CROLLO DEMOGRAFICO IN ABRUZZO, “EFFETTO COVID”: MORTI DOPPIANO LE NASCITE, 8.685 RESIDENTI IN MENO

STUDIO CRESA: NUMERI NEGATIVI CAUSA PANDEMIA, AMPLIFICATA TENDENZA DECLINO POPOLAZIONE IN ATTO DAL 2013

24 Giugno 2021 18:57

L’AQUILA – Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente in regione risulta inferiore di quasi 8.685 unità rispetto all’inizio dell’anno con una diminuzione del 6,7%. È come se fosse sparito nel nulla più un comune grande come Montorio al Vomano (8.283).

A tirare le somme è il Cresa, Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia, che  ha studiato gli effetti della pandemia sull’andamento demografico in Abruzzo. Lo studio ha certificato che gli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 hanno amplificato la tendenza al declino della popolazione abruzzese che è in atto già dal 2013.

In Abruzzo nel 2020 si è registrato il minimo storico di nascite (8.227) e il massimo storico (16.296) di decessi dal secondo dopoguerra ad oggi, con una forte riduzione dei movimenti migratori (-616). Al 31 dicembre 2020, la popolazione residente in Abruzzo ammonta a 1.285.256 unità, mostrando nel periodo in osservazione un deciso peggioramento del trend demografico (-4,1‰ nel 2018; -5,2‰ nel 2019 e -6,7‰ nel 2020). Il calo maggiore nel trend demografico si è avuto proprio nell’ultimo anno.

Per quanto riguarda l’andamento provinciale, si osserva che è L’Aquila nell’ultimo anno a riportare il più intenso decremento del -8,4‰, in lieve peggioramento rispetto al -8,3‰ del 2019 e più rilevante del -5,9‰ del 2018. Seguono Chieti (-6,4‰), che, dopo un affievolimento del calo nel 2019 (-4,8‰), vede peggiorare leggermente la variazione fortemente negativa del 2018 (-6,2‰), Teramo e Pescara, risultano entrambe in costante caduta negli ultimi anni (Teramo: -2,0‰ nel 2018, -4,6‰ nel 2019 e -6,9‰ nel 2020; Pescara: -2,1% nel 2018, -3,2% nel 2019 e -5,3‰ nel 2020).

I numeri dimostrano come la diminuzione di residenti riguardi tanto le zone interne quanto la costa. I dati resi noti certificano anche il crollo dei matrimoni che sono stati 1.746 rispetto ai 3.800 del 2019, con una diminuzione pari al -54,1% e superiore al calo nazionale che è stato del 47,5%. Sono stati in particolare i matrimoni celebrati con rito religioso a calare in misura maggiore rispetto a quelli civili.

La pandemia ha inciso profondamente sulla dinamica demografica dell’Italia, non risparmiando soprattutto il Mezzogiorno e anche l’Abruzzo.

Nel 2020 la regione ha registrato  16,3 mila decessi, 1,7 mila in più rispetto all’anno precedente (+11,5%): per quanto riguarda i morti per Covid in Abruzzo sono stati 1.238, corrispondenti al 7,6% del totale, valore più elevato di quello che si osserva al livello della Mezzogiorno.

Sono soprattutto Pescara con 352 morti Covid e L’Aquila con 349 casi, in entrambe con un peso di poco superiore al 9%, a pagare il più alto tributo per decessi Covid. Chieti e Teramo si sono assestati su valori assoluti (rispettivamente 270 e 267 casi) e percentuali (5,6% e 7,1%) inferiori.

Alle conseguenze immediatamente riconducibili al virus, dovute all’aumento dei malati, dei ricoveri ospedalieri e dei decessi, si sono sommati i contraccolpi che le misure volte a contenere la diffusione dei contagi hanno prodotto sulla vita delle persone con le restrizioni di movimento e l’ interruzione totale o parziale delle attività lavorative.

Per quanto riguarda le nascite Chieti ha registrato 2.289 nati (-56,1% nel confronto con l’anno precedente) che rappresentano il 27,8% del valore abruzzese, Pescara 2.127 (-18,9%), vale a dire il 25,9% del totale regionale, Teramo 1.942 (-46,3% su base annua) pari al 23,6% dei nati in Abruzzo e L’Aquila 1.869, in lieve decremento rispetto al 2019 (-4,3%) (22,7% dell’Abruzzo). I dati del Cresa hanno dimostrato come le misure adottate per contenere l’epidemia e la paura dei contagi abbiano fatto crollare i movimenti migratori.

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