COVID: REGIONI SPINGONO PER LE RIAPERTURE, CALO CONTAGI IN ABRUZZO, PREOCCUPA L’AQUILA

15 Aprile 2021 09:42

L’AQUILA – Grande attesa per la cabina di regia governativa di domani, con ipotesi sull’allentamento delle misure e delle regole per consentire al Paese, alle prese con le varianti covid, di ripartire seppur gradualmente.

Tra l’ipotesi quella di ripristinare appena possibile la zona gialla e di allentare le misure che caratterizzano le regioni divise tra zona rossa e arancione. Palestre, piscine, ristoranti e bar sono in attesa di capire quale sarà il piano del governo. Ora come ora si attendono i nuovi dati dell’Iss per assumere decisioni.

Forte resta intanto il pressing delle Regioni, che oggi presenteranno al governo le linee guida per le riaperture in sicurezza.

Questo però quando è ieri risalita la curva epidemica nel bollettino sul Coronavirus in Italia del Ministero della Salute, ma resta abbondantemente sotto quota 20mila. E resta pesante anche il numero delle vittime, 469, un numero inaccettabile.

Di decisiva importanza anche l’andamento della campagna vaccinale anti-Covid, complicata dall’ennesimo colpo di scena della sospensione di Johnson&Johnson negli Usa, per casi di trombosi che potrebbero essere collegati alla somministrazione. In ogni modo la fornitura aggiuntiva di Pfizer-Biontech, di 7 milioni di dosi in più entro fine giugno, permetterà di completare l’immunizzazione totale o parziale di anziani e categorie più fragili.

L’Abruzzo “arancione” è da tempo ha numeri da zona gialla, con un emergenza contagi che però resta alta in provincia dell’Aquila, dove ben 37 su 41 sono i comuni in ona rossa. E dove a preoccupare è anche il capoluogo L’Aquila, dove i casi sono molto vicini alla soglia dei 250 per 100mila abitanti.

Nell’ultimo bollettino diramato ieri in Abruzzo si sono registrati 264 nuovi casi  Ancora pesantissimo il bilancio dei morti, 24 con il conto complessivo che sale a 2.293. Sono 233 le persone guarite.

Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari al 3.1 per cento, dunque in discesa, e sotto la media italiana.

Del totale dei casi positivi,  si registrano 81 nuovi casi in provincia dell’Aquila, 62 in provincia di Chieti, 66 in provincia di Pescara e 55 in provincia di Teramo.

Città più colpite Pescara, con 27 casi, seguita da Teramo, 17, Montesilvano 14, Avezzano 13, Vasto 10 e poi L’Aquila con 6.

Le vittime sono età compresa tra 56 e 94 anni, 4 in provincia di Chieti, 4 in provincia di Pescara, 14 in provincia di Teramo, 1 in provincia dell’Aquila e 1 residente fuori regione. Dei casi odierni, 18 si riferiscono a decessi avvenuti in precedenza e comunicati solo oggi dalle Asl.

I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 48, di cui 16 in provincia dell’Aquila, 13 in provincia di Pescara, 12 in provincia di Teramo e 7 in provincia di Chieti.

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 55968 dimessi/guariti (+233 rispetto a ieri).

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 10266 (+5 rispetto a ieri).

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 946662 tamponi molecolari (+5884 rispetto a ieri) e 375596 test antigenici (+2721 rispetto a ieri).

Sono poi 557 i pazienti (+4 rispetto a ieri)  ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 58 (-1 rispetto a ieri con 6 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 9651 (+2 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

A livello nazionale, in ogni modo, continua a farsi spazio l’idea – a partire da maggio e sempre dati permettendo – di spostare più avanti le lancette del coprifuoco, portandolo dalle 22 alla mezzanotte così da consentire l’apertura dei ristoranti con tavolini all’aperto. Idea che farebbe il paio, si ragiona nel governo, con la richiesta che sarebbe stata avanzata dal premier Draghi al Cts, ovvero mettere nero su bianco dei protocolli che non siano anti-economici, con un occhio attento ai settori più in sofferenza. E non c’è dubbio che quello dei ristoranti lo sia.

“In questo momento non stiamo affrontando solo un tema economico e lavorativo”, perché “i cittadini non vivono più come un anno fa le misure messe in campo. Dopo un anno di sacrifici, e a volte di drammi, c’è molta ritrosia a rispettare i divieti”, ha detto il presidente della conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga. “E allora, io dico: non è meglio cercare di trovare delle regole, anche rigide ma per farle rispettare, piuttosto che mettere dei divieti?”.

Riapertura a maggio di ristoranti a pranzo e a cena sfruttando gli spazi all’aperto dunque. Ma ripartenza anche per palestre, cinema, teatri e musei secondo una bozza delle Regioni. Ripresa a maggio del le attività culturali di cinema e teatri. Quanto alla riapertura delle palestre, allo stato attuale l’ipotesi sarebbe quella di un via libera solo a lezioni individuali.

Si discute anche della possibilità di aprire le scuole per le vacanze per assicurare attività ludico-ricreative e culturali agli alunni.

“Tenere le scuole aperte dopo la fine dell’anno scolastico, al servizio del territorio e su base volontaria “si può fare, ci sono stati stanziamenti appositi. Si tratta di valutare le possibilità di un’offerta formativa specifica per il territorio di riferimento di ogni singola scuola. Qui viene fuori la differenziazione delle nostre aree geografiche. Mi aspetto territori dove questa iniziativa sarà accolta molto positivamente e altri in cui ci sarà maggior freddezza da parte delle famiglie. Ma è possibile e lavoreremo per questo”, ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli.

 

 

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