COVID: “UN NATALE DIVERSO NON E’ ERESIA”, REGIONI, “SENZA IMPIANTI SCI CHIUDERE FRONTIERE”

26 Novembre 2020 21:01

ROMA – Anche Gesù bambino dovrà adattarsi all’emergenza Covid e “non sarebbe un’eresia farlo nascere due ore prima” il 24 dicembre. Il ministro Francesco Boccia – “da cattolico” – usa l’ironia per far capire che il governo non intende deflettere dalla linea della massima prudenza durante le festività. E il premier Giuseppe Conte lo dice chiaramente: “Altri sacrifici? È necessario, non possiamo abbassare la guardia, gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”.

Concetto ribadito da Agostino Miozzo, coordinatore del Cts: ” passare un natale ordinario con il cenone è piuttosto azzardato”. Delle restrizioni durante le feste – con il coprifuoco che potrebbe restare alle 22 anche la notte di Natale, sebbene su questo punto il dibattito nell’esecutivo è ancora acceso – si è parlato nella prima riunione tra governo ed Enti locali e Regioni sul prossimo Dpcm che entrerà in vigore il 4 dicembre. Una videoconferenza interlocutoria, viene definita dalle parti, alla quale ha preso parte anche il ministro della Salute Roberto Speranza.

L’indice RT è di pochissimo sopra 1, ma serve ancora prudenza – ha affermato – Dobbiamo evitare di disperdere i sacrifici fatti finora”. Tanto che la Lombardia resterà rossa fino al 3 dicembre, annuncia contrariato il governatore Attilio Fontana, che contava in un allentamento. Ma un messaggio rassicurante arriva in serata dal premier Conte: “Domani è una giornata importante: mi aspetto un RT che è arrivato all’1, sarebbe un segnale importante della riduzione del contagio. E mi aspetto anche che molte regioni che ora sono rosse diventino arancioni o gialle. Sarebbe un bel segnale”.




Al centro delle preoccupazioni dei governatori la scuola e le vacanze sulla neve, con i mancati introiti di quest’ultimo settore a seguito di un’ormai sicura chiusura prolungata degli impianti. Sul primo tema invece “le regioni unanimemente hanno ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza per chi è ancora oggi in didattica a distanza”, ossia soprattutto le scuole superiori, ha sintetizzato al termine il governatore della Liguria Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni. “Si tratterebbe di una mossa inopportuna in questo momento soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole – ha detto Toti – in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata” . Quanto alle vacanze sulla neve, la questione ha dimensione internazionale, visto che altri Paesi europei confinanti potrebbero decidere di consentirle, attirando così anche i turisti italiani. Di conseguenza alcuni presidenti di Regione avrebbero chiesto al governo di valutare la chiusura delle frontiere in caso di divieto di riapertura degli impianti da sci, ma sempre nel quadro di decisioni europee e non unilaterali, viene sottolineato da fonti della Conferenza delle Regioni.

La Germania, presidente di turno del Consiglio dell’Ue, preme perché vi sia un accordo europeo sulla stagione sciistica che, secondo Angela Merkel, non dovrebbe partire. “Alla luce della posizione austriaca (favorevole all’apertura degli impianti, ndr) è chiaro che non sarà facile, ma noi ci proveremo”, ha affermato oggi la cancelliera tedesca. “La decisione sull’attività sciistica è di competenza nazionale, non europea”, ha comunque ricordato un portavoce della Commissione Ue. Su questo la posizione del governo italiano appare chiara. “Gli impianti da sci e il sistema vacanze invernali che sono fondamentali per la nostra economia riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo – ha detto Boccia in videoconferenza – I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire”. Restano diversi altri punti da definire per il Dpcm di Natale. Uno è quello degli orari di apertura delle attività commerciali per lo shopping dei regali e di quelle di ristorazione. L’altro quello degli spostamenti tra regioni per raggiungere i parenti: anche su questo l’orientamento prevalente del governo sarebbe rigoroso, con il divieto totale, a prescindere dalle colorazioni, eventualmente con qualche deroga. Domani torneranno a riunirsi i capi delegazione di maggioranza, e potrebbero esserci anche Cts e Istituto superiore di sanità. A giorni, forse prima, saranno riconvocate le Regioni.

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