COVID: VITO ALBANO A BRUNO VESPA, “A L’AQUILA 1.850 POSITIVI CURATI A CASA, RISPETTO PER MEDICI DI FAMIGLIA”

13 Novembre 2020 17:50

L’AQUILA – “Egregio Dottor Vespa, sono un medico di famiglia dell’Aquila e rivesto il ruolo di segretario provinciale della Fimmg. Ho ascoltato le sue ultime puntate di ‘Porta a Porta’,  e mi chiedo  il perché di questa campagna denigratoria e diffamante nei confronti dei medici di famiglia. Non so quale esperienza abbia Lei con il suo medico di famiglia ma Le assicuro che la nostra categoria in questo momento è sottoposta a un notevole carico di lavoro, derivato dal sommarsi insieme dell’attività quotidiana che svolgiamo normalmente oltre alla problematica derivata dall’emergenza Covid”.

Inizia così la lettera che il medico aquilano Vito Albano, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), per 10 anni presidente dell’Ordine provinciale dei medici, invia al noto giornalista e conduttore Bruno Vespa, anche lui aquilano. Già nei giorni scorsi, a Cartabianca, ospite del programma di Bianca Berlinguer, il conduttore di Porta a Porta non ci era andato per il sottile: “Se tutti i medici di base facessero fino in fondo il loro lavoro, molte persone resterebbero a casa, verrebbero tranquillizzate e sarebbero curate al telefono senza il bisogno di affollare i pronto soccorso”.

Ed oggi Albano replica: “Effettuiamo regolarmente l’attività ambulatoriale, come facciamo sempre; effettuiamo regolarmente le visite domiciliari ai pazienti non Covid come facciamo sempre.  Le altre malattie non sono scomparse, e con la paura che hanno oggi i pazienti di andare in ospedale o dagli specialisti, il peso ricade su di noi, in modo superiore rispetto ai tempi normali. A tutto questo si aggiunge l’attività di sorveglianza dei pazienti sospetti o positivi, la loro segnalazione al Servizio di Prevenzione, e soprattutto il quotidiano contatto telefonico per controllare i pazienti positivi, impostare la terapia adeguandola all’evoluzione della malattia, gestire le comprensibili ansie a paure, valutare la necessità o meno di visite domiciliari, di approfondimenti diagnostici , il tutto  allo scopo di evitare il più possibile i ricoveri ospedalieri”.




“In questo momento all’Aquila, mia e Sua città, ci sono circa 1.850 positivi a domicilio contro 95 ricoverati – sottolinea Albano – Se 1.850 persone stanno a casa e solo meno dell’1% sta in ospedale non le viene da porsi una domanda? Non le viene da pensare che forse non è dovuto tutto all’azione della Dea Bendata ma dietro questo risultato c’è il grosso sforzo di una categoria medica che sta lavorando in silenzio, senza riflettori, per circa 12 ore al giorno? Una categoria che non cerca palcoscenici e che legge quotidianamente la letteratura scientifica, per aggiornarsi sulle terapie di un evento che è  nuovo, ma cui sta cercando di far fronte col massimo delle proprie capacità e dell’impegno! E parlo dei medici di famiglia per difendere la mia categoria ma non posso e non voglio ignorare il notevole sforzo che tutta la classe sanitaria sta sostenendo in questo momento”.

“L’ho sentita in una trasmissione apprezzare i medici di famiglia americani che vanno a visitare i positivi con una semplice mascherina tenendosi alla distanza di sicurezza di 5 metri. Mentre Lei apprezzava questo comportamento io al contrario mi sono chiesto: che ci sono andati a fare? che senso ha visitare una persona a 5 metri di distanza? Basterebbe una videochiamata. Chi di noi è andato a casa dei pazienti positivi (si, Le sembrerà strano ma qualcuno ci è andato)  non si è tenuto a distanza, si è avvicinato, li ha toccati e li ha visitati. Non voglio negare che anche fra i medici di famiglia possa esistere qualche ‘mela marcia’, come d’altro canto in tutte le categorie, ma se lei ne ha contezza, faccia nome e cognome e saremo noi i primi a condannarli. Presenti dati di fatto, senza trincerarsi dietro accuse generiche difficilmente confutabili, senza gettare discredito e fango sulla professionalità di un’intera categoria: non lo meritiamo dottor Vespa! E non lo merita nessun Medico Italiano”, chiosa Albano.

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