CRISI GOVERNO: MARSILIO E BIONDI VS APPELLO SINDACI
A DRAGHI. “MEGLIO TORNARE AL VOTO”

17 Luglio 2022 13:53

L'Aquila - Politica

ROMA – “Da sempre crediamo che l’Italia abbia bisogno di un governo con un chiaro mandato popolare, coeso e con un programma condiviso dalle forze politiche che lo sostengono per risolvere i problemi concreti dei cittadini. È l’esatto contrario di quello che abbiamo visto in questa legislatura, caratterizzata da Esecutivi nati nel Palazzo e appoggiati da partiti divisi su tutto”.

Lo dichiarano in una nota congiunta il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. tutti e tre di Fratelli d’Italia, partito che spinge per il ritorno alle urne. Accade nelle ore in cui si moltiplicano gli appelli di sindaci, e associazioni di categoria per spingere Draghi a restare alla guida del governo, dopo la decisione di gettare la spugna a seguito dello strappo del Movimento 5 stelle. Con il paese con il fiato sospeso in attesa di mercoledì quando Draghi riferirà alle Camere.

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, allineato alla posizione di Fdi.

“La crisi del Governo presieduto da Mario Draghi – si legge nella nota – ne rappresenta solo il triste epilogo e non sottoscriveremo nessun appello affinché resti a Palazzo Chigi. Non condividiamo questa iniziativa, lanciata da alcuni colleghi, sia nel merito che nel metodo. Nel merito: crediamo che in questo momento l’Italia possa permettersi tutto tranne che un governo immobile, paralizzato dai giochi di palazzo e dagli scontri tra i partiti di maggioranza”.

“Nel metodo: un Presidente di Regione o un Sindaco rappresentano anche i cittadini che vogliono andare a votare e non possono permettersi di utilizzare le Istituzioni che rappresentano per finalità politiche o, peggio, di partito. Sono forzature che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere”, concludono i governatori.

Ha superato quota 100o il numero dei primi cittadini che hanno aderito alla lettera aperta per
convincere Mario Draghi a restare al Governo lanciata dai sindaci di Firenze, Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Torino, Ravenna, Roma.

All’attacco però Giorgia Meloni: “Mi chiedo – afferma la presidente di Fratelli d’Italia – se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione che si sono espressi in questo senso, condividano l’appello perché un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all’immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo”

Ha dichiarato questo pomeriggio Biondi, nel corso di una trasmissione dedicata alla crisi di governo su Rainews24: “In una democrazia parlamentare un governo rimane in carica fin quando non si insedia l’esecutivo successivo. Da sindaco l’auspicio è di poter contare su un governo centrale che sia solido e che abbia un programma chiaro e non ci costringa ad assistere a balletti come quello di questi giorni: di fronte a tante incertezze, meglio tornare subito al voto”.

“Non ho firmato l’appello per chiedere al premier Draghi di rimanere al suo posto e non condivido il metodo e lo stile di questa iniziativa. Un Sindaco rappresenta tutta la comunità oltre che una coalizione. Non sta a me giudicare altri primi cittadini ma penso che ci siano problemi molto gravi ed è troppo semplicistico ridurre la crisi attuale su cosa dice questo o quell’esponente politico. Il sottoscritto, come molti altri sindaci, entro il 31 luglio dovrà approvare una variazione di bilancio e solo per il Comune dell’Aquila l’aumento dei costi legati al caro energia vale una cifra di circa 5 milioni di euro: ciò significa che a settembre avremo problemi per il carburante del trasporto pubblico locale o il riscaldamento nelle scuole e negli alloggi del progetto Case realizzati nel post sisma”.

Rispetto alle dichiarazioni rese dal primo cittadino di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd, Matteo Ricci, Biondi ha aggiunto: “Lo zelo che lo stato maggiore del Pd e i suoi sindaci stanno mettendo nel chiedere al presidente del Consiglio di rimanere al suo posto va ben oltre la figura, pur autorevole, di Draghi e sottintende un maldestro tentativo per prendere tempo visto il fragoroso fallimento del cosiddetto ‘campo largo’ dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte” conclude Biondi.

Parallelamente anche il presidente Dario Manfellotto e il Comitato Esecutivo della Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri) insieme alla Associazione degli infermieri di Medicina Interna (Anìmo) si “uniscono all’appello delle Federazioni e degli Ordini delle professioni sanitarie per chiedere al presidente del Consiglio Mario Draghi di ritirare le dimissioni affinché il Governo possa andare avanti nella pienezza dei suoi poteri”.

Lo si legge in una nota. “Come società scientifiche di medici e infermieri dei reparti di Medicina Interna – sottolinea la Fadoi-Anìmo – presenti in tutti gli ospedali italiani e che in questi anni di pandemia hanno prestato assistenza al 70% dei pazienti ricoverati con il Covid, riteniamo che una crisi di Governo in questo momento metta a rischio numerose questioni decisive per il nostro Ssn”. Il riferimento è all’attuazione del Pnrr “dove ci sono in ballo 20 mld e alla impellente riforma dell’assistenza ospedaliera (il cosiddetto nuovo Dm 70).

“La crisi rischia di rallentare anche l’iter per il rinnovo dei contratti per il personale sanitario, ma soprattutto – proseguono – c’è il pericolo di bloccare, proprio durante una nuova ondata di contagi, tutta la politica portata avanti in modo congiunto per contrastare il Covid”. “Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di continuità e di proseguire sulla strada intrapresa. Una crisi oggi rischia di essere una tragedia per la sanità italiana e per la salute dei pazienti”, concludono medici e infermieri internisti

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