NUMERI SHOCK CONFCOMMERCIO NAZIONALE E ABRUZZESE: IL 14% IMPRENDITORI AMMETTE DI AVER CERCATO PRESTITI IN CANALI "NON UFFICIALI", IL 37% DENUNCIA IMPOSSIBILITA' DI ACCESSO AL CREDITO. CON NUOVE LIMITAZIONI ANTI PANDEMIA LA SITUAZIONE RISCHIA DI AGGRAVARSI

CRISI COVID E USURA: UN QUARTO IMPRESE TERZIARIO RISCHIA DI CADERE NELLA RETE CRIMINALE

20 Ottobre 2020 07:56

L’AQUILA – Non è dato a sapere quali saranno gli effetti ulteriori sull’economia a seguito  nuova stretta decisa dal governo con il dpcm entrato in vigore ieri, che colpirà in particolare il settore della ristorazione, del commercio e del terziario in generale, con limitazioni di orario, assembramento e mobilità delle persone.

Una cosa è certa: calo dei consumi, la carenza di liquidità, la crescita del numero imprese in crisi e che sono ad un passo dalla chiusura non farà che rendere più acuto  il pericolo rappresentato dall’usura e di acquisizioni anomale da parte della malavita organizzata un settore che coinvolge solo in Abruzzo 68.743 imprese ed occupa 190.467 addetti nei settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti.

A dirlo del resto sono i numeri, che andranno presto aggiornati, e si teme in peggio: quelli della Confcommerciò nazionale e regionale secondo i quali il 25% delle imprese italiane, con quelle abruzzesi perfettamente allineate alla preoccupante media, rischiano di finire nelle mani degli usurai.

Per la Confcommercio abruzzese la  perdita di incassi  ha determinato un crollo del fatturato che ha toccato punte anche del 70%.

Abbigliamento, ristorazione, turismo hanno dovuto fare i conti con una riduzione media del fatturato del 37,5%, dalla riapertura di maggio e giugno ad oggi.

Nei due mesi di lockdown, eccezion fatta per il settore della ristorazione che ha continuato ad operare, il calo degli incassi è stato per molti del 100% e questo ora determina una mancanza di liquidità per far fronte a nuove strette per contrastare la pandemia.

Preoccupante anche le risultanze dell’indagine  aggiornata a inizio ottobre “La percezione dell’usura tra le piccole imprese del commercio e dei servizi”, commissionata poi da Confcommercio nazionale  su un campione di 682 imprese dei servizi con meno di 9 dipendenti.




Per la precisione sono al 36% bar e ristoranti, al 30% settore abbigliamento e accessori, al 25% farmacie, tabaccherie e altri negozi al dettaglio non alimentari,  e al 9% settore turistico.

Ebbene, il 13% degli intervistati ha avuto esperienza diretta di pressioni per vendere le proprie attività a prezzi molto inferiori a quelli di mercato.

Il 14% degli imprenditori o commercianti interpellati ammettono  di essersi rivolti per avere un prestito a soggetti al di fuori dei canali ufficiali.

Dal 46% al 48% dichiara poi di aver avuto notizie di situazioni di questo genere accadute a colleghi imprenditori e commercianti.

Il 37% dichiara del resto di aver subito una riduzione del volume di affari, il 34,6% ha difficolta di accesso al credito.

E soprattutto il 30% degli imprenditori dichiara di “sentirsi solo di fronte al pericolo di infiltrazioni della criminalità, pur riconoscendo di avere un sostegno dall’azione delle Forze dell’ordine, oltre che dalle associazioni imprenditoriali”.

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