COVID, RITARDI GREEN PASS IN ABRUZZO: GUARITI SENZA CERTIFICATO E “AL TELEFONO NON RISPONDE NESSUNO”

28 Gennaio 2022 00:24

Regione: Sanità

L’AQUILA – Chiusi giorni in casa senza poter lavorare, spesso asintomatici – vaccinati e non vaccinati – in attesa di istruzioni che non arrivano nella speranza di riuscire a parlare con qualcuno. Al centralino però non risponde mai nessuno e un nuovo calvario burocratico inizia con l’esito del tampone negativo, quando si torna a chiedere aiuto per poter riattivare il Super Green Pass, ormai indispensabile per qualsiasi cosa.

È la situazione denunciata da tanti abruzzesi risultati positivi al Covid nell’ultimo periodo, a causa della nuova ondata Omicron, che nonostante la carente assistenza domiciliare e la pazienza accumulata, rischiano di non potersi più spostare o lavorare.

“Nella nostra famiglia siamo risultati positivi a inizi gennaio e ci siamo negativizzati circa due settimane dopo – spiega un lettore aquilano ad AbruzzoWeb – Ad oggi non ci viene ancora riattivato il Green pass. Siamo sempre stati asintomatici e visto che abbiamo la partita iva e per due settimane non abbiamo potuto lavorare, con tutto ciò che comporta non poter lavorare di questi tempi, non abbiamo visto un soldo. Adesso rischiamo di non poterci muovere perché nessuno ci riattiva il certificato”.

Un documento ormai indispensabile per qualsiasi cosa, in Italia introdotto con modalità più stringenti rispetto a tutti gli altri Paesi, eppure il sistema non ha mai funzionato come ci si aspetterebbe a due anni dall’emergenza.

Disservizi che nei giorni scorsi hanno spinto il presidente della Regione, Marco Marsilio, a firmare un’ordinanza disponendo la validità, nel corso di eventuali controlli, dei tamponi che attestano positività e negatività, in attesa dell’arrivo dei Super green pass.

Ma come lamentano da giorni molti lettori ad AbruzzoWeb: “è un’ordinanza utile in Abruzzo, ma fuori dalla regione quanto vale?”. E ancora: “Perché dobbiamo accettare nuove limitazioni se abbiamo diritto al certificato, almeno per lavorare”, domanda un altro lettore.

Ma c’è un’altra questione irrisolta: “ai numeri messi a disposizione per l’emergenza, dalla Regione e dalle varie Asl, non risponde mai nessuno. I medici di base sanno poco e niente e, a loro volta, rimandano sempre ai famosi numeri dedicati – dice un’altra lettrice della provincia di Chieti – Come si fa ad andare a lavorare in questo contesto per pagare le bollette? È tutto bloccato tra procedimenti infiniti, percorsi estenuanti e neanche la soddisfazione di poterlo riferire a qualcuno”. (a.c.)

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