CRISI COVID: A DICEMBRE PERSI 100.000 POSTI DI LAVORO, ALLARME PER DONNE, GIOVANI E AUTONOMI

2 Febbraio 2021 09:18

ROMA – In un mercato ancora sostanzialmente congelato dal blocco dei licenziamenti, l’Italia comincia a subire i primi, preoccupanti, scossoni. A dicembre, certificano i dati Istat, l’occupazione diminuisce, interrompendo il trend positivo che tra luglio e novembre aveva portato a un recupero di 220 mila occupati.

A pagare il prezzo più alto sono le donne e, soprattutto, gli autonomi: 79 mila posti in meno in un mese. Inversione di tendenza anche per la disoccupazione che, dopo quattro mesi di progressivo calo, torna a crescere portando il tasso al 9%. I livelli di occupazione e disoccupazione sono inferiori a quelli di febbraio 2020 – rispettivamente di oltre 420 mila e di quasi 150 mila unità – e l’inattività risulta superiore di oltre 400 mila unità.

L’effetto del virus si sta facendo sentire. Rispetto a febbraio 2020, il tasso di occupazione è più basso di 0,9 punti percentuali (è al 58%), e quello di disoccupazione di 0,4 punti (al 9%). Rispetto a novembre invece  il tasso di disoccupazione cresce di 0,2 punti. Nonostante il calo di dicembre, il livello dell’occupazione nel trimestre ottobre-dicembre 2020 è superiore dello 0,2% a quello del trimestre precedente (luglio-settembre 2020), con un aumento di 53.000 unità Il mese di dicembre mostra, rispetto a novembre, una dinamica decisamente diversa tra donne e uomini con il tasso di occupazione che cala per le prime di 0,5 punti mentre cresce quello di inattività (+0,4 punti). Per gli uomini l’l’occupazione è stabile e cala l’inattività (-0,1 punti).

Su base annua l’occupazione cala di 0,4 punti per gli uomini e 1,4 punti per le donne e l’inattività cresce, seppur in maniera più accentuata tra le donne (+2,0 punti contro l’aumento di +0,9 punti degli uomini). Gli occupati a dicembre erano 22.839.000. Se si guarda alle fasce di età si rileva la crescita degli over 50 (+197.000) a 8.938.000 unità grazie anche all’effetto demografico e al blocco dei licenziamenti. La fascia di lavoratori più giovani (15-24 anni) ,spesso impegnati in lavoro più precari, perde 145.000 unità (il 13,%) e scende sotto il milione rispetto a dicembre 2019 mentre quella tra i 25 e i 34 anni perde 181.000 unità.

La fascia tra i 35 e i 49 anni perde 315.000 unità e arriva a 9.069.000 unità, un livello vicinissimo a quello degli over 50.

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