COVID: VERSO RAFFORZAMENTO DEL GREEN PASS, RESTRIZIONI NO VAX, FA DISCUTERE MODELLO AUSTRIA

20 Novembre 2021 08:48

Mondo: Abruzzo

ROMA – La quarta ondata fa paura e si moltiplicano le pressioni in Italia per un rafforzamento del Green pass sul modello dell’Austria, che nel frattempo ha deciso il lockdown generale per 20 giorni ed ha annunciato l’obbligo vaccinale dal primo febbraio.

Una soluzione auspicata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, mentre il sottosegretario Andrea Costa apre ad estenderlo ‘alle categorie a contatto col pubblico’.

Un’ipotesi che chiede di considerare anche il presidente dell’Iss Franco Locatelli per forze di polizia, impiegati pubblici e professori. Inoltre, avanza l’idea di ridurre a 5 mesi l’intervallo per la terza dose.

“La strada è un super Green pass responsabile e condiviso, per non far pagare a tutti l’egoismo di alcuni”. A sottolinearlo, in un’intervista al Corriere della Sera, il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. “Se ci saranno cambi di colore perché devono pagare tutti gli italiani vaccinati, per colpa dello zoccolo duro dei no vax, estrema minoranza, sempre più invisa? – prosegue Brunetta – Se gli indicatori ospedalieri dovessero peggiorare, penso sia il caso di rafforzare il Green pass escludendo i non vaccinati da alcune attività sociali”.

L’Europa intanto ripiomba nell’incubo del lockdown: Da lunedì, l’Austria sarà il primo Paese a reintrodurre il confinamento per tutti, una settimana dopo averlo imposto ai non vaccinati. E dal primo febbraio, Vienna farà da apripista anche per l’obbligo generalizzato di immunizzazione contro il Covid-19, previsto finora solo in Indonesia – dove per i trasgressori sono previste multe e si rischia di non essere curati in caso di contagio -, nelle isole della Micronesia e in Tagikistan e Turkmenistan, oltre che in Vaticano. “Solo così usciremo dal circolo vizioso”, ha spiegato il governatore del Land Tirolo, Gunther Platter.

Ieri l’Austria ha fatto segnare un nuovo record di contagi giornalieri di oltre 15mila. “Nonostante mesi di impegno, non siamo riusciti a convincere abbastanza gente a farsi vaccinare”, si è rammaricato il cancelliere Alexander Schallenberg. “Ci sono troppe forze politiche che remano contro”, ha aggiunto, parlando di un “attentato al sistema sanitario”. Nel Paese con il più basso tasso di vaccinazione nell’Europa occidentale, il ritorno al lockdown dovrebbe durare fino al 12 dicembre, anche se dopo 10 giorni verrà rivalutata la situazione. Si potrà uscire di casa solo per lavoro, motivi di necessità e per svolgere attività fisica. Viene inoltre incentivato lo smart working, mentre resteranno aperte le scuole, con obbligo di mascherina per gli studenti. In caso di miglioramento della situazione epidemiologica, le restrizioni resterebbero solo per gli irriducibili no vax.

Sulla scia dell’Austria, anche i Lander più colpiti della Germania si preparano a tornare in lockdown.

A partire dalla Baviera, che ieri ha annunciato anche la cancellazione di tutti i celebri mercatini di Natale e la chiusura di bar, discoteche e locali notturni fino a metà dicembre, insieme a un confinamento nelle aree più a rischio, cioè quelle con un’incidenza di oltre mille casi per 100mila abitanti. Più severe anche le regole per ottenere il Green pass, che verrà concesso adesso secondo la formula del 2G (‘geimpft’ e ‘genesen’, cioè immunizzati e guariti). Ma anche a queste categorie sarà richiesto il tampone per partecipare agli eventi di massa (il cosiddetto 2G plus). Anche la Sassonia va verso le stesse restrizioni. Deciso pure l’obbligo vaccinale per il personale sanitario. “Siamo in una fase in cui non dovremmo escludere nulla”, ha commentato il ministro della Salute tedesco Jans Spahn. Più rigide pure le regole per i turisti: chi arriva da Paesi ritenuti a rischio dovrà osservare una quarantena di 10 giorni, ridotta a 5 con un tampone negativo.

