DA CHIETI ALLE SALE CINEMATOGRAFICHE: IL GIOVANE GIACOMO FERRARA NEL FILM SU ”MAFIA CAPITALE”

di Arianna Iannotti

5 Maggio 2015 08:26

Chieti:

CHIETI – Ha 24 anni e già due partecipazioni in pellicole cinematografiche di un certo peso, La prima volta di mia figlia, opera prima dell’attore comico Riccardo Rossi, e il film sullo scandalo di mafia capitale dal titolo Suburra in uscita nelle sale, firmato da Stefano Sollima, lo stesso delle serie tv Gomorra la serie e Romanzo Criminale, insieme ad attori del calibro di Pierfrancesco Favino, Elio Germano e Claudio Amendola.

Lui è Giacomo Ferrara, originario di Villamagna (Chieti), e l’8 maggio, alle ore 21, sarà al teatro Marrucino di Chieti con lo spettacolo Il sogno di una vita di Alessandro Prete insieme a un altro abruzzese, Federico Perrotta, attore comico questa volta impegnato in un ruolo drammatico. 

Come sei riuscito, partendo da un piccolo paesino come Villamagna, a recitare in produzioni italiane importanti come i film di Rossi e Sollima?

Ho seguito semplicemente la mia passione. Amavo la recitazione fin da piccolo. I miei genitori gestiscono l’albergo Mammarosa a Passolanciano e da lì io ho cominciato a recitare insieme agli animatori che venivano chiamati per allietare gli ospiti. Così ho deciso di frequentare il liceo della Comunicazione a indirizzo “Spettacolo”, gestito dalle suore Orsoline a Chieti e poi a 18 anni ho fatto l’audizione per l’accademia “Corrado Pani” a Roma.

E ti hanno subito preso?

Sì. Ed è lì che ho conosciuto Alessandro Prete, l’autore e il regista di questo spettacolo, dove tra l’altro interpreto lo stesso ruolo in cui recita anche lui, solo che io porto in scena la versione giovanile del personaggio. 

Ti che tipo di ruolo si tratta?

È un personaggio molto introverso, che si sfoga scrivendo poesie, ma è anche quello più risolutivo nelle dinamiche di gruppo. 

Come è nata la pièce teatrale?

Lo spettacolo è diviso in due atti, che prima venivano rappresentati in maniera autonoma e solo ora si è deciso di riunire in un unico appuntamento. Nel primo atto ci sono cinque ragazzi che hanno imparato a vivere in orfanotrofio e si trovano a trascorrere l’ultima notte all’interno della struttura, nel secondo si rincontrano dopo 15 anni e scopriremo come si è trasformata la loro vita.

Qual è il messaggio di questo lavoro teatrale?

Tutto parte dalla domanda se stiamo in realtà vivendo davvero la nostra vita o se, invece, stiamo dando importanza a cose che non dovrebbero averla. A questa domanda cerchiamo di rispondere non tramite ragionamenti, ma in maniera emotiva attraverso il cuore. I nostri personaggi si mettono a nudo sul palcoscenico, si arrendono per combattere, spogliandosi della propria armatura rappresentata da modi di pensare stereotipati e pregiudizi, per poter vivere finalmente una vita vera. 

Nel cast ci sono anche altri abruzzesi?

Si. Oltre me c'è il teatino Federico Perrotta, e anche Roberto Pedicini, pescarese di adozione. C’è poi un’altra bravissima attrice Cristina Del Grosso, di Torrevecchia Teatina, che lavora come assistente alla regia, anche perché non ci sono parti al femminile. 

È per questo che, oltre la tappa di Roma, siete riusciti a portare lo spettacolo anche al Marrucino di Chieti?

Certamente. È un risultato che dobbiamo soprattutto all’opera di Federico Perrotta. Lo spettacolo ha anche un risvolto benefico, partecipa infatti alla campagna Eliminate promossa dal Kiwanis Club Pescara, per la raccolta fondi per debellare il tetano materno e neonatale.

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