DALL’AQUILA AGLI USA: ”UN PAESE DI CARTA”, PRIMO ROMANZO DELLA SCRITTRICE LAURA BENEDETTI

di Barbara Bologna

12 Novembre 2015 08:05

L'AQUILA – Studi universitari in Italia e poi il volo verso gli Stati Uniti, dove oggi vive e lavora insegnando a studenti universitari la bellezza e la preziosità della cultura italiana.

Lei è Laura Benedetti, autrice del libro ‘Un paese di carta’, suo primo romanzo, uscito da pochissimo per Pacini Editore.

Stasera lo presenterà nella sua città natale, all'Aquila, in pieno centro storico, al palazzetto dei Nobili alle ore 17.

Al suo fianco ci saranno Betty Leone, assessore alla Cultura del Comune dell'Aquila, Enrico Botta del liceo Scientifico 'Enrico Fermi' di Sulmona, Sandro Cordeschi del Liceo Scientifico 'Andrea Bafile' dell’Aquila, Goffredo Palmerini dell’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati, i docenti Anna Scannavini e Gianluigi Simonetti dell'Università degli Studi dell’Aquila.

La Benedetti dopo il liceo lasciò L'Aquila, prima la laurea in Lettere con il massimo dei voti presso l’Università “La Sapienza” di Roma, poi il proseguimento degli studi in Nord America, un Master of Arts alla University of Alberta e un dottorato di ricerca alla Johns Hopkins University.

Ha insegnato alla Harvard University e, dal 2002, alla Georgetown University, dove è attualmente professore ordinario e titolare della cattedra intitolata a Laura e Gaetano De Sole.

Protagoniste del romanzo sono donne, e lei nel 2014 è stata insignita del ruolo del premio 'Wise Woman' dalla National Organization of Italian American Women.

Prima di arrivare all’Aquila ha rilasciato questa intervista ad AbruzzoWeb.

Laura, che cosa racconta il romanzo?

Segue tre generazioni di donne tra l’Italia e gli Stati Uniti, anche se i suoi centri principali sono L’Aquila, dove sono nata e cresciuta e Bethesda, dove abito. È la storia di un viaggio che si credeva di sola andata e che invece finisce con il comprendere anche un ritorno, di un passato mai completamente archiviabile, di tre donne che non riescono a comunicare eppure non possono fare a meno di provarci. E poi ci sono storie di vario amore e una città si interroga sul suo passato, presente e futuro.

In Italia e in America le donne sono considerate con lo stessa attenzione?




Al mio arrivo in Nord America, alla fine degli anni Ottanta, la parità uomo-donna mi colpì subito come un elemento molto più radicato nelle coscienze e nella società, piuttosto che una benevola concessione maschile come mi sembrava all’epoca (e per certi versi ancora oggi) in Italia. Una parte del mio lavoro di ricerca è stata dedicata proprio all’analisi delle ragioni storico-culturali che hanno alimentato una visione così restrittiva del femminile. Da qui è scaturita una rilettura dei classici della letteratura italiana (in particolare della “Gerusalemme liberata”, cui è dedicato il mio primo libro) e la riscoperta di figure dimenticate quali Lucrezia Marinella, incredibile veneziana vissuta tra il Cinque e il Seicento.

Nel suo libro le donne tornano all'Aquila nell'ultima fase di una vita. Lei tornerà mai a vivere in questa città?

Mai dire mai… Ogni volta che mi sono sentita a casa da qualche parte ho dovuto fare le valigie, quindi preferisco non fare progetti.

Per anni ha portato i suoi studenti in visita studio nel capoluogo. Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che cosa è cambiato, porta ancora i suoi studenti? E se no, che cosa hanno imparato visitando questi luoghi?

Nel 2014, dopo una pausa di 5 anni, ho riportato i miei studenti all’Aquila. Quello che prima del terremoto era un programma estivo tradizionale si è completamente trasformato. Abbiamo preso in esame alcuni aspetti del terremoto e del post-terremoto. L’idea di fondo è che molto del sapere elaborato qui in questi anni sia trasferibile ad altri contesti, e che studiando la situazione aquilana si possa capire cosa sia meglio fare e non fare in circostanze simili. Quello che ha reso il corso un’esperienza indimenticabile è stata la partecipazione di docenti dell’Università dell’Aquila (Anna Tozzi, Lina Calandra, Antonello Ciccozzi, Raffaele Morabito), insegnanti (Luigia Carnicelli, Elvira Rotili e Mirella Robimarga), autori (Antonio Porto), rappresentanti delle istituzioni (Ettore Di Cesare, Natalino Benedetti, Goffredo Palmerini), l’architetto Corrado Marsili e finanche privati cittadini (Amedeo De Nicola, Enrico Botta, Cristina Bultrini, Giorgio e Nicola De Santis, Armenuhi Passayan) che, con grande generosità, hanno accettato di incontrarsi con gli studenti e condividere le proprie esperienze e competenze.

Spiegando il terremoto all'estero, cosa le è sembrato rilevante raccontare delle persone che ne sono state colpite?

Parlando del terremoto all’estero ho scelto di dare spazio alle energie positive che animano la città. Bisogna mettere in luce il talento e la voglia di fare di cui questa città è ricchissima. Ricordo un commento al mio articolo sul Popolo delle Carriole sul Washington Post. La determinazione di chi si rimboccava le maniche per riprendersi la città, scriveva un anonimo lettore, gli aveva fatto ricordare lo spirito degli Italiani che avevano dato vita al Rinascimento.

Lei può dire di sentirsi aquilana?

L’aquilanità è una di quelle cose che istintivamente tutti credono di conoscere, ma se si prova a definirle non si va al di là di qualche annotazione folcloristica o di costume. Insomma, non sono sicura che esista un’identità aquilana, e poi ho viaggiato troppo per legare la mia identità a un luogo specifico, per quanto caro.

Se dovesse dare una parola di coraggio a chi lo cerca per rimanere in città, lei che vive così lontano, che cosa direbbe?

Due personaggi del mio romanzo si interrogano proprio sulle ragioni del partire e del restare. Non c’è niente di intrinsecamente nobile né nel rimanere né nell’andare. Dietro al 'coraggio' del rimanere possono annidarsi motivazioni meno elevate -pigrizia, inerzia, paura di cambiare- così come una partenza può nascondere una fuga. Non si deve però cadere nella trappola di considerare ogni partenza un tradimento, la fedeltà fondamentale è quella che si deve a se stessi… parola di Wise Woman!

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