DECRETO SOSTEGNI E TURISMO, A ROCCA DI MEZZO META’ DELLE IMPRESE FUORI DAI RISTORI

di Mariangela Speranza

10 Aprile 2021 08:04

ROCCA DI MEZZO – C’è chi non prenderà un euro, anche se la platea si è allargata, e chi prenderà comunque troppo poco rispetto alle perdite registrate causa covid.

Sono le circa 130 attività turistiche e ricettive situate nel comune di Rocca di Mezzo, nell’Aquilano, quasi tutte gestite da abitanti del posto e molte delle quali non avranno la possibilità di usufruire dei contributi ex decreto Sostegni, perché tra luglio e agosto 2020 hanno lavorato così tanto da  trovarsi in condizioni tali da non poter più documentare quel calo di fatturato pari o superiore al 30 per cento rispetto all’anno precedente, previsto come dato minimo per accedere alle richieste.

Questo a causa della moltitudine di visitatori arrivati in Abruzzo la scorsa estate che, pur avendo permesso a molti dei gestori di tornare a lavorare a pieno ritmo almeