CRISI COVID: DE AMICIS, “SMART WORKING FA GUADAGNARE I ‘PADRONI’, MA CONFINDUSTRIA VUOLE I LICENZIAMENTI”

di Alfonso De Amicis *

16 Ottobre 2020 08:15

Italia: Abruzzo

L’AQUILA – Il Covid sta travolgendo un modello economico, ormai troppo esposto alla leva finanziaria e al peso della finanza stessa nell’economia reale.

È risaputo che è quest’ultima che sostiene la finanza e non viceversa.

Vi è da considerare che in questa nuova frontiera del capitalismo maturo, non trovando profittevole i vecchi meccanismi di accumulazione si stanno spingendo in quel luogo della finanza dove ormai essa la fa da padrona, cercando in ogni modo e luogo come una idrovora di ingurgitare ogni forma di vita.

Sanità, pensioni, trasporti, ambiente, sono dentro questo vortice.

E tuttavia anche questa frontiera mostra la corda e tutto l’Occidente perde terreno.

L’altro terreno dove i cosiddetti imprenditori italiani cercano ulteriore “valore aggiunto” è nello smart working.

Gli ultimi dati forniti sugli ordinativi e su fatturato mostrano che nonostante la pandemia la situazione è molto meno grave del previsto.

Su Milano Finanza un banchiere cinese afferma che i prodotti cinesi verranno sempre più richiesti “per la qualità dei lavoratori”.

La domanda, dunque, sorge spontanea: perché Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, e con lui tutta la Confindustria, vogliono licenziare?

Essi si sentono i padroni di questo Paese, questa è la verità.

Non hanno oppositori politici, non c’è giornalista, intellettuale e tanto meno sindacalista che si opponga ad un dato di fatto che dura da ormai quarant’anni, da quella sconfitta dei metalmeccanici alla Fiat che segnò uno spartiacque fondamentale.

Ed oggi la condizione delle fabbriche in termini di rapporti di forza e sindacali ricorda il capitalismo della Manchester dell’800.

Ora costoro non hanno più freni.

Secondo una ricerca del politecnico di Milano lo smart working ha aumentato la produttività del 15 per cento, il tasso di assenteismo diminuirà del 20 per cento e i costi si abbasseranno del 30 per cento.

Sinteticamente, tutto valore per le aziende. Ossia la sintesi di questi quarant’anni.

E tutti a a far canzone e prosopopea di questo modello mercantilista e di denigrazione di qualsivoglia odore di pubblico.

“L’individualismo di queste generazioni ha provocato come risultato i ritorno a forme semi feudali di estrazione del valore”.

Nonostante ciò questo modello è profondamente in crisi.

Non si può puntare su teorie deflazioniste e su export. Lo fanno tutti e la Cina o altre grandi nazioni, gli stessi Stati Uniti non possono più sostenere questo modello, che è stato perpetrato da tutta Europa, Germania in testa.

La deflazione non si può più esportare.

Di conseguenza ormai più attori premono per un riassetto degli equilibri globali con ovvie ripercussioni sui flussi di capitale e sul modello capitalistico che ha contraddistinto gli ultimi anni.

Pare che in queste latitudini nessuno si accorga che la situazione non è quella della presbiopia ma richiede, per molti una bruttissima parola, pianificazione.

Pianificazione di lunga gittata.

Toccherà agli ultimi salvare questo disgraziato paese. Un’altra volta.

* Esponente aquilano del Movimento EuroStop

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