GRUPPO PESSINA, EX CONCESSIONARIA PROVVISORIA SORGENTI SPONGA, IN CONCORDATO PREVENTIVO: NEI SUOI STABILIMENTI MANCANO ANCHE TAPPI PER IMBOTTIGLIARE, LAVORATORI IN STATO AGITAZIONE

DA SALVATORE DELLA PATRIA A CANISTROALLA CRISI NERA: LA PARABOLA DI NORDA

26 Febbraio 2020 07:19

L'AQUILA – Solo due anni fa Acque minerali per l'Italia del gruppo Pessina, era stata accolta come la solida realtà imprenditoriale che avrebbe finalmente riavviato l'imbottigliamento dell'acqua della sorgente Sant'Antonio Sponga di Canistro, nella Marsica, in provincia dell'Aquila, riassumendo le maestranze licenziate dopo la revoca della concessione alla Santa Croce avvenuta nel 2016.

Oggi accade che nello stabilimento di Acque minerali per l'Italia di Gisbenti, in provincia di Vicenza, non arrivano nemmeno più i tappi per imbottigliare, e lo stop delle forniture viene denunciato anche nel sito di Primaluna, in provincia di Lecco, mentre a  San Gemini, in provincia di Terni, la tensione è alle stelle per una possibile chiusura dello storico sito produttivo.

La preoccupazione cresce un pò in tutte le 27 linee produttive in giro per l'Italia, che danno lavoro ad 400 lavoratori,  e che sforna marchi  affermati come Sangemini, Norda,  Gaudianello, Grazia, Fabia, Aura, Amerino, Leggera e Toka.

Tutto ciò sarebbe la conseguenza del concordato preventivo in cui è piombata l'intera holding  fondata da Carlo Pessina nel 1954, guidata dal presidente Massimo Pessina e dall'amministratore delegato Guido Stefanelli.

A causa delle perdite registrate nel comparto edilizio in crisi, sua principale attività, la società ha chiesto il concordato in bianco al Tribunale di Milano, che gli è stato approvato a fine luglio. Ed è ora alle prese con un non facile piano di risanamento, e di pagamento della lunga lista di creditori.  

Commissari giudiziali sono stati nominati Alfredo Haupt e Paola Pagini. 

Nonostante gli sforzi messi in campo per risalire la china, la crisi di liquidità non poteva non avere effetti pesanti anche sul ramo delle acque minerali.

Canistro, con tutti i problemi che ha con la sua sorgente, che da oltre quattro anni riversa la sua preziosa acqua nel fiume, in attesa dell'esito del nuovo bando di concessione, almeno il rischio di essere coinvolta in questa crisi lo ha in qualche modo scampato.

 A stendere tappeti rossi ai Pessina erano stati  l'ex vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli del Partito democratico, poi diventato presidente vicario dopo la elezione a senatore del Pd di Luciano D’Alfonso, e il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, dopo che la Norda, ora Acque minerali per l'Italia, aveva vinto il bando del marzo 2017, per lo sfruttamento delle sorgenti Sant'Antonio Sponga, inutilizzate, dopo che è stata tolta la concessione alla Santa Croce dell'imprenditore molisano Camillo Colella, a cui ha fatto seguito un contenzioso durissimo con Regione e Comune.  

L'ambizioso progetto industriale però non si è mai trasformato in realtà:  la Norda è subito entrata in conflitto con la Regione, rifiutandosi di sottoporre entro 60 giorni il suo progetto industriale alla Valutazione di impatto ambientale (Via), requisito che pure era previsto nel bando del 15 dicembre del 2016, ritenendo sufficiente un più snella Verifica di assoggettabilità.





Ne è nato un serrato contenzioso al Tar. Problema insormontabile è stato, a monte, l'impossibilità, da parte di Norda, di  realizzare lo stabilimento,  in assenza di un terreno edificabile e a vocazione industriale, visto che  la  Santa Croce, con il dente avvelenato,  non ha nè venduto nè affittato quello di sua proprietà. 

A novembre 2018 la commissione Valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Abruzzo ha archiviato la pratica del progetto industriale della Norda,  a cui ha fatto seguito la revoca della concessione. 

A seguire il nuovo bando, indetto a febbraio 2019, a cui partecipano il gruppo San Benedetto e la Santa Croce, e di cui  l'11 febbraio, sono state aperte le buste B con l'offerta economica, e di cui si attende il fatidico responso. 

Nel frattempo, al di là dell'esito disastroso di Canistro, era però iniziata la crisi per una società che ha avuto il suo momento d'oro con la realizzazione di numerosi ospedali con lo strumento del project financing, vicina al Partito democratico  del segretario ed ex premier Matteo Renzi, tanto che aveva rilevato l’Unità, quotidiano d'area dem, sommerso dai debiti, ora chiuso e soppiantato dal quotidiano on line Democratica.

In attesa dell'uscita dal tunnel, la crisi della holding ha investito anche il comparto delle acque minerali. 

A San Gemini, dove si imbottiglia lo storico marchio di acqua minerale Sangemini, si è tenuto la scorsa settimana un tesissimo consiglio comunale straordinario, in reazione alle notizie sempre più insistenti di possibile chiusura del sito produttivo.

Ha tuonato Riccardo Liti, sindacalista della Flai Cgil : “Stanno iniziando a venire al pettine tutti i nodi che si sospettava esistessero fin dal 2014 quando il concordato portò la Sangemini nelle mani dei Pessina per 16 milioni di euro e l’azzeramento dei debiti. Dopo cinque anni nei siti produttivi del gruppo, non solo quello di San Gemini, inizia a mancare il materiale per lavorare, tappi, film, etichette, eccetera, la preoccupazione sale, soprattutto per la latitanza di una proprietà mai lontana come oggi. Noi siamo invece aperti ad un dialogo sempre costruttivo perché la fabbrica è nostra. La Sangemini non merita di essere lasciata al suo destino e i lavoratori sono pronti a fare per intero la loro parte, anche tornando a gestire lo stabilimento in prima persona”.

Tensione alle stelle anche nel sito produttivo di Gisbenti, in provincia di Lecco, che imbottiglia il marchio Norda, terzo nella penisola per importanza e produzione del gruppo, e che dà lavoro a 60 dipendenti.

Le mancate forniture di accessori non consentono l’imbottigliamento delle acque della sorgente Leogra.

Ha detto Maurizio De Zorzi, segretario provinciale Fai Cisl Vicenza:  “Il problema della liquidità è ovviamente a livello nazionale ma intacca anche il nostro stabilimento con i suoi 60 lavoratori, che finora sono stati pagati regolarmente, e per questo motivo certe problematiche sino a questo momento non erano emerse. Il fatto è che sono i fornitori a non venire pagati e così la merce non arriva e la produzione si ferma e va a singhiozzo. Una situazione non più sostenibile e che inevitabilmente si ripercuote in prospettiva sul futuro dell’azienda stessa e dei suoi lavoratori”.

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