COVID TERAMO: “L’INEFFICIENZA UCCIDE PIU’ DEL VIRUS”, LO SFOGO DELL’AVVOCATO GIORDANO

di Ilaria Muccetti

15 Novembre 2020 12:37

TERAMO – “Caro Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo, caro Maurizio Di Giosia, manager Asl di Teramo, caro Maurizio Brucchi, direttore sanitario Asl di Teramo, abbiamo un problema. Da quanto apprendo dai giornali, dalle lettere inviate da cittadini, dai racconti fatti sui gruppi Osservatorio Teramano, i ragazzi di corso San Giorgio ed altri, ed in ultimo, dalla mia stessa vicenda personale, a Teramo non funziona la medicina del territorio; cioè non funzionano tutte quelle strutture che dovrebbero prendersi cura dei malati prima che si aggravino e giungano in condizioni disperate in ospedale”.

Lo sfogo su facebook è dell’avvocato e docente di diritto commerciale dell’università degli studi di Teramo, Giordano Domenico che, nella guerra contro il Coronavirus ha perso sua madre mentre tuttora il padre è ricoverato ad Atri, che dichiara tutto il suo disappunto sulla gestione sanitaria Covid-19 da parte della Asl e del sindaco di Teramo. In particolar modo, evidenzia come il problema principale si nello smantellamento, negli anni, della rete di presidi sanitari territoriali e dell’“inefficienza pubblica che uccide più del Covid”.

“Chi ha la sventura di contrarre il virus e non viene ospedalizzato è costretto a combattere la propria guerra da casa. Sulle famiglie grava tutto il peso dell’assistenza. Non tutti sanno usare l’ossigeno, fare le punture di eparina o far fronte alle innumerevoli difficoltà generate da una malattia dai molteplici sintomi e dalle innumerevoli complicanze. Noi non siamo medici ma avvocati, commercianti, operai”, scrive l’avvocato nella sua lettera aperta.

“Si dice che gli ospedali sono in affanno in questo periodo ma è inevitabile che ciò accada se chi dovrebbe intervenire prima non si attiva – dice il docente che continua- Fate fare i tamponi ai medici di base, aumentate i drive in e affidate ai laboratori di analisi privati (ove possibile) l’analisi dei risultati. Se non si fanno i tamponi per tempo nessuno di noi saprà mai di essere malato e trasmetterà il virus ai familiari, agli amici ed ai colleghi di lavoro”.

Incalza poi “l’Usca fa i tamponi con grandissimo ritardo, lo sanno tutti i malati ma anche i genitori dei bambini che vanno a scuola, gli insegnanti ed i presidi. Mi dicono che all’Usca, lavorano ragazzetti neolaureati muniti di buona volontà. Ma li occorre esperienza e competenza. Dove sono i medici, quelli con esperienza e competenze. Ho a cuore gli operatori del 118, quelli che stanno nei reparti Covid, e tutti i medici ospedalieri che sono costretti a fare il triplo salto mortale per salvare pazienti che giungon loro già ‘cadavere’. Ma perché non si agisce prima? Perché non evitare che le sale di terapia intensiva si saturino?”




“In questo momento del Paese siamo tutti chiamati ad assumerci le nostre responsabilità (soprattutto chi ha da sempre goduto di grandi privilegi) -prosegue Giordano- Durante il primo lockdown ho visto gli eroi di questa pandemia. Erano le commesse dei supermercati che ci vendevano il pane ma anche la farina ed il lievito, che ci ha permesso di pubblicare le nostre foto su Facebook. Ogni volta che andavo a fare la spesa guardavo queste ragazzette dagli occhi spaventati. Dinanzi a loro passavano in media duecento persone al giorno (non i dieci o venti pazienti al giorno del medico di base). Sono i volontari della croce rossa (sempre presenti) ma anche i farmacisti e tante altre categorie professionali che non hanno avuto la fortuna di esser annoverati fra gli eroi pur essendo stati li tutti i giorni a fornirci quei beni di prima necessità di cui una società complessa necessita”.

“Se, come si dice, siamo veramente in guerra, ho l’impressione che il nostro esercito sia composto da soldati semplici che combattono nelle prime fila mentre i tenenti si defilano ed i generali hanno le idee confuse. Se si vuole evitare la piena disfatta è ora di serrare le fila e di riorganizzare bene l’esercito, altrimenti sarà una Caporetto” chiosa l’avvocato.

Una lettera aperta a cui hanno fatto seguito commenti di approvazione di molti teramani ed anche di alcuni suoi colleghi, tra i quali Enzo Di Salvatore che, costituzionalista e docente anche lui all’università di Giurisprudenza di Teramo, ritiene “folle pensare che la soluzione sia ospedalizzare tutti: il sistema così non reggerà ed è il motivo per cui si sta andando nella direzione di un lockdown totale”.

Sempre Di Salvatore invita poi “la politica a praticare meno propaganda e di trovare una soluzione al problema dell’assistenza di prossimità”, concludendo “una volta i medici di base visitavano i pazienti a domicilio e dovrebbe essere ancora così, ma provateci oggi: se vi va bene vi diranno qualcosa di incomprensibile per telefono”.

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