PELLICCIONE PRESENTA “PERSONAGGI AQUILANI”, “20 VOLTI RACCONTANO LO SVILUPPO CITTA'”

26 Novembre 2020 07:54

L’AQUILA – Ha iniziato la carriera di giornalista appena ventenne. Oggi, che di anni ne ha 47, si divide tra gli impegni quotidiani di lavoro e l’innata passione per la letteratura. Monica Pelliccione, giornalista e scrittrice aquilana, sposata e mamma di Camilla, è una storica firma del quotidiano abruzzese “Il Centro”. Vincitrice di numerosi premi letterari nazionali e internazionali, tra cui lo Ziré d’oro personaggio dell’anno per la cultura 2019, l’ “Agape” per la cultura, il premio “Adriatico, Un mare che unisce” per il giornalismo, il “Margherita d’Austria” per la saggistica e il Kalos 2020, è alla sua settimana fatica letteraria: in “Personaggi aquilani”, (edizioni Arkhé, 89 pagine, 10 euro), appena uscito in libreria, sfilano venti volti, icone di una città che attraversa i secoli e intreccia vicissitudini e cicliche rinascite. Dagli albori con il senatore romano Gaio Sallustio Crispo, alle cronache del primo storico aquilano, Buccio da Ranallo, dalle testimonianze di Anton Ludovico Antinori, alle gesta del condottiero Braccio da Montone, passando per l’umile frate eremita eletto Papa, Celestino V, e il predicatore francescano San Bernardino.

Volti femminili scolpiti nel tempo: la giovane martire, Sant’Agnese, la sovrana Margherita d’Austria e la manager Marisa Bellisario. Fino a Panfilo Gentile, voce critica del Novecento e a Nino Carloni, l’avvocato della musica. Ciascuno dal profilo e dal carisma intensi, nelle diverse epoche che hanno scandito l’evoluzione e le continue metamorfosi dell’Aquila.

Venti personaggi, venti storie: com’è avvenuta la selezione?

“In modo naturale, guidata non tanto dall’idea di ricostruire il tessuto urbano e il racconto dell’Aquila e delle sue alterne vicende, nei secoli. Piuttosto, con l’intento di fornire alle giovani generazioni uno strumento agile e immediato di consultazione e conoscenza del passato, in una visione prospettica futura. Accanto alle descrizioni dei personaggi, si stagliano immagini in bianco e nero di scorci della città, stemmi, palazzi e blasoni. Solidi, statici e perenni, come la forza di questa città. Personaggi intrisi di un’ aquilanitas che pulsa nelle vene. E che non è propria solo di quanti da questa terra sono stati generati, ma pervade, in egual misura, viaggiatori e uomini di cultura, sovrane, manager e archistar che dall’Aquila sono stati lambiti e ne hanno respirato l’afflato. Ho seguito idealmente l’onda emozionale che deriva dall’osservazione di una terra in rinascita, bellissima e culturalmente rigogliosa”.

Un filo temporale che si dipana nei secoli.

“Si va dall’86 a.C., con Sallustio i cui natali risalgono ad Amiternum, culla fiorente scavata dal fiume Aterno, alla fondazione dell’Aquila, nel 1248 con Federico II di Svevia, di cui resta testimonianza nel diploma conservato negli archivi del palazzo municipale. Un viaggio nel tempo che tocca la spiritualità di Papa Celestino, che ha donato all’Aquila la Perdonanza celestiniana, e di San Bernardino, predicatore senese acclamato in città da folle di fedeli in mistico raccoglimento. La storia ricalca le orme di Buccio da Ranallo, poeta, cantore e narratore della vita cittadina, precursore dell’Antinori, a cui si devono le prime testimonianze che tracciano con maestria la storia dell’Abruzzo. E ancora, Adamo da Rottweil, allievo e collaboratore di Johannes Gutenberg, l’inventore della stampa a caratteri mobili, che aprì all’Aquila nel 1481 la prima stamperia del Regno di Napoli. Fino ai nostri giorni, con l’archistar Beverly Pepper e l’auditorium di Renzo Piano, il segno tangibile della ricostruzione sociale post-sisma”.

Nel libro figurano molte donne, protagoniste dello sviluppo sociale e culturale della città. Quale ha stimolato particolarmente la sua penna?

“Le donne descritte nel libro sono animate da grande tempra e profondo carisma. Penso alla vergine martire, Sant’Agnese, a cui si lega la tradizione agnesina del 21 gennaio, alla manager milanese Marisa Bellisario, definita nel 1980 dalla rivista Capital “Il manager più duro d’Italia. Faccia d’angelo, pugno di ferro”, mente della grande rivoluzione industriale all’interno del colosso delle telecomunicazioni Italtel. Ma è la regnante Margherita d’Austria che ha stimolato, particolarmente, la mia curiosità, per quel governo illuminato e proficuo che ha regalato all’Aquila una stagione di rinascita economica e culturale. Giunta in città nel 1569 trovò dimora nell’attuale sede municipale, palazzo Margherita, che aprì le stanze alla sovrana del regno d’Asburgo. La duchessa amministrò i feudi con sapiente maestria e una vivacità culturale inedita. “Vale più una pace relativa, che una guerra vinta”: le parole pronunciate dalla duchessa d’Austria suonano, ancora oggi, come un monito al una società moderna che si riflette nel passato”.

