio le regioni in testa rispettivamente con 136,2; 94,5; e 87,5. Trend stabile anche per i numeri del bollettino quotidiano del ministero della Salute.

Sono 6.619 i positivi nelle ultime 24 ore (ieri 6.171), mentre sono 18 le vittime in un giorno (ieri 19). Il tasso di positività è del 2,67%, in leggero calo rispetto al 2,7% di ieri. Sempre nelle 24 ore, sono 201 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 7 in più rispetto a ieri, ed i ricoverati nei reparti ordinari sono 1.812 (82 in più rispetto a ieri).

Un quadro che deve dunque indurre alla prudenza, come ha sottolineato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro nella consueta conferenza stampa per illustrare i dati del monitoraggio settimanale. “L’infezione sta crescendo in molti paesi europei e anche nel contesto italiano sta crescendo. Sono 3845 i comuni in cui si rileva almeno un caso, quasi 900 comuni in più rispetto alla scorsa settimana”, ha detto. La circolazione del virus, ha rilevato, “è soprattutto nelle fasce più giovani tra 10 e 29 anni, e scende a 27 anni l’età media dei casi ed a 49 quella dei ricoveri”. Ad ogni modo, l’Rt proiettato per la prossima settimana, secondo le previsioni del presidente Iss, “mostra una stabilizzazione: è un dato da confermare ma siamo comunque sopra la soglia epidemica. Siamo insomma in una fase in cui dobbiamo muoverci con grande prudenza”.

Il quadro è quindi estremamente delicato , anche se si intravede un primissimo cambiamento, come evidenzia il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza: “I casi aumentano ma meno velocemente delle scorse settimane. In Gb – ha affermato – adesso l’incidenza si è pressoché dimezzata, così come in Olanda. Difficile dire cosa accadrà da noi, ma vediamo un ritmo di crescita inferiore rispetto a quello delle scorse settimane”. A fronte di ciò, “test, quarantena dei contatti e tracciamenti vanno seguiti il più possibile, pure nel periodo estivo”. Anche considerando la diffusione della variante Delta più trasmissibile, ha concluso l’esperto, “bisogna, in questo periodo di vacanza, mantenere pertanto comportamenti ispirati alla prudenza e, per chi non lo abbia fatto, correre a vaccinarsi”.

Mentre alcune regioni al Sud si avvicinano ai parametri da zona gialla il Governo, cauto sull’obbligo vaccinale ai prof, valuta l’ipotesi di immunizzare gli studenti over 12 anche negli istituti in vista del ritorno a scuola.

“Convinciamo i docenti a vaccinarsi e continuiamo a usare i dispositivi di protezione individuale”, ha auspicato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che sul green pass ha annunciato: “dipenderà dalla circolazione del virus e sarà modulabile a seconda dell’andamento del Covid”.

Con i ragazzi che invece già aumentano i numeri della campagna, i tecnici del ministero della Salute fanno intanto sapere che una terza dose dovrà sicuramente essere inoculata alle persone più fragili.

L’obiettivo in tutto il Paese resta quello di scongiurare chiusure generalizzate nelle regioni almeno in estate con l’arma delle vaccinazioni.

Le somministrazioni in generale potrebbero essere aperte anche nelle scuole. A tornare su questa ipotesi è il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, che ha portato la sua proposta al Commissario per l’Emergenza Francesco Figliuolo. “Credo che all’interno dei nostri complessi scolastici bisogna prevederlo. Tra l’altro – dice Costa – qualche anno fa nelle nostre scuole già si vaccinava e questo lo si potrebbe fare dal 30 di agosto al 15 settembre”.

A provvedere alle inoculazioni potrebbero essere infermieri e medici, all’interno delle palestre o in altre strutture degli stessi edifici scolastici. Con l’85% dei prof immunizzati o in attesa del richiamo, resta prudente la posizione del Governo sull’obbligo delle dosi per la categoria: l’ipotesi prevalente è di aspettare ancora almeno fino al 20 agosto (contando di sfondare la quota del 90%) prima di prendere eventuali provvedimenti forti. E l’Associazione nazionale presidi rilancia: “per quanto riguarda l’obbligo dei dipendenti di vaccinarsi a contatto con l’utenza, questo riguarda tutti: se una persona è a contatto con gli altri deve essere vaccinata”.

Il Piano Scuola sarà in ogni caso presentato il prossimo 4 agosto alle Regioni e da parte di alcune forze politiche è emersa l’idea di proporre la Dad per i non vaccinati, nel caso in cui uno studente risultasse positivo all’interno di una classe.

Sulla questione immunizzazioni e lavoro, il segretario della Cgil, Maurizio Landini, precisa invece “non è un’azienda che può decidere chi viene licenziato o demansionato senza vaccino” d’altra parte “nel Paese se si pensa di arrivare a una legge perché si decide che c’è necessità di un trattamento sanitario obbligatorio”, “serve un provvedimento del Governo. A oggi quel provvedimento è stato fatto solo nel sistema sanitario”.

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