COVID: STUDIO CONFERMA, OBESI A MAGGIOR RISCHIO TERAPIA INTENSIVA E DECESSO

12 Settembre 2020 16:00

ROMA –  Chi è obeso rischia molto di più con la COVID-19: sono maggiori le probabilità di essere ricoverati, di finire in terapia intensiva e di morire a causa del coronavirus.

Negli ultimi mesi, numerosi medici e ricercatori hanno notato come molti dei loro pazienti con sintomi gravi da COVID-19 siano obesi o sensibilmente sovrappeso.

Le ricerche scientifiche più recenti – e basate sull’analisi di un alto numero di casi clinici – hanno confermato questa circostanza, indicando l’obesità come un fattore di rischio da non trascurare nello sviluppo di forme gravi della malattia causata dal coronavirus. È un fenomeno che riguarda soprattutto i paesi occidentali, dove una porzione rilevante della popolazione è obesa o in sovrappeso.

Un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato gli studi sul tema diffusi finora comprendendo nel complesso quasi 400mila pazienti in giro per il mondo. Secondo i risultati della loro metanalisi, pubblicata sulla rivista scientifica Obesity Review, gli individui obesi risultati positivi al coronavirus hanno avuto il 113 per cento di probabilità in più di essere ricoverati in ospedale rispetto a chi era normopeso, e hanno avuto il 74 per cento di probabilità in più di finire in terapia intensiva a causa del peggioramento dei sintomi. La probabilità di morte tra le persone obese è stata del 48 per cento superiore rispetto a quelle che erano in salute, prima di contrarre il coronavirus.

L’obesità è una sindrome che deve essere trattata sotto la sorveglianza di un medico, ma spesso viene trascurata da chi ne soffre per motivi psicologici, economici o più in generale perché c’è ancora un certo stigma sociale intorno a questa condizione. Chi è obeso ha un maggior rischio di soffrire di problemi cardiaci, di avere difficoltà respiratorie e di sviluppare malattie come il diabete. Tutti questi fattori, insieme ad altri come la minore capacità immunitaria, rendono molto più rischiosa la COVID-19, i cui sintomi possono essere gravi e letali.






Una ricerca preliminare, quindi in attesa di essere rivista da ricercatori terzi, da poco pubblicata negli Stati Uniti ha valutato le condizioni di salute di circa 17mila pazienti statunitensi ricoverati con COVID-19. Lo studio ha segnalato che il 29 per cento di loro era sovrappeso e che il 48 per cento era obeso, secondo i parametri per definire queste condizioni fornite dalle istituzioni sanitarie (IMC, indice di massa corporea, tra 25 e 30 per chi è sovrappeso, oltre i 30 per chi è obeso).

Sulla rivista scientifica PNAS è stata invece pubblicata una ricerca svolta nel Regno Unito su oltre 300mila persone per valutare il tasso di ricoveri all’aumentare del peso. I ricercatori hanno rilevato un aumento significativo dopo un IMC di 35, ma hanno comunque segnalato che il tasso iniziava ad aumentare già con i primi incrementi di IMC delle persone sovrappeso.

Il rischio di sviluppare problemi circolatori per le persone obese diventa ancora più alto nel caso in cui si ammalino di COVID-19. Nei casi più gravi, il coronavirus comporta un’infiammazione dell’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni che contribuisce a mantenere fluido il sangue evitando che si formino coaguli (grumi), che potrebbero causare danni agli organi o, raggiungendo il cervello, neurologici. Il coronavirus compromette parte della funzionalità dell’endotelio, rendendo ancora meno efficiente il sistema cardiocircolatorio già in difficoltà negli individui obesi.

Ci sono poi le complicazioni e i problemi respiratori. L’anomala quantità di grasso delle persone obese accumulata nell’addome tende a premere contro il diaframma, il muscolo che separa la cavità addominale da quella toracica in cui ci sono i polmoni, e che contraendosi e rilassandosi ci permette di respirare.

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