EMERGENZA COVID: MARSILIO FIRMA ORDINANZA, TUTTI A CASA, MA RESTANO APERTE SCUOLE INFANZIA E PRIMO GRADO, "GENITORI LAVORATORI NON SAPREBBERO COME PRENDERSI CURA DEI FIGLI", OK A ESTENDERE DECRETO RISTORI ANCHE AD ABRUZZO, CONFERENZA REGIONI VUOLE MISURE DIVERSIFICATE IN BASE A DATI CONTAGIO, GOVERNO POSSIBILISTA, ALTRA CHANCE PER CHI VUOLE ESCUDERE PROVINCIA PESCARA

DA DOMANI TUTTO L’ABRUZZO ZONA ROSSA,
ESCLUDERE AREE MENO COLPITE, C’E’ SPIRAGLIO

17 Novembre 2020 11:13

L’AQUILA – Sciolto il nodo scuole, che resteranno aperte secondo le indicazioni contenute nel Dpcm del 3 novembre, scatterà da domani la zona rossa in Abruzzo e durerà fino al 3 dicembre. Su tutto il territorio regionale, decisione che ha lasciato l’amaro in bocca a chi voleva far salva almeno la provincia di Pescara, aprendo un serrato confronto nella maggioranza in Regione. Ma l’ipotesi di far salva anche in una regione rossa, le aree e province meno colpite sta in queste ore prendendo piede, su iniziativa della conferenza della regioni, a livello nazionale.

Ipotesi esclusa però dal presidente della Regione, Marco Marsilio, Fratelli d’Italia che ha firmato ieri sera  l’ordinanza 102 “allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del Coronavirus”, aggiungendo nel corso della visita all’ospedale di Sulmona: “Abbiamo preferito anticipare l’ingresso in una zona rossa, che magari sarebbe arrivata venerdì, abbiamo pensato innanzitutto alla salute”

“Abbiamo assunto la decisione di firmare un’ordinanza che applica alla Regione Abruzzo la disciplina contenuta nell’articolo 3 del Dpcm e cioè quella delle cosiddette zone rosse e non di più”, ha detto Marsilio.

La Conferenza delle Regioni ha poi accolto e fatto propria la sollecitazione di Marsilio a richiedere nuovamente al Governo di estendere il diritto ai ‘ristori’ anche alle attività colpite da restrizioni adottate in virtù di ordinanze regionali.

In ogni caso, il Presidente Marsilio informa che “le attività commerciali che da domani dovranno chiudere dovranno semplicemente attendere che venerdì (o al più tardi sabato) il Ministro Roberto Speranza ratifichi con propria Ordinanza la classificazione come “zona rossa”, e automaticamente rientreranno nel novero delle attività aventi diritto al ristoro. Peraltro, trattandosi di ristoro “forfettario”, la diversa decorrenza del provvedimento non modifica in nulla l’entità dello stesso.

Alla luce dell’ordinanza,  resteranno aperte le scuole dell’infanzia e primo grado, per gli altri sarà didattica a distanza. Per i cittadini scatterà l’obbligo di non uscire di casa, se non per motivi di lavoro, salute e urgenze, muniti di autocertificazione. Chiuse le attività commerciali, a cominciare da bar e ristoranti, escluse quelle che offrono prodotti di prima necessità. Qui di seguito le faq su cosa si puà e non si può fare.

Il comitato scientifico regionale, presieduto dal dottor Alberto Albani,  il cui parere è stato alla base della scelta di Marsilio, aveva dato indicazione di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado, mostrando i dati che attestano che sono proprio le scuole gli amplificatori del contagio, almeno in Abruzzo.

Ma alla fine si è deciso di tenere parte delle scuole aperte e il motivo lo ha spiegato Marsilio stesso: “ci siamo consultati a lungo, abbiamo ritenuto di non poter accogliere la richiesta del nostro Cts di chiudere le scuole di ogni ordine e grado. Le famiglie non hanno gli strumenti per affrontare questo problema, non ci sono congedi parentali e bonus baby sitter. Per questo riteniamo che sia sufficiente un atto di responsabilità”.

La scelta del lockdown su tutto il terrori regionale ha provocato una spaccatura all’interno della maggioranza del centrodestra in regione, con il forzista e pescarese Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale, che si è battuto per far salva la provincia di Pescara dal lockdown, visto che l’emergenza è minore rispetto alle province di Teramo e L’Aquila. “Se ci sono zone dell’ Abruzzo che hanno situazioni talmente emergenziali, si chiuda solo lì”, ha detto chiaro e tondo.

