DA D’ALESSANDRO A QUAGLIARIELLO NO A CONTE, NESSUN “RESPONSABILE” IN ABRUZZO

di Filippo Tronca

4 Gennaio 2021 08:18

L’AQUILA – Il senatore moderato del centrodestra Gaetano Quagliariello che si definisce “responsabile a sua insaputa”, e assicura che non si farà trattare come massa di manovra”. Il deputato Camillo D’Alessandro per il quale “responsabile è Italia viva, nell’opporsi alla privazione di democrazia messa in atto da Conte”, fugando ogni dubbio sul suo essere un fedele pretoriano di Matteo Renzi.

I due deputati ex pentastellati Antonio Zennaro e Fabio Bernardini che, assicurano le voci di corridoio, resistono alle lusinghe e non sarebbero disposti a fare da stampella. Il forzista e democristiano Gianfranco Rotondi che smentisce manovre a sostegno dell’esecutivo e la creazione di fantomatici gruppi d’appoggio.

Per il premier Giuseppe Conte, il cui governo sostenuto Partito democratico, Movimento 5 stelle e Leu mai come ora vacilla, sotto gli assalti all’arma bianca di Italia Viva dell’ex premier Renzi, che minaccia di far mancare il suo appoggio determinante in Senato, non arrivano buone notizie dagli onorevoli abruzzesi – o come Quagliariello e Rotondi, eletti in Abruzzo.

I boatos li davano invece come potenziali salvatori del governo, sostenendo per amor patrio e in piena crisi covid, la maggioranza in cerca di  voti. Oppure addirittura lasciando Italia Viva, che vivacchia intorno ad uno uno striminzito 3%, come nel caso di  D’Alessandro, tornando all’ovile del Pd.

Nulla di tutto questo, almeno sul fronte abruzzese: non saranno loro i “responsabili”, che Conte intende portare dalla sua parte, per cercare una nuova maggioranza in aula, probabilmente il 7 gennaio in occasione della discussione sul recovery plan e tirare avanti almeno fino al semestre bianco, che comincia ad agosto prossimo e che precede l’elezione del presidente della Repubblica.

Contattato da Abruzzoweb il docente universitario napoletano Quagliariello,  eletto nel 2018 nel collegio uninominale L’Aquila-Teramo sostenuto dalla coalizione di centro-destra,  in quota Idea-Cambiamo, taglia corto ironizzando: “diciamo che mi sono vaccinato contro il governo Conte. Sono all’opposizione e intendo restarci, la crisi deve risolverla  la maggioranza, se poi fallisce, si vedrà. Una cosa è certa, non farò parte di nessuna come massa di manovra”.

Nelle scorse ore, all’Adnkronos, esponendo la sua posizione e quella dei colleghi Massimo Berruti e Paolo Romani aveva detto: “siamo quelli che pensano con la propria testa e per questo siamo quelli che hanno un abbonamento ai ‘Responsabili’ a loro insaputa. Per quello che ci riguarda, come componenti di ‘Idea-Cambiamo’, siamo e restiamo all’opposizione di questo governo e in mancanza di un mutamento dell’attuale quadro politico il nostro atteggiamento non cambia, su questo non c’è ombra di dubbio”.

Se dunque il salvataggio di Idea-Cambiamo almeno per ora non ci sarà, nessun ripensamento nemmeno da parte di Camillo D’Alessandro, ex sottosegretario di giunta del presidente della Regione Abruzzo e ora presidente dem della commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso, eletto con il Pd e poi passato ad Italia Viva, di cui è coordinatore abruzzese. Lui resta fedele alla linea, e assicura anche che tra i suoi non gli risulta che ci sia chi ha già i bagagli pronti, come invece riferisce più di un retroscena giornalistico.

Ad Abruzzoweb dichiara: “Intanto una premessa: la distinzione tra responsabili e Italia viva è surreale, infatti responsabilità e Matteo Renzi coincidono. Detto questo faccio notare che se Silvio Berlusconi avesse preteso di fare quello che sta facendo Giuseppe Conte noi saremmo andati a Roma con le bandiere a protestare. Conte ha tagliato fuori il Parlamento, nel momento più difficile del Paese, la dotazione finanziaria più grande della storia repubblicana, mi riferisco agli oltre 200 miliardi del Recovery Plan, è arrivata in aula alle due di notte per essere approvato il giorno dopo. Non si era mai vista una tale concentrazione di poteri in un’unica persona. Essere responsabili oggi significa battersi affinché la parola democrazia abbia ancora un senso”.




Alla domanda” ma non teme che alla fine molti esponenti di Italia viva coglieranno l’occasione di abbandonare Renzi e un partitino che in caso di elezioni anticipate rischia di sparire per sempre dal panorama politico italiano?”,  D’Alessandro ribatte: “non mi risulta affatto, e comunque le elezioni sono sempre un’occasione, sono l’essenza della democrazia. Chi pensa di evocarle come minaccia, come una clava, rimarrà sorpreso. Chi pensa di aver già vinto, come il centro-destra e chi pensa di annullare gli altri, come il centro-sinistra, rimarrà deluso”.

Tra i potenziali responsabili d’Abruzzo qualcuno annoverava anche il deputato Antonio Zennaro, manager veneto d’origine e abruzzese d’adozione, eletto 2018 per il Movimento 5 stelle nel collegio uninominale di Teramo e che poi ha lasciato i pentastellati ad aprile, con un pesante atto di accusa nei confronti di un “cerchio magico” che avrebbe stravolto i principi e impedito di attuare il programma iniziale.

Come pure il deputato teramano Fabio Bernardini, ex consigliere comunale di Teramo, che è uscito dal M5s ad inizio dicembre, affermando che “noi parlamentari subiamo giornalmente minacce di espulsioni e altri provvedimenti disciplinari se solo ci azzardiamo ad esporre il nostro pensiero. L’approvazione della riforma del Mes è l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non è più possibile rimanere in questo gruppo“.

Evidentemente il dente avvelenato gli impedisce di cedere alle lusinghe che pure, da quanto si apprende hanno ricevuto in questi giorni da diplomatici governativi. Di soccorrere il M5s in particolare, insomma, non ci pensano nemmeno.

Infine il deputato Gianfranco Rotondi, avellinese, politico di lungo e giornalista, già ministro per l’attuazione del programma di governo del governo Berlusconi IV, rieletto nel 2018 con Forza Italia come capolista alla Camera nella circoscrizione Abruzzo.

Il suo nome assieme a quello di Bruno Tabacci era stato fatto come il regista di una operazione volta a creare  un gruppo parlamentare di ‘responsabili’ a sostegno di Conte, come riportato in particolare dal Giornale.

Poi però all’Adnkronos Rotondi ha inteso precisare: “Io non faccio scouting segreti, le mie idee diverse dalla linea di Fi le esprimo al presidente Berlusconi, sulla stampa e persino sulla chat del gruppo, seguita più dai giornalisti che dai deputati. Né a me importa alcunché del governo, ma solo dell’Italia, di Forza Italia e della Dc. Continuando a schiacciarsi sui sovranisti, Forza Italia diventa la terza destra e perde pure i pochi voti che le restano. Sarebbe più proficuo recuperare autonomia e dialogare con personalità come Conte e Renzi, dotate di un linguaggio e di una cultura politica meno lontane dalla nostra visione”.

E nega di voler “proteggere Conte da Renzi: onestamente ho un’ambizione in più: vederli evolvere assieme verso un nuovo, grande, rassemblement Cristiano-liberale in cui ci sia Forza Italia tutta intera. E’ più chiaro così?”.

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