Ad ogni nome è accostato un luogo simbolo. Perché questa scelta?

“Sarebbe stato ovvio e scontato accompagnare i vari capitoli con le immagini dei personaggi descritti. Sono andata oltre, preferendo statue, pietre, e palazzi che sovrappongono le loro immagini a nomi e gesta di uomini e donne eterne, nella loro singolarità. In questo cammino culturale, ho avuto il privilegio di essere affiancata dalla maestria dal giornalista e vaticanista, Mario Narducci, che dell’Aquila è profondo conoscitore e dalla preziosa penna di Stefano Di Salvatore, avvocato e presidente dell’associazione Quarti aquilani, che ha tracciato il profilo dell’urbe e la suddivisione in Quarti, donati ai castelli fondatori. Gli scatti d’autore portano la firma di Daniela Dattrino, storica dell’arte e studiosa di beni architettonici. Le immagini in bianco e nero immortalano l’essenza di ciascun personaggio, legandolo al luogo che più gli è consono, in un assetto urbano che si è evoluto nel tempo, lasciando tracce indelebili di una storicità intrisa di passione e religione, di guerre intestine e riappacificazioni, di antichi riti e rime di cantori”.

“Personaggi aquilani” è arrivato in libreria con l’epidemia sanitaria in corso e la restrizione degli spostamenti. Non ha pensato di rimandare?

“Neanche per un istante. Il libro è nato quest’anno, in un momento molto difficile per me, a causa di gravi problemi di salute che hanno colpito mia madre. E’ dedicato a lei, alla sua tempra, alla forza che ha saputo trasmettermi. Mi ha insegnato ad andare avanti, sempre, anche quando le tenebre sembrano avvolgere tutto: è a quello spiraglio impercettibile di luce che dobbiamo volgere lo sguardo. Ed è lo stesso messaggio che voglio rivolgere ai miei lettori, che hanno accolto con grande entusiasmo l’uscita del libro: la pandemia non deve offuscare gli orizzonti, non deve spostare i nostri obiettivi. Continuiamo a sognare, anche attraverso lo studio e la conoscenza dei personaggi che hanno reso grande, nel tempo, la nostra città”.

Giornalista e scrittrice pluripremiata: dove trova il tempo per coltivare la passione per la letteratura e la ricerca storica?

“Amo profondamente il mio lavoro. È parte di me. Mia figlia Camilla, oggi adolescente, è cresciuta a pane e giornali, abituata a rinunciare a passeggiate domenicali e gite fuori porta perché la mamma era impegnata sul lavoro. Ha respirato il profumo dei libri fin da piccola. E, poi, ho avuto il supporto della mia famiglia, di mio marito, che mi ha sempre sostenuta. La passione per la letteratura e la saggistica è arrivata dopo, con il primo libro uscito nel 2005 “L’Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi” a cui sono seguiti “Nel nome di Celestino. Una nuova luce per L’Aquila” nel 2009, “San Pietro della Jenca” (2013), “Storie di donne”, “L’Aquila – Le 100 Meraviglie +1” e “Pastori d’Abruzzo” nel 2019. I premi ricevuti negli ultimi anni sono stati una gratificazione importante, il pubblico suggello della crescita professionale. Ma non lo leggo come un punto di approdo: piuttosto come un lungo percorso di formazione. Non si smette mai di imparare”.

Ieri è stata celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ritiene che siano stati fatti dei passi avanti a difesa delle donne, in ogni settore?

“È innegabile che, rispetto al passato, qualcosa si sta muovendo, ma non basta. La violenza non è solo quella fisica, cruenta e straziante ma più facilmente identificabile. Lambisce anche la sfera psicologica quando l’uomo esercita il suo potere, spesso in modo subdolo e perverso, per fare pressione sulle donne, per sottometterle e annientarle. Un ricatto morale inaccettabile. Una violenza declinata a più riprese con metodica precisione: in famiglia, a scuola, sul lavoro dove attecchiscono semi di viltà. Chiediamoci quanto, ancora oggi, sia difficile far emergere un substrato latente della società. E chiediamoci perché ad una donna, ad una giovane professionista, non sia concesso di fare carriera, di ambire ad una scalata sociale, di raggiungere ambiziosi traguardi. E di farlo senza rinunciare al proprio “appeal”, senza compromessi. La giornata del 25 novembre è tutta in queste risposte”.

 

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