In Francia con i casi raddoppiati rispetto a una settimana fa (oltre 20 mila), si valutano nuove restrizioni. Intanto resta il certificato verde, che non viene però richiesto sui luoghi di lavoro, mentre per i turisti la tempistica dei tamponi obbligatori dipende dal livello di rischio dei Paesi d’origine.

La Gran Bretagna ha puntato tutto sull’immunizzazione di massa con il booster, evitando di reintrodurre misure restrittive anche dopo i picchi di contagi delle scorse settimane. E continua a non essere obbligatorio l’uso della mascherina anche nei locali al chiuso.

La Spagna è uno dei Paesi meno colpiti dalla nuova ondata, nonostante l’assenza di obbligo di green pass, grazie a un tasso di vaccinazione record, con una copertura pressoché totale tra gli over 70. Oltre al certificato verde europeo, i turisti devono presentare un modulo governativo di sorveglianza sanitaria.

In Grecia da lunedì arriva una stretta sui no vax. Chi non è immunizzato già non poteva andare al ristorante, ora non gli sarà più permesso l’accesso agli altri “luoghi chiusi”, tra cui cinema, teatri, musei e palestre. Per scongiurare nuove “morti evitabili”, Atene ha inoltre stabilito di ridurre la durata del green pass a 7 mesi per gli over 60 come incentivo ad affrettare la terza dose.

Anche in Slovacchia i’esecutivo ha annunciato un lockdown per i no vax sul modello austriaco – applicato anche dalla vicina Repubblica Ceca – e impone una quarantena ai turisti non vaccinati come la Germania.

LA DURATA DEL GREEN PASS IN ITALIA 

Green pass da 12 a 9 mesi di durata. O forse addirittura a 6 mesi. L’ipotesi di modifiche stringenti al certificato verde, mentre anche l’Italia deve fare i conti con l’aumento dei contagi, è una delle ipotesi sul tavolo per la quale si aspetta il parere del Cts. Intanto però una scelta del genere viene approvata in pieno dagli esperti. “E’ corretto portare la durate del Green pass a nove mesi. I dati ci stanno dicendo cha a un anno la copertura della doppia dose non ci arriva. Ma la durata del certificato verde andrebbe differenziata a seconda delle varie situazioni: per il guarito può durare sei mesi, per chi ha fatto due dosi di vaccino 9 mesi e chi fa la terza dose è ragionevole pensare che il certificato si possa portare a un anno, come ci dicono alcuni studi sulla durata del richiamo del vaccino”, dice Matteo Bassetti, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova.

“Sono favorevole alla scelta di ridurre la validità del Green pass”, da 12 a 9 mesi, come si prospetta in Italia. “E’ un passo nella giusta direzione, perché in qualche modo si allinea la durata” del certificato verde “alla durata della protezione” vaccinale anti-Covid. “In realtà, è meglio addirittura 6 mesi”, spiega il professor Andrea Crisanti, che da tempo sottolinea la necessità di ridurre la validità del pass a 6 mesi. Facendolo, “a questo punto il Green pass e la protezione sarebbero totalmente allineati”, conclude il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova.

TERZA DOSE VACCINI

Terza dose di vaccino 5 mesi – e non 6 – dopo il ciclo di vaccinazione primario contro il covid. Il professor Franco Locatelli, coordinatore del Cts, afferma che per arginare i contagi una soluzione “potrebbe essere quella di ridurre l’intervallo tra il compimento del ciclo vaccinale primario e la dose booster da sei a cinque mesi”. Anticipare un po’ la terza dose del vaccino anti Covid “non avrebbe effetti negativi”, spiega Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute. “A livello internazionale quasi tutti i Paesi attendono i 6 mesi dal completamento del ciclo primario per il booster” vaccinale anti Covid. “Accorciare un po’ questo intervallo non avrebbe effetti negativi e potrebbe accelerare la campagna. E’ sicuramente un elemento da valutare con una certa attenzione” dice Rezza.

