“CRISI ENERGETICA PIU’ GRAVE DI QUELLA ANNI ’70”. IMPRENDITORE, “ECONOMIA RISCHIA TRACOLLO”

COSTO DEL GAS ALLE STELLE, L'ALLARME DI MAURO SCOPANO DELL'ATERNO GAS & POWER, "MISURE DEL GOVERNO INSUFFICIENTI, OCCORRE VALUTARE ANCHE ESTRAZIONE DA GIACIMENTI DELL'ADRIATICO". "A L'AQUILA 70 MILIONI IN PIU' SE NE ANDRANNO PER PAGARE BOLLETTE, SOTTRATTE AI CONSUMI"

22 Dicembre 2021 08:07

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – “Siamo nel bel mezzo nella più grave crisi energetica dell’ultimo mezzo secolo, con un costo del gas e dell’elettricità insostenibile per imprese, per le famiglie, per l’intero sistema Paese, e che rischia di causare la stagflazione, ovvero una impennata dei prezzi in una situazione di recessione, con effetti devastanti per tutta economia. Solo nella mia città, L’Aquila, si stanno perdendo 70 milioni di euro, necessari a pagare le bollette. Le misure di contrasto che il governo sta mettendo in campo sono calmieranti per i consumi domestici ma inconsistenti per la maggior parte del sistema produttivo”.

Uno scenario  davvero inquietante quello che descrive, senza troppi giri di parole, Mauro Scopano, imprenditore aquilano, amministratore dell’Aterno gas & Power, società che opera proprio nel mercato libero delle forniture di gas metano, ed anche in quello delle energie rinnovabili, offrendo assistenza e consulenza per l’installazione di pannelli fotovoltaici e per l’efficientamento energetico delle abitazioni, oggi incentivato dal eco sisma-bonus.

Una realtà che ha 15 dipendenti  e oltre 40 collaboratori,che ha resistito alla crisi pandemica, ma che ora, come tutto il comparto, vive una situazione di estrema preoccupazione, a causa del caro energia che ha portato in pochi mesi il costo del metano da una media di 0,25 centesimi a metro cubo, a ben 1,90 euro di oggi, con l’impennata clamorosa del 500%, mentre il costo dell’energia elettrica che in Italia, va ricordato viene prodotta al 50% da centrali a turbogas, e passato  da 50 euro a megawatt ora, agli attuali  500 euro.

Con la conseguenza che  le bollette del riscaldamento e della luce sono destinate a raddoppiare per le famiglie, e per le imprese energivore addirittura a triplicare. Il governo sta cercando di metterci una pezza, con 4,7 miliardi stanziati per evitare che gli aumenti delle bollette colpiscano le famiglie con isee inferiore a 8 mila euro, per annullare gli oneri generali di sistema per le utenze elettriche fino a 16 kwh, quelle relative alle piccole e medie imprese, per abbassare l’aliquota Iva per il gas al 5 per cento, mentre per tutti i nuclei famigliari è previsto l’azzeramento degli oneri di sistema sempre per il gas. Ma le pezze non potranno essere messe altre e altre volte, se il caro energia non rientrerà.

“Ai nostri clienti – spiega Scopano -, stiamo dando la possibilità di pagare le fatture mese per mese, con una sorta di rateizzazione preventiva, questo almeno fino ad aprile. Ma non è che purtroppo, come tutti gli altri operatori, abbiamo molti margini di manovra. Questi costi dell’energia  non sono sostenibili per nessuno, non lo sono per le famiglie, non lo sono per il settore industriale, per il commercio e i servizi, in una parola per l’intera economia italiana ed anche europea. L’aspetto che deve poi destare grandissima preoccupazione è che ci sarà un rincaro generalizzato dei prezzi al consumo, anche dei beni di prima necessità, determinando una micidiale spirale inflattiva. Questo significherà ad esempio, per una città come L’Aquila, che verranno già meno 70 milioni di euro che non saranno immessi nel  circuito economico, per fare acquisti, per andare al ristorante o in un locale e così via,  tutti assorbiti dal pagamento delle bollette”.