Sulla stessa linea il capogruppo dell’Udc al Comune di Pescara, Massimiliano Pignoli, per il quale l’adozione di un unico provvedimento, senza tener conto delle varie situazioni territoriali, vada a penalizzare tutto l’Abruzzo. Chiudere la gran parte delle attività, dove oggi la situazione è meno grave, rappresenterebbe un colpo mortale per l’economia”.

Posizione perorata, come tecnico, anche dal componente del Cts Giustino Parruti, direttore della Uoc malattie infettive della Asl di Pescara.

Posizione minoritaria però nel Cts che ha indicato la necessità del lockdown totale. Che è poi la linea seguita da Marsilio, e a cui Parrutti si è adeguato.

Un altro big della politica pescarese, Guerino Testa, capogruppo di Fratelli d’Italia, stesso partito di Marsilio, non ha invece portato avanti questa istanza territoriale:  “sta crescendo la curva dei malati e ricoverati non compensati dai guariti, dobbiamo anticipare la decisone del governo, i focolai si stanno spostando anche nella zona costiera, e anche a Pescara”. Giusto per lui dunque chiudere tutto, come per il vicepresidente della Regione, Emanuele Imprudente, della Lega ed aquilano, e dell’assessore Guido Liris, aquilano di Fdi.

Significativo quanto scrive l’assessore Nicola Campitelli, leghista e di Lanciano, sul suo profilo facebook: “Stando ai dati scientifici di oggi saremmo andati in zona rossa venerdì per mano del governo. La nostra volontà è di anticipare la chiusura di una settimana in modo da poter riaprire prima di Natale e cercare di salvare almeno la stagione invernale dei commercianti della nostra regione. Non è una decisione facile ma la curva della pandemia è preoccupante”.

Per chi perora la necessità di localizzare la zona rossa solo nelle aree più critica uno spiraglio si apre però a livello nazionale.

Mentre il governo, sulla base dei nuovi dati monitorati dalla cabina di regia, si prepara infatti a una nuova stretta per alcune regioni, all’interno delle stesse alcune zone o anche intere province,  potrebbero subire lockdown più leggeri. È quello che ieri hanno chiesto a gran voce alcuni presidenti di Regione, che oggi incontreranno l’esecutivo. E, secondo quanto riporta Repubblica, sia il ministro della Salute Roberto Speranza sia quello delle Autonomie Francesco Boccia sarebbero d’accordo con questo schema, tra l’altro previsto dall’ultimo dpcm.

Si apre cioè all’ipotesi che alcune province vengano liberate dal lockdown totale e altre no. In Lombardia, ad esempio, è il caso di Bergamo e Brescia, dove la situazione sembra migliore di quella di Milano e Monza. “Il dpcm lo consente – conferma Speranza –  È una valutazione che dovremo fare”.

I tecnici chiedono intanto un sistema di verifica più efficace per le decisioni sui lockdown regionali: con il tracciamento saltato, l’indice Rt non funziona e potrebbe essere sottostimato.

COSA PREVEDE L’ORDINANZA

“Fermo restando lo svolgimento in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado, le attività scolastiche e didattiche si svolgono esclusivamente con modalità a distanza”, si legge nell’articolo 3 del Dpcm del 3 novembre, recepito dall’Abruzzo con l’ordinanza firmata ieri

“Resta salva – si legge ancora – la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata”. Da mercoledì, inoltre, in Abruzzo è “vietato ogni spostamento in entrata e in uscita” dai territori comunali, “nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita – si legge – È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Chiusi, poi, negozi e centri commerciali, ad eccezione delle attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità “individuate nell’allegato 23” del Dpcm. Chiusi i mercati, “salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari”. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie. Restano chiuse le attività dei servizi di ristorazione, ma sono consentiti la consegna a domicilio e, fino alle ore 22, la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. “È consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie; è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale”, si legge ancora nel Dpcm.

“Sono in attesa di parlare con il ministro Speranza che in queste ore era impegnato nel Consiglio dei ministri per la legge di Bilancio, ma preventivamente ha già apprezzato e sostenuto la nostra decisione di adottare la zona rossa in tutto il territorio regionale”, ha aggiunto ieri Marsilio. Per quanto riguarda ristori e tutele, Marsilio ha sottolineato che “già la settimana scorsa, dopo l’emanazione del decreto ristori con i ministri Francesco Boccia e Roberto Gualtieri, avevo fatto presente che la scelta del Governo di non consentire i ristori nel caso in cui le misure non vengano prese dal Governo, ma dalle Regioni, creava una situazione da ‘figli del dio minore’ e anche una situazione pericolosa perché sono certo che, se ci penso una volta di più ad adottare un provvedimento restrittivo, è perché conosco le conseguenze economiche che possono ricadere sui nostri concittadini. Ma non dovrei avere questa preoccupazione. Chiedo a Speranza e al Governo di non farci vivere in questa preoccupazione e di non frenare l’adozione di misure che servono a salvare vite umane perché magari non c’è copertura economica. Avremmo potuto starcene buoni e zitti fino a venerdì e aspettare che il Governo ci assegnasse una zona rossa, poi magari protestare pure perché questo avveniva e aspettare fino a lunedì, otto giorni, e poi arrivano i ristori. Ma, ripeto, abbiamo prima pensato alla salute dei cittadini”, ha concluso Marsilio.

