DAL CONSIGLIO REGIONALE ALLE STRADE DELL’AFRICA:
IL PELLEGRINAGGIO SOLIDALE DI LEANDRO BRACCO

INTERVISTA AD EX INQUILINO DELL'EMICICLO ABRUZZESE, CHE FINO A NATALE PERCORRERA' SETTE PAESI E 5.300 CHILOMETRI, DALLA TANZANIA AL MOZAMBICO, PER RACCOGLIERE FONDI E FINANZIARE OTTO PROGETTI A FAVORE DEI POVERI. "LA POLITICA POLITICANTE NON MI APPARTIENE PIU'", "VOGLIO ESSERE A POSTO CON LA COSCIENZA, QUANDO ARRIVERÀ IL MOMENTO DI REDIGERE IL BILANCIO DELL'ESISTENZA".

di Filippo Tronca

4 Aprile 2023 07:35

Regione - Alimentiamo la speranza, Cronaca

TERAMO – Da un comodo e ben retribuito scranno al Consiglio regionale abruzzese, ad un pellegrinaggio di 5.300 chilometri sotto il sole cocente, lungo sette paesi africani, attraverso deserti, savane e villaggi sperduti, per aiutare gli ultimi, “per provare ad avere un mondo meno ingiusto ed essere a posto con la propria coscienza quando arriverà il momento di redigere il bilancio della propria esistenza”.

E la parabola del 45ennne Leandro Bracco, ex inquilino dell’Emiciclo, eletto nel 2014 con il Movimento 5 stelle, poi passato a Sinistra Italiana, che a seguito in particolare della morte del padre, a febbraio 2019, ha deciso di mettersi in cammino, nel senso letterale della parola, dal 25 marzo scorso, da Dodoma capitale della Tanzania, per percorrere in nove mesi, dopo la Tanzania, il Malawi, lo Zambia, lo Zimbabwe, il Sudafrica, l’Eswatini e infine il Mozambico, con arrivo il 25 dicembre nella capitale Maputo, con l’obiettivo di finanziare ben otto progetti attraverso donazioni. Questo nell’ambito del progetto Alimentiamo la speranza.

Abruzzoweb lo ha contattato al termine di una delle prime tappe, e spiega Leandro Bracco, originario di Biella in Piemonte, e che poi nel 2012 si è trasferito a Roseto in Abruzzo, in un passaggio dell’intervista a questa testata, “Durante i nove mesi di cammino, tramite le più moderne e trasparenti tecnologie di comunicazione, verrà attivata una raccolta fondi che saranno poi interamente devoluti a Ordini religiosi con i quali negli scorsi mesi ho stipulato accordi per dare concretezza a otto progetti di sviluppo e carità nei sette Stati che a piedi attraverserò. I beneficiari saranno quattro categorie di persone: bambini orfani e abbandonati, donne vittime di violenza, disabili ed ex detenuti”.

Nel suo pellegrinaggio solidale, Leandro Bracco percorrerà  una media di 23 chilometri per un totale di circa 5.300 chilometri, e si riposerà un solo giorno a settimana, la domenica.  Ad affiancarlo un fuoristrada che trasporterà acqua e cibo.

Annota già Leandro Bracco  nel suo taccuino di viaggio, “le scene che mi sono trovato di fronte hanno lasciato il segno: famiglie che vivono in abitazioni costruite con il fango, bambini di pochi anni che invece di andare a scuola vendono a bordo strada merce di qualsiasi tipo, l’inesistenza pressoché totale, nei villaggi, del minimo concetto di igiene con tutte le conseguenze del caso. La cosa però che trafigge l’anima è la moltitudine quasi sterminata di bambini lasciata in balia di se stessa a giocare in pozzanghere fangose, senza punti di riferimento e adulti che li seguano”.

Il denaro sarà raccolto tramite la app Tucum, sul sito www.tucum.net, nella pagina dedicata al progetto Alimentiamo la speranza, ideata dal 33enne Giandonato Salvia, che un anno e mezzo fa è stato insignito dal presidente Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica.

