CRISI GOVERNO, CENTRODESTRA E M5S SI SFILANO: IPOTESI DIMISSIONI SUBITO, ORA SI PENSA AL VOTO

20 Luglio 2022 21:51

Italia - Politica

ROMA – Il premier Mario Draghi domattina sarà alla Camera: l’orientamento del presidente del Consiglio sarebbe però quello di non aspettare il voto di fiducia a Montecitorio sulle risoluzioni ma di andare direttamente a rassegnare le dimissioni dal Presidente della Repubblica.

Il 2 ottobre. Rimbalza sempre di più questa data per le elezioni nei tam tam del Senato.

Ma ora la palla passa al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà lui, come hanno sottolineato oggi fonti di palazzo Chigi, a gestire l’evolversi della crisi politica.

Al termine di una giornata sull’ottovolante il dato è che solo in 95 hanno detto sì alla fiducia sulla risoluzione presentata dall’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. “Udite le comunicazioni del premier si approva”, le poche righe. Ma al centrodestra di governo che aveva presentato un proprio testo non vanno bene. Non si presenta in Aula e il ministro Mariastella Gelmini lascia FI perché “ha voltato le spalle agli italiani”.

Ora il centrodestra si è ricompattato. Ci sono state le telefonate oggi tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, quest’ultima ha sentito anche il Cavaliere, Silvio Berlusconi. Voto a ottobre o al massimo dopo la legge di bilancio, quindi a inizio febbraio. Eventualità anche di andare all’opposizione di un governo tecnico per la finanziaria, appoggiando solo i provvedimenti di interesse per l’Italia.

Le forze politiche comunque si avviano alla campagna elettorale. Lo dice Salvini ai suoi, “comincerà nelle prossime settimane, in estate”, afferma Letta. “Non abbiamo paura di andare al voto”, affermano i pentastellati. Il centrodestra ha voluto di fatto stoppare anche ogni tentativo di cambiare la legge elettorale, il convincimento è che ci sono tutte le carte per vincere ora rispetto alle elezioni a maggio. L’ala governista di FI e Lega ha frenato, “siete contenti di aver fatto cadere il governo?”, la protesta del ministro per gli Affari regionali.

Con il premier Draghi che parlando con i suoi ministri non ha nascosto la sua amarezza e di non aver capito l’astio nei suoi confronti. “Non ho mai chiesto pieni poteri, per me la democrazia è parlamentare”, ha spiegato nella replica. L’ex numero uno della Bce non ha gradito, viene spiegato da chi gli ha parlato, i distinguo per le sue parole. “Non ho mai mancato di rispetto a nessuno”, la tesi ripetuta anche nell’emiciclo.

Domani sarà anche a Montecitorio per ripetere il discorso fatto alla Camere.

“Siete pronti a ricostruire i patto? Non basta una fiducia di facciata, dovete rispondere agli italiani, non a me?”, l’appello del presidente del Consiglio. Appello non raccolto dal centrodestra di governo.

Salvini ha riunito subito i suoi. “Draghi non ha aperto su nulla, ci ha trattato da evasori. Ha chiuso la porta su immigrazione, pace fiscale, sul
ddl concorrenza. Cosi’ non possiamo votare la fiducia”, la protesta degli ex lumbard. Il Capitano leghista si è poi recato da Berlusconi e ha concordato la linea poi esplicitata prima dal capogruppo della Lega Romeo poi nella risoluzione depositata da Calderoli.

Discontinuità nell’agenda e nella composizione dell’esecutivo, le richieste. Ma il premier ha fatto subito capire di non essere disponibile ad una trattativa su un esecutivo bis.

Mentre anche Giuseppe Conte riuniva i suoi in un’assemblea permanente per rimarcare il proprio dissenso dalle parole del premier. Resistendo agli inviti a non smarcarsi da parte degli altri leader dell’ex fronte rosso-giallo nell’incontro avuto con Enrico Letta e Roberto Speranza. Con il Pd che ora si interroga sul nodo alleanze.

Il malessere nei confronti del premier è cresciuto di ora in ora, nonostante il tentativo di ricomporre il quadro non solo da parte del Pd ma anche di Matteo Renzi.

Ma uno dei più duri nei confronti dell’ex numero uno della Bce è stato proprio Berlusconi, secondo quanto viene riferito da chi ha partecipato al vertice a villa Grande. I dem speravano proprio nel supporto del Cavaliere per ‘ammorbidire’ le posizioni di Salvini ma è stato il presidente di FI a rimarcare come Draghi non abbia voluto proprio mediare muovendosi di fatto all’interno del campo del centrosinistra.

“La verita’ è che Draghi ha fatto di tutto per andare via, evidentemente vuole il voto”, sottolinea un ‘big’ del centrodestra. Il sospetto è che si possa ancora creare un fronte ‘draghiana’ per riproporre l’ex numero uno della Bce nella prossima legislatura. Ma chi ha parlato con
Draghi lo ha trovato risoluto a non cedere a ricatti e veti. Riproponendo concetti già illustrati più volte. “Io mi sono messo a disposizione dei partiti chiamato dal Capo dello Stato. Ognuno si assuma la responsabilita’ delle proprime scelte”, il ragionamento del premier ad alcuni esponenti dell’esecutivo.

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