DA L’AQUILA AGLI USA: LA STORIA DI GIULIANI, A NEW YORK IL ‘FIGLIO’ DELLE ACQUE DELLA RIVERA

Autore dell'articolo: Marianna Galeota

15 Agosto 2014 10:29

L’AQUILA – “Grazie per questa telefonata, mi ha fatto sentire un po’ a casa”.

Una forte emozione, l’intervista di AbruzzoWeb a Michele Giuliani, aquilano 62 enne del quartiere della Rivera, trapiantato a New York da 28 anni.

La commozione e la malinconia della sua voce travalicano un oceano intero, quando inizia a raccontare il suo percorso di vita, che lo ha visto lasciare L’Aquila, la sua famiglia e il suo banco di frutta in piazza Duomo, nel 1986, a 34 anni, alla volta degli Stati Uniti.

Figlio di Angelo Giuliani, capostipite della nota famiglia del capoluogo produttrice di salumi, Michele racconta “le fatiche, ma anche le molte umiliazioni subite”, quando ancora non conosceva la lingua in un città straniera e sconfinata come New York, che ben poco aveva a che fare con l’acqua e gli spazi verdi della sua Rivera che dice di amare “come poche cose al mondo”.

“Ricordo il rumore e la freschezza di quelle acque, ma anche gli orti e i terreni che coltivavo con mio padre – afferma – Oggi non riesco a stare senza tutto questo e nel mio giardino coltivo di tutto, dalle zucchine ai pomodori, anche se non è la stessa cosa della Rivera”.

Partito dal capoluogo a causa di una situazione familiare difficile, Giuliani va negli Usa dove vive sua sorella, con l’intento di trascorrere qualche settimana di vacanza, lontano dai problemi, senza sapere che il destino ha in serbo per lui una nuova vita.

“Mi sono appoggiato a casa di mia sorella per un po’ e ho iniziato a fare molti lavori, prima di decidere di stabilirmi definitivamente a Ny dove alla fine ho trovato anche l’amore – racconta – Oggi sono sposato da quasi 20 anni con una donna messicana e abbiamo un figlio 18 enne, Cristian. Non dimentico però i miei primi due figli: uno è all'Aquila, l'altro è arrivato vive qui con me da due anni”.

Un cammino tutto in salita per Giuliani che non si arrende e rincorre il suo personale sogno americano con la tenacia e la testardaggine tipiche aquilane: dal 1986 al 1995, anno in cui ottiene la sua prima green card, fa lavori di fortuna, senza documenti e rischiando ogni giorno di essere rimpatriato.






Oggi può dire di avercela fatta: ha una famiglia, un lavoro stabile come operaio in una clinica oncologica e, nei week end, si dedica alla sua passione per la cucina.

“Ho lottato molto per arrivare fin qui: ho fatto il pizzaiolo e ho lavorato nella ditta di vini di un altro aquilano trapiantato a New York, Toni Prospero – spiega – Nel 2001 ho ottenuto finalmente la residenza americana ed è stata una soddisfazione immensa”.

Nonostante il suo italiano abbia ormai una forte inflessione americana, Giuliani porta L’Aquila “sempre nel cuore”, e con il pensiero ripercorre i ricordi più belli della sua giovinezza nella piazza Duomo degli anni '60 – '70 dove suo padre vendeva le carni.

“La piazza era un giardino – dice – Aveva odori e colori che credo non sentirò e rivedrò mai più. Ricordo il profumo delle bancarelle del pesce, a Natale e i ramoscelli di palma che la riempivano a Pasqua. Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 sono tornato dalla mia famiglia e vederla ferita mi ha fatto un male immenso. La porto sempre dentro”.

Il suo sogno, oggi, è quello di aprire un giorno ristorante tutto suo con piatti tipici aquilani.

“Quando sono arrivato qui non sapevo nemmeno fare due uova al tegamino. Avevo trent'anni e non avevo mai messo le mani su un fornello. Ho dovuto imparare per forza a cucinare, altrimenti qui non avrei mai mangiato i piatti della mia terra. Ora cucino deliziosi gnocchi con lo zafferano e anche otttime fettuccine. Cucinare i nostri piatti mi avvicina un po’ di più alla mia gente e alla mia città”, conclude.

 

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