ZONA ROSSA: COSA SI PUO’ FARE E COSA NO

Quando possiamo uscire di casa?

In zona rossa si può uscire di casa solo per motivi di salute, ovvero per andare a visite mediche; per motivi di lavoro, ovvero per raggiungere la fabbrica o l’ufficio o il proprio posto, se non si è in smart working: per fare la spesa o andare a comprare oggetti o merci che sono comprese tra quelle autorizzate per la vendita. Perché in zona rossa alcune categorie di attività commerciali dovranno restare chiuse.

Devo avere l’autocertificazione?

Si, il modulo va compilato con le generalità e il motivo dello spostamento e consegnato in caso di controllo. Se si tratta di un’urgenza non si deve indicare il nominativo delle persona da cui si va per motivi di privacy.




Quali negozi sono aperti e quali chiusi?

Oltre ai supermercati, sono aperti negozi di generi alimentari, edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie restano aperte anche le lavanderie, le ferramenta, negozi di vernici e materiali per costruire, i rivenditori di elettrodomestici, prodotti di informatica ed elettronica di consumo, di ottica e fotografia, benzinai e autosaloni. Rimangono aperti parrucchieri e barbieri, librerie e cartolerie, fiorai, rivenditori di macchine per l’agricoltura e attrezzi da giardinaggio, concessionari di auto e moto, rivenditori di cosmetici, saponi e prodotti igienico- sanitari, articoli sportivi, biciclette e articoli per il tempo libero; aperti i negozi di biancheria, di confezioni e calzature per bambini e di giocattoli. Chiusi, invece, i negozi di abbigliamento per adulti e i centri estetici.

Posso fare la spesa in un comune vicino se i prezzi sono più convenienti?

Sì, il Governo precisa che questo è possibile. Si può andare in un comune vicino se il supermercato che abbiamo scelto ha prezzi più convenienti rispetto alla zona in cui viviamo.

Posso accompagnare un figlio a scuola?

Sì sono consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita.

Quali scuole sono aperte?

I nidi, le scuole per l’infanzia, le elementari e le prime medie.

Posso andare al bar o al ristorante?

Bar e ristoranti sono chiusi per quanto riguarda le consumazioni sul posto ma sono aperti per l’asporto: il cliente sceglie la merce, paga e esce. Non è possibile consumare all’interno delle strutture, neanche negli spazi all’aperto dei locali stessi. Bisogna consumare altrove. La colazione al bar dunque è possibile ma solo per il ritiro. Stessa cosa per quanto riguarda il pranzo o la cena al ristorante. I locali saranno aperti per l’asporto fino al massimo alle 22.

Posso andare al mercato?

No i mercati sono chiusi, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari.

Posso fare sport nei centri sportivi?

No l’attività è sospesa anche in quelli all’aperto. Come posso fare sport? L’attività sportiva è consentita «esclusivamente all’aperto e in forma individuale».

Posso andare a correre?

È consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione». Nel Dpcm è scritto che si può svolgere attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

Posso fare una passeggiata?

Qui la situazione cambia. Passeggiare è possibile ma soltanto nei dintorni della propria abitazione. Non ci si può allontanare. Pena possibili sanzioni. Per la passeggiata intorno a casa è necessario portare la mascherina.

Posso andare alla Messa e al cimitero?

Partecipare alla Messa è consentito. Ovviamente sta alle singole diocesi ricordare ai parroci di far rispettare il distanziamento negli edifici religiosi. E’ consentito anche andare al cimitero a visitare i propri defunti.

Posso andare a trovare i miei parenti?

Andare a trovare i congiunti non è possibile in zona rossa. Essendo il contagio particolarmente forte in famiglia, le autorità raccomandano di vedere il meno possibile i congiunti che non vivono con noi. Non è possibile incontrare parenti o amici anche all’aperto.

L’università è aperta o chiusa?

L’università è di base tutta chiusa. Per ogni informazione specifica, consultare i social dell’ateneo di cui cerchiamo informazioni. Ogni ateneo può infatti autonomamente organizzare alcune attività in presenza.

Posso portare fuori il cane?

Portare fuori il proprio animale domestico per i bisogni rientra nelle condizioni di necessità, quindi è possibile mantenere la solita abitudine quotidiana anche più volte al giorno.

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