COVID: STUDIO OXFORD, LOCKDOWN E CHIUSURA ATTIVITA’ HANNO RIDOTTO INDICE CONTAGIO FINO AL 49%

29 Aprile 2021 13:08

ROMA  – Le misure di contenimento della pandemia di Covid-19 hanno funzionato, se si calcola nella prima ondata hanno permesso di ridurre l’indice di contagio Rt dal 18% al 23% e di circa il 35% nella seconda ondata.

Fra le misure, la più efficace è stata la chiusura dei negozi e delle attività produttive, che da sola ha ridotto l’indice Rt del 35%.

Lo indica la ricerca coordinata dallo statistico Mrinank Sharma, dell’Università di Oxford, e condotta in collaborazione con Imperial College di Londra e Medical Research Council.

La ricerca è accessibile sul sito medRxiv, che accoglie i lavori preprint, ossia in attesa dell’esame da parte della comunità scientifica.

La ricerca indica inoltre che all’effetto positivo delle misure si è sommato quello dei comportamenti individuali, che nella seconda ondata ha permesso di ottenere una riduzione complessiva dell’indice Rt compresa fra il 34 e il 39%.

Dalla ricerca britannica, condotta in 114 aree di sette Paesi compresa l’Italia, emerge inoltre che la chiusura di ristoranti e bar ha contribuito a ridurre l’indice di contagio del 12% e un effetto analogo viene rilevato per la chiusura delle discoteche, la cui apertura alla fine della prima ondata potrebbe avere contribuito all’impennata dei casi che ha portato alla seconda ondata.

Secondo gli autori della ricerca è stato “considerevole” l’effetto combinato della chiusura dei servizi di vendita al dettaglio, a causa “dei potenziali rischi da contatti brevi ma molto numerosi in ambienti chiusi”, e dei servizi che implicano uno stretto contatto, come i parrucchieri.

La chiusura di luoghi di svago e intrattenimento come zoo, musei e teatri ha avuto un piccolo effetto, valutato intorno al 3%, ma è stato notevole (26%) l’effetto dovuto al divieto di ogni tipo di riunione. I dati indicano inoltre che una politica di lockdown totale, che preveda il divieto di tutte le riunioni e la chiusura di tutte le attività non essenziali, potrebbe portare a una riduzione complessiva dell’indice di contagio del 52%.

Questi dati, scrivono i ricercatori, vengono resi pubblici nel momento in cui “i governi europei stanno decidendo quali interventi mantenere e quali rimuovere”; le stime relative all’efficacia delle diverse misure potrebbero aiutare a identificare “quali aree richiedono ulteriori misure per riaprire in sicurezza”.

Potrebbero inoltre essere utili, aggiungono, nel caso in cui la circolazione delle varianti del virus SarsCoV2 dovesse far risalire la curva dell’epidemia

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