CRISI GOVERNO: OGGI PRIMO VOTO DI FIDUCIA
CONTE ALLA CAMERA, MA SCOGLIO E’ AL SENATO

18 Gennaio 2021 08:56

ROMA – La crisi di governo arriva in Parlamento: cinque giorni dopo il clamoroso strappo di Matteo Renzi e la sua Italia Viva, nel pieneo di una pandemia e con il Paese in ginocchio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà oggi alla Camera alle 12 per il primo voto di fiducia.

Ma ancora più decisivo sarà il passaggio di domani al Senato, dove il vertice di maggioranza di ieri ha certificato che per ora l’operazione “responsabili” non è andata in porto e si è lontani a Palazzo Madama da quota 161 per avere la maggioranza assoluta, rispetto 151-156 voti su cui può ora contare Conte, che permetteranno solo una navigazione a vista, e solo in virtù di una “benevola” dell’astensione della stessa Itala viva che ha aperto il vaso di Pandora della crisi.

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha fatto ieri ‘l’ennesimo appello alle “forze democratiche, liberali e europeiste” all’unità “per salvare il paese”.

“Sarebbe un bene per il Paese se, invece di andare a caccia di responsabili, tutti insieme facessimo un progetto di riforme, tutti, da Conte a Salvini, da Berlusconi a Di Maio. Non un governo, ma le regole del gioco si scrivono insieme”, ha detto Conte.

“Il mio obiettivo non è mai stato cacciare Conte ma non sarò compartecipe di disegni mediocri, voteremo le misure che servono al paese ma non siamo in maggioranza”, ha chiarito Renzi, che crolla ancor più nei sondaggi di gradimento degli italiani, e ora tenza una mezza marcia indietro anche per evitare la diaspora degli esponenti del suo partito dato ora ad un misero 2%.

Ma per il Pd e M5s la colpa della crisi porta solo il nome dell’ex premier. “Una cosa è rilanciare – attacca Nicola Zingaretti – un’ altra cosa è distruggere”.

“Non lasceremo mai gli italiani nelle mani di persone irresponsabili”, è l’impegno di Luigi Di Maio mentre M5s ripete ancora una volta per voce di Vito Crimi, Alfonso Bonafede e dei capigruppo M5S, che “Renzi ha fatto una scelta molto grave che ha separato definitivamente le nostre strade”.

Insomma anche se il renziano Ettore Rosato sembra lasciare uno spiraglio, “se Conte vuole la crisi si risolve in due ore”, è difficile pensare che la maggioranza riapra un canale con Renzi.

In queste ore, e anche dopo martedì, continueranno piuttosto le manovre per riportare in maggioranza parlamentari di Iv “pentiti” ma non l’ex premier.

“I parlamentari di Iv sono stati eletti con il Pd e spero che votino con il Pd”, è l’appello del ministro Francesco Boccia. Così come si spera in ripensamenti di aree centriste e europeiste al momento all’opposizione. Anche se sia Carlo Calenda di Azione sia Benedetto della Vedova di +Europa, pur dicendosi “non indifferenti” all’appello di Zingaretti, chiedono “una nuova leadership e una nuova maggioranza”.




Sta a guardare al momento il centrodestra, che in questi giorni, con vertici continui, ha ribadito la compattezza della coalizione da Fi all’Udc, che ha declinato l’invito a votare la fiducia a Conte.

“Ancora oggi leggo sui giornali ricostruzioni sul destino del governo della Nazione. Per Fratelli d’Italia l’unica via percorribile rimane la stessa: elezioni subito. Basta perdere tempo”, sostiene Giorgia Meloni mentre Antonio Tajani assicura che il centrodestra è “pronto a governare”. Ma d’altra parte anche il Pd esclude il coinvolgimento “di una destra nazionalista e populista”.

Oggi alla Camera, almeno secondo i conteggi e riconteggi della vigilia, la maggioranza assoluta è di 316 deputati.

Ovvero i 191 voti del Movimento Cinque Stelle, 92 del Pd e 12 di Leu. A questi bisogna aggiungere Michela Rostan (deputata di Iv che ieri ha annunciato il sì al governo) e Vito De Filippo, uscito da Italia viva per tornare nel Pd.

A loro vanno aggiunti i deputati del gruppo Misto che hanno garantito la loro disponibilità: al momento, tra quelli che hanno sempre votato a favore della maggioranza si contano 3 del Maie-Italia23 e 11 dal Centro democratico di Bruno Tabacci (i cosiddetti “costruttori”). Si dà poi per molto probabile l’appoggio dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti. Si conta poi per superare quota 316 su ex M5s che siedono nel Misto.

Meno rosee le prospettive al Senato, come detto, dove la maggioranza assoluta di 161 è difficile da raggiungere senza i 18 senatori renziani.

Allo stato attuale Conte può confidare sui 92 voti M5s, sui 35 del Pd, sui 4 del Maie-Italia 23, i 6 di Leu e gli 8 delle Autonomie.

Ci sono poi il senatore a vita Mario Monti e i costruttori: Sandra Lonardo (ex FI, moglie di Mastella), gli ex M5s Maurizio Buccarella e Gregorio de Falco. E poi Sandro Ruotolo (Misto). Il conto include anche Riccardo Nencini (Psi, che ha dato il simbolo a Renzi per formazione del gruppo al Senato).
Da aggiungere anche Liliana Segre, che ha annunciato il suo voto favorevole.

Si potrebbe arrivare a 156 se fossero presenti anche gli altri senatori a vita Renzo Piano e Carlo Rubbia. Se infine l’Udc resta fedele al centrodestra, almeno la senatrice Paola Binetti potrebbe votate la fiducia.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©



ARTICOLI PER APPROFONDIRE:


    Ti potrebbe interessare:

    Gli articoli più letti in queste ore:

    Do NOT follow this link or you will be banned from the site!