Intanto per quanto riguarda la somministrazione della terza dose di vaccino agli over 40, partiranno già da lunedì prossimo, 22 novembre, “purché siano trascorsi almeno sei mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione”. La disposizione è stata adottata per la terza dose del vaccino Covid, si legge in una circolare, ”alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico delle ultime settimane con il progressivo incremento dell’incidenza settimanale di nuovi casi e la crescita dei contagi, considerato che le attuali evidenze mostrano dopo circa sei mesi dalla vaccinazione un iniziale decadimento del livello di efficacia dei vaccini nei confronti delle forme sintomatiche, pur mantenendo una elevata capacità protettiva nei confronti delle forme severe di malattia, tenuto conto dell’attuale ampia disponibilità di vaccini e dell’elevata capacità di somministrazione dei punti vaccinali attualmente operativi, sentito il Ministero della Salute, ferme restando le priorità stabilite”. La decisione, conclude la circolare, è stata presa per “accelerare la campagna di somministrazione dei richiami per mantenere un’elevata protezione individuale” nelle persone già vaccinate con il ciclo primario e ”ridurre il più possibile la trasmissione di Sars-Cov2 nella popolazione”.

PIU’ RESTRIZIONI AI NON VACCINATI: LE RICHIESTE DELLE REGIONI

Sui contagi Covid-19 “abbiamo chiesto un incontro urgentissimo al governo, ci incontreremo lunedì o al massimo martedì”. Così Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, per il quale l’ipotesi zona arancione “diventa una misura drammatica per l’economia”, “mettiamo in campo delle misure che possono tutelare la salute, bene primario, e quindi gli ospedali. D’altra parte non possiamo far pagare all’economia, alle imprese, ai ristoratori, al turismo” questo passaggio. “Vogliamo chiudere gli impianti di risalita sulle piste da sci anche questa stagione? Penso sia inaccettabile”, aggiunge. “La proposta che io e altri governatori abbiamo avanzato non è di maggiore restrizione” ma “se lasciamo le cose così, vuol dire che in zona arancione le restrizioni valgono per chiunque”. La proposta sarebbe che le misure di restrizione “potrebbero essere non applicate a chi è vaccinato o ha avuto il Covid”. In altre parole, “si potrebbe far vivere in zona bianca vaccinati e chi ha avuto il Covid”.

“Ci confronteremo per immaginare ulteriori soluzioni. E’ chiaro che siamo dentro una partita. L’acqua del virus, in questa quarta ondata, si alza e noi dobbiamo alzare il livello di attenzione”, ha detto dal canto suo il ministro della Salute Roberto Speranza, ammettendo che “non essere preoccupati sarebbe da irresponsabili”. Le sensibilità, nell’esecutivo come nel fronte dei governatori, sono diverse, basti guardare – per dirne una – all’obbligo di vaccinarsi: non è al momento al vaglio di Palazzo Chigi, ma c’è chi nel governo non lo esclude. “Useremo il metodo che abbiamo sempre usato: due piedi piantati nell’evidenza scientifica, perché ci guida la scienza. L’evidenza scientifica – sottolinea – è essenziale per assumere scelte, decisioni, orientamenti. Penso alla durata del Green pass, alla terza dose e alle misure che abbiamo deciso finora in Italia. E lo faremo confrontandoci con i territori”.

Dal lockdown per i non vaccinati al green pass rafforzato, l’Europa epicentro mondiale della pandemia accelera sulle restrizioni per non farsi definitivamente travolgere dall’inverno del virus.

Misure rivolte soprattutto a chi insiste nel rifiuto dell’immunizzazione, mentre a Bruxelles si studia un aggiornamento delle regole sugli spostamenti interni all’Ue alla luce delle terze dosi.

 

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