DATI INDAGINE CONFCOMMERCIO: FLESSIONE REGIONALE INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE, SITUAZIONE PEGGIORE AL NORD, INCIDE MANCATO ARRIVO TURISTI STRANIERI

CRISI CORONAVIRUS: E’ CROLLO DEI CONSUMI, IN ABRUZZO BRUCIATI 1,6 MILIARDI IN UN ANNO

1 Settembre 2020 08:29

L’AQUILA – Per mesi saracinesche abbassate in regime di lockdown. Poi riaperture difficoltose delle attività commerciali, con clientela ridotta,  per le incertezze e la paura di assembramenti, con meno soldi in tasca e poca propensione a spendere oltre lo strettamente necessario.

Inevitabile dunque un crollo dei consumi e un futuro prossimo che si prospetta a tinte fosche: dai dati di Confcommercio diffusi ieri, in Abruzzo si passerà, causa dell’epidemia di coronavirus, da un volume complessivo di 21 miliardi e 152 milioni del 2019 a 19 miliardi e 538 milioni di euro.

Con una perdita netta di scambi commerciali, in tutti i settori, di 1 miliardo e 614 milioni di euro. Ovvero si registrerà una flessione che neanche dopo la grande crisi del 2008 si era registrata del 7,9%.

Se può consolare è uno dei dati meno peggiori d’Italia, assieme a quello della Basilicata (anche qui -7,9%), dopo quello della Puglia (-7,8%) e del Molise (-7,2%).

Inferiore alla media nazionale del – 10,9%, tenuto conto che ci sarà una perdita in consumi di ben 116 miliardi in un solo anno. Circa 1.900 euro a cittadino.

In termini di perdita di valore il Nord, nel complesso, rimane l’area più penalizzata, in particolare per quel che riguarda il Trentino Alto Adige (-16%),  la Valle d’Aosta (-14,2%) , il Veneto (-15,1) il Friuli Venezia Giulia (-12,2%).

Nel centro Italia performance peggiori per Toscana (-13,8%) e Lazio (-11,8%).




In tutte queste regioni, a determinare la prepotente flessione dei consumi, è il crollo delle presenze turistiche, in particolare degli stranieri. “È opportuno ricordare – si legge nella ricerca – che i consumi sul territorio (italiano e regionale) si riferiscono alla spesa effettuata da chiunque nel territorio di riferimento. Pertanto, le stime, soprattutto nella metrica dei consumi per abitante, risentono della differente presenza dei turisti stranieri nella regione e, quindi, della differente incidenza in termini di spesa”.

Anche per questa ragione l’Abruzzo ha retto maggiormente botta, in quanto non ha una quota importante di turismo straniero, e i mancati arrivi sono stati ben compensati da un aumento delle presenze di turisti italiani e a “filiera corta”.

Ma comunque anche in Abruzzo si pone ora il tema di politiche volte a restituire ossigeno agli scambi commerciali, accelerando innanzitutto i bandi regionali che prevedono alla luce della crisi covid, aiuti alle famiglie, e sostegno a fondo perduto alle imprese.

Ciò non vuol dire che le condizioni delle regioni meridionali, Abruzzo compreso,  siano però  migliori.

“Lo shock puntuale, limitato al 2020 – si spiega nel rapporto -, ha impattato meno nel Mezzogiorno per la minore presenza di turisti stranieri e per il maggior peso di lavoratori il cui reddito disponibile non è stato colpito dal lockdown, ma le capacità di reazione dell’area sono ben più ridotte. Dal picco del 2007 fino al 2019, infatti, i consumi reali hanno mediamente perso un decimo di punto l’anno in Italia, aumentando di due decimi all’anno nel Nord e diminuendo di nove decimi annui nel Sud. Detto altrimenti, a fronte di una riduzione cumulata dei consumi sul territorio in Italia dell’1,3% in 12 anni, dal 2008 al 2019 inclusi, il Mezzogiorno ha ceduto oltre dieci punti percentuali di spesa in termini reali, mentre il Nord è cresciuto di quasi tre punti”.

Secondo il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli “nessuna area del Paese è stata risparmiata dalle conseguenze del Covid e per tornare a crescere, grazie anche ai fondi europei, servono provvedimenti più incisivi e rapidi nella loro applicazione”. Per Sangalli “i nodi fiscali e burocratici che rallentano la crescita devono ancora essere risolti”. ft

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