E aggiunge: “si rischia la stagflazione, ovvero la drammatica concomitanza della recessione, ovvero di un crollo del prodotto interno lordo, e dell’inflazione, ovvero dell’aumento dei prezzi. Questo significherà più povertà, più disoccupazione, la chiusura e il fallimento di tante imprese, a partire da quelle più energivore e tra le tante conseguenze c’è anche quella che diventerà problematico anche utilizzare nei tempi i fondi del Pnrr su cui tanto si fa affidamento. Ripeto: questa crisi è più grave di quella petrolifera del 1973, che aveva colpito, seppur duramente solo una parte dei comparti economici, e in particolare quello dei trasporti”.

Per quanto riguarda le cause di questo drammatica situazione Scopano spiega che “il primo fattore è geopolitico: la Russia vuole bypassare l’Ucraina con il metanodotto Nord stream 2,  per portare il suo gas direttamente in Germania, e usa di fatto la contrazione della consegna della materia prima con conseguente aumento del costo come arma di pressione per ottenere le autorizzazione dall’Europa. Dall’altra parte è aumentata la domanda a livello globale a parità di risorse, perché anche la Cina sta avviando la sua transizione ecologica, sostituendo il carbone con il gas, e assorbendo grandi quantità di materia prima, tra cui le forniture di gas metano liquefatto degli Stati Uniti del continente africano trasportato tramite navi. C’è poi anche una massiccia ripresa della produzione che ha fatto seguito allo stop forzato e ai lockdown della fase acuta dell’emergenza coronavirus, Anche questo ha contribuito ad aumentare la domanda a parità di offerta, determinando il rialzo dei prezzi”.

Questo accade poi in una situazione in cui l’Italia ha bisogno ogni anno di 75 miliardi di metri cubi di gas, necessari anche a produrre il 50% dell’energia elettrica di cui ha bisogno. Mentre le energie rinnovabili prodotte dal fotovoltaico ed eolico, nonostante i massicci incentivi riconosciuti in questi ultimi anni, non arrivano ancora a coprire il 30%.

“Tutti d’accordo sulla transizione energetica – spiega a questo proposito Scopano – l’ambiente va tutelato in ogni modo e anche la mia impresa è convintamente in prima linea su questo fronte. Ma va detto chiaramente che non potremo fare a meno del gas per molti anni a venire, in quanto le energie rinnovabili non possono garantire il nostro fabbisogno.  Le pale eoliche quando non c’è vento non producono e lo stesso avviene di notte e nel periodo invernale, ovvero quando c’è maggior bisogno di energia, con i pannelli fotovoltaici. Solo il gas garantisce ad oggi la continuità di produzione, e come alternativa c’è solo il nucleare”.

Non è un caso che il premier Mario Draghi tra le azioni da metterei in campo, visto che gli stanziamenti previsti per contrastare il caro-bollette, “non possono andare avanti all’infinito”, ha contemplato anche la necessità di utilizzare gli enormi giacimenti in buona parte sotto mare Adriatico, la cui estrazione dal 2000 si è drasticamente ridotta per via di stop normativi e movimenti anti-trivelle. Attualmente se ne producono fra 3 e 4 miliardi di metri cubi, ma si potrebbe arrivare almeno a 30 miliardi, ovvero a quasi la metà dei consumi italiani, su un potenziale di gas accertato dei giacimenti che supera i 95 miliardi di metri cubi, senza contare i giacimenti ancora da cercare.

“È una strategia che ha una logica – concorda Scopano -. In Adriatico ci sono giacimenti enormi che potrebbero garantire una copertura importante del nostro fabbisogno, per così dire a filiera corta, senza dipendere da altri paesi e al riparo da incertezze geopolitiche. Ritengo che l’attività estrattiva si può fare in sicurezza, minimizzando l’impatto sull’ambiente, tenuto conto che anche il trasportare il gas con le navi da altri continenti non è certo a impatto zero e comporta anzi rischi forse anche maggiori. Quel gas, del resto, viene già estratto, a ridosso dei confini italiani dai paesi balcanici, che pescano dagli stessi giacimenti”.

 

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