Alla domanda “quale è il tuo rapporto ora con la politica?”, Bracco risponde: “La politica politicante, il teatrino e la poltrona sono archiviate in cantina a prendere polvere. È una realtà della quale non mi interessa più far parte e che soprattutto nella mia vita non ritornerà. Ora è infatti arrivato un modo nuovo di fare politica. Molto più incisivo e concreto”.

E aggiunge, “Un’altra politica sarà possibile solo quando l’impronta etica di chi entra nel Palazzo sarà dedicata esclusivamente al bene comune e non agli interessi dei propri protetti. Fino a quando nei palazzi del potere si vedranno yes men, donne che hanno fatto carriera per meriti diversi da quello dell’impegno civico e, perversione delle perversioni, mogli, parenti e affini, allora le speranze di una politica altra lambiranno lo zero”.

Leandro Bracco, partiamo dall’inizio. Quando e perché è nata in te l’idea di questo lungo e non facile pellegrinaggio?

Il mese di febbraio 2019 ha coinciso con il cambiamento radicale della mia vita. La morte terrificante di mio padre, causata da una sindrome che colpisce una persona ogni milione, ha sconquassato l’equilibrio e la serenità della mia famiglia. L’atroce sofferenza che il destino ha voluto mio papà vivesse, ha fatto riprendere vigore a un’attrazione che sin da bambino avevo per l’Etiopia. Attrazione che pur negli anni assopendosi non si era mai spenta e credo abbia come causa tutto il male di cui il regime mussoliniano si macchiò in quello splendido territorio a partire dal 1935. Mai dimenticare infatti che l’ONU definì un criminale di guerra il generale fascista Rodolfo Graziani. Questo soggetto, soprannominato non a caso ‘Il macellaio del Fezzan’, si rese protagonista di atti barbari e sanguinari. Quindi, forse per un sentimento di solidarietà e vicinanza nei riguardi del popolo etiope, pochi mesi dopo la dipartita di mio padre ho deciso di recarmi ad Addis Abeba dove ho vissuto per cinque mesi avvicinandomi alla realtà della cooperazione religiosa. Proprio entrando in contatto, pur sempre da laico, con suore e sacerdoti, è germogliata in me l’idea di un pellegrinaggio di carità nel nome di Maria.





Quali saranno le tue tappe e come è organizzato il viaggio?

Sabato scorso 25 marzo, solennità cristiana dell’Annunciazione, con partenza dal sagrato della cattedrale di Dodoma (capitale della Tanzania) ha preso avvio il pellegrinaggio di carità nel nome di Maria Tanzania-Mozambico. L’iniziativa si intitola “Alimentiamo la speranza” e prevede l’attraversamento a piedi di sette nazioni che, in ordine, saranno le seguenti: Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Sudafrica, Eswatini e Mozambico. Si toccheranno sempre le capitali di questi Paesi al fine di dare risalto alle cattedrali cattoliche. Le tappe complessive ammonteranno a 235. Ogni giorno percorrerò una media di 23 chilometri per un totale di circa 5300 e mi riposerò un solo giorno a settimana (la domenica). Sarò l’unico camminatore e ad affiancarmi ci sarà sempre un fuoristrada con persone tanzaniane di fiducia sul quale troveranno riparo acqua e cibo. Il pellegrinaggio durerà nove mesi e quindi si concluderà a Maputo (capitale del Mozambico) il giorno di Natale. La durata dal 25 marzo al 25 dicembre vuole ricordare la gravidanza dell’Immacolata Concezione. Per organizzare questa iniziativa nella maniera più dettagliata possibile, si è reso necessario un lavoro di oltre due anni e mezzo.

Quali saranno i progetti che saranno finanziati? Come saranno raccolti i soldi?

