COVID, VERSO VIA LIBERA AL GREEN PASS:
TENSIONI PER PROROGA STATO DI EMERGENZA

16 Giugno 2021 20:06

ROMA – Nelle prossime ore dovrebbe arrivare il via libera del presidente del Consiglio, Mario Draghi, al green pass. Il governo è orientato ad accelerare, a muoversi prima di Bruxelles: in Europa il via libera al certificato verde digitale è previsto per l’inizio di luglio. Mentre al prossimo Cdm il “dossier” sullo stato di emergenza potrebbe essere affrontato ma non sarebbero previste novità a breve. Il premier punta comunque sulla proroga.

Una decisione legata alla necessità di proseguire il lavoro sulla campagna vaccinale ma anche al rischio delle varianti. Una decisione che però spiegano dal “fronte” di chi propone una misura del genere, non ha conseguenze sul tema delle restrizioni.

Ma il governo e la maggioranza si dividono: è soprattutto Matteo Salvini a chiedere di voltare pagina. Pensare di vivere ancora in stato di emergenza dal primo agosto sarebbe un brutto segnale dal punto di vista economico ma anche morale, il ragionamento del leader del partito di via Bellerio.

“Si vedrà nei prossimi giorni perché ovviamente vediamo come va anche il piano di vaccinazione”, osserva il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. C’è l’ok anche delle regioni (non tutte) che, ha detto il governatore della Puglia Michele Emiliano, “si stanno orientando verso questa opinione”. Tuttavia anche all’interno degli schieramenti politici ci sono posizioni divergenti. “Se lo stato d’emergenza serve a mantenere intatta la struttura del commissario Francesco Figliuolo in vista dell’eventuale terza dose di vaccini, è difficile essere contrari”, rimarca la capogruppo di FI al Senato, Anna Maria Bernini.

La scelta spetta alla politica ma è molto probabile che si andrà in questa direzione anche se all’interno dell’esecutivo c’e’ chi propone di prorogare lo stato di emergenza fino a ottobre e non a fine dicembre o di ‘salvaguardare’ solo la struttura del commissionario Figliuolo, togliendo lo stato di emergenza. Altra richiesta del ‘fronte’ degli aperturisti: accelerare, così come è stato deciso in Francia, sull’eliminazione dell’obbligo dell’uso delle mascherine all’aperto.

Per l’esecutivo resta prioritaria la campagna dei vaccini – oggi è toccato al ministro Roberto Speranza fare la prima dose – Per ovviare al blocco di AstraZeneca il commissario Figliuolo ha promesso alle Regioni in difficoltà che aumenteranno le dosi di Pfizer o Moderna.

Ma il mix dei vaccini accende ancora il dibattito politico, mentre dalla Lega si rilancia pure la necessità di stringere sull’arrivo dei migranti, un dossier che impegnerà il governo nei prossimi giorni. Draghi non vuole che si alzi un polverone sul fronte dell’immigrazione. Oggi c’è stata una riunione degli ambasciatori a Bruxelles e domani potrebbe esserci un incontro ad hoc del governo per preparare la partita del Consiglio europeo.

“L’immigrazione è un tema complesso, senza creare allarmismi che non hanno motivo di esistere e al di fuori di certe logiche di propaganda”, rilancia il responsabile del Viminale. L’esecutivo punta, tra l’altro, sull’incremento dei corridoi umanitari e sul criterio della redistribuzione. La diplomazia è al lavoro per trovare un’intesa. Questa mattina Draghi ha incontrato il presidente della Tunisia, Kais Saied. Venerdì vedrà a Barcellona il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e lunedì in vista del Consiglio europeo del 25 giugno la Cancelliera Angela Merkel. Poi dopo l’incontro con il presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen a Roma per il via libera europeo al Recovery previsto per il 22, comunicherà alle Camere l’indirizzo del governo. Camere che nei prossimi giorni saranno impegnate nel convertire i decreti, da quello sul sostegni bis a quello sulle semplificazioni, per finire al provvedimento sulla cybersecurity. Mentre la partita sulla giustizia potrebbe richiedere più tempo.

Mentre i partiti puntano ad avere voce in capitolo sul fondo parallelo a quello del “Recovery”, sul tavolo dell’esecutivo c’è pure il dossier Rai. I partiti si dicono disponibili a non rinviare a settembre le nomine, ma nella maggioranza c’è fibrillazione sull’eventualità che il premier scelga sia la figura dell’Ad (si andrebbe verso una soluzione interna) che del presidente. “Perlomeno sul presidente dovranno essere coinvolti i partiti, altrimenti c’è il rischio che i nomi non passino…”, dice un “big” del fronte che sostiene il premier Draghi.

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