Durante i nove mesi di cammino, tramite le più moderne e trasparenti tecnologie di comunicazione, verrà attivata una raccolta fondi con lo scopo di raccogliere quanto più denaro possibile che sarà poi interamente devoluto a Ordini religiosi con i quali negli scorsi mesi ho stipulato accordi per dare concretezza a otto progetti di sviluppo e carità nei sette Stati che a piedi attraverserò. I beneficiari saranno 4 categorie di persone: bambini orfani e abbandonati, donne vittime di violenza, disabili ed ex detenuti.
Il denaro sarà raccolto tramite la app Tucum (sito www.tucum.net). Il presidente della Odv Tucum (organizzazione di volontariato, ndr) è una persona della quale mi fregio essere amico. Si tratta del 33enne Giandonato Salvia, alle spalle un curriculum eccelso, che un anno e mezzo fa è stato insignito da Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica. Il suo merito è stato quello di aver ideato una app per dispositivi mobili (denominata appunto Tucum) che oltre a contrastare in maniera netta e radicale il racket dell’elemosina, ha dato vita alla carità elettronica. In pratica, prendendo spunto dalla tradizione napoletana del caffè sospeso, sta dando attuazione al concetto di economia sospesa.

Da chi hai avuto maggior sostegno e aiuto in Abruzzo e in Italia?

Radio radicale (emittente nazionale ascoltata da 300mila persone al giorno e 1,4 milioni a settimana) ha deciso che mi seguirà per tutti i nove mesi del pellegrinaggio tramite miei reportage che andranno in onda settimanalmente. Inoltre ha avuto un’importanza enorme ricevere il patrocinio gratuito del santuario mariano più importante delle Alpi che è quello di Oropa, vicino Biella, dove viene venerata la Madonna nera. Anche il bisettimanale Il Biellese (periodico storico nella provincia di Biella e in quella di Vercelli) mi sta seguendo (con approfondimenti pubblicati sin dal 3 febbraio scorso) e sarà al mio fianco sino al termine del pellegrinaggio di carità.

Qual è il tuo rapporto oggi con la politica istituzionale?

La seguo con interesse. La passione travolgente e l’amore totalizzante che mi ha legato a essa per oltre un ventennio si sono però trasformati in un semplice volerle bene. La politica politicante, il teatrino e la poltrona sono archiviate in cantina a prendere polvere. È una realtà della quale non mi interessa più far parte e che soprattutto nella mia vita non ritornerà. Ora è infatti arrivato un modo nuovo di fare politica. Molto più incisivo e concreto.

Un aspetto positivo e uno negativo della tua esperienza in Regione Abruzzo?

All’Emiciclo ho potuto avere contezza di una circostanza ben specifica: non conta nulla il partito con in quale si viene eletti per esprimere un parere sullo spessore o squallore di una determinata persona. La differenza infatti non la fanno i partiti bensì le persone con il proprio impegno, passione e determinazione. Nei quasi 5 anni in cui ho fatto parte del Palazzo, sono state innumerevoli le occasioni in cui le mie battaglie e proposte sono state appoggiate da colleghi consiglieri eletti in partiti ideologicamente distantissimi dal mio. Al pari, colleghi il cui sostegno davo per scontato in virtù del programma elettorale con il quale erano stati eletti, alla prova del nove hanno tradito. Questa è la dimostrazione più autentica e cristallina di quanto ho affermato all’inizio di questa risposta. Ricordo con estrema nitidezza l’affabilità, l’educazione e la competenza di tutti i dipendenti del Consiglio regionale, nessuno escluso.

Che giudizio hai delle politiche sull’immigrazione da parte del nuovo governo?





Salvare vite umane è un dovere innanzitutto morale. Non esiste sentir parlare di porti chiusi. La questione immigrazione è però una problematica di cui si deve far carico non solamente la nostra nazione ma l’Europa tutta. I migranti che arrivano sulle nostre coste o per motivi di guerra nel proprio Paese di origine o per motivazioni economiche devono essere redistribuiti in tutti gli Stati membri dell’Ue. È infatti basilare essere compatti o coesi altrimenti non se ne esce. A questo concetto di redistribuzione va poi abbinato una sorta di Piano Marshall per l’Africa. Devono sedersi attorno a un tavolo tutti i potenti della Terra affinché si prenda un impegno concreto per lo sviluppo del continente africano. Sviluppo non sfruttamento.

Perché tanti paesi africani non sono mai riusciti a raggiungere un adeguato livello di benessere nonostante le tante materie prime e patrimonio umano di cui dispongono?

Perché è in atto una sorta di colonialismo 2.0 il cui nuovo padrone ha un nome ben specifico: Cina. Il colosso asiatico ha un bisogno spasmodico di materie prime da portarsi a Pechino. Mi chiedo: può essere accettabile, senza porsi alcuno scrupolo di matrice morale, vendere le proprie risorse naturali a un Paese dove i diritti umani vengono ogni giorno calpestati e la pena di morte registra purtroppo numeri da capogiro? La Comunità internazionale è priva di leader degni di questo nome e sta assistendo allo sfruttamento del continente africano senza batter ciglio. Il silenzio è complicità. Dopo l’addio alla politica attiva di Angela Merkel, la leadership mondiale si trova all’anno zero.

Ci racconti qualche aneddoto dei primi giorni di cammino?

In un contesto climatico ai limiti del sopportabile (durante il giorno il caldo secco arriva a punte di 40 gradi), in questa prima settimana di pellegrinaggio mi sono imbattuto nella cosa più piacevole che potesse accadermi e cioè nell’elevatissimo tasso di cordialità del popolo tanzaniano. Sempre sorridenti e disponibili ad aiutare un musungu (bianco). A parte però questa nota di colore, le scene che mi sono trovato di fronte hanno lasciato il segno: famiglie che vivono in abitazioni costruite con il fango, bambini di pochi anni che invece di andare a scuola vendono a bordo strada merce di qualsiasi tipo, l’inesistenza pressoché totale, nei villaggi, del minimo concetto di igiene con tutte le conseguenze del caso. La cosa però che trafigge l’anima è la moltitudine quasi sterminata di bambini lasciata in balia di se stessa a giocare in pozzanghere fangose, senza punti di riferimento e adulti che li seguano. Un conto è vedere ritratti questi innocenti in reportage televisivi standosene comodi sul divano. Tutto un altro paio di maniche assistere dal vivo a certe scene.

Il rapporto fra etica e politica è impossibile, machiavellicamente parlando, oppure un’altra politica è possibile?

Un’altra politica sarà possibile solo quando l’impronta etica di chi entra nel Palazzo sarà dedicata esclusivamente al bene comune e non agli interessi dei propri protetti. Fino a quando nei palazzi del potere si vedranno yes men, donne che hanno fatto carriera per meriti diversi da quello dell’impegno civico e, perversione delle perversioni, mogli, parenti e affini, allora le speranze di una Politica Altra lambiranno lo zero. È un po’ come nel giornalismo: un conto è rivolgere al proprio interlocutore domande scomode, un altro è fare il pupazzo e il reggi-microfono permettendo all’intervistato di dire ciò che vuole a ruota libera e, molte volte, tutto e il contrario di tutto non contraddicendolo mai.

Eppure il problema di questo sventurato mondo non è nemmeno la quota di ricchezza globale ma la sua sempre più iniqua distribuzione con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

Sono gli effetti della globalizzazione. Si è voluta dare la precedenza all’economia e alla finanza e questi sono i risultati. Se invece si fosse imboccata la strada della globalizzazione dei diritti, ora di certo non saremmo nel Paradiso terrestre ma nemmeno in un contesto dove circa metà della popolazione mondiale vive in condizioni d’indigenza. A questo stato di cose già di per se’ tragico si aggiunge la globalizzazione dell’indifferenza che, come dice Papa Francesco, è il cancro in metastasi della società contemporanea. Ecco perché è ora di agire. Ognuno nel proprio piccolo. Tante piccole gocce che con costanza si adagiano sulla roccia bucandola prima e frantumandola poi. Per provare ad avere un mondo meno ingiusto ed essere a posto con la propria coscienza quando arriverà il momento di redigere il bilancio della propria esistenza.

UNA DELLE DIRETTE DI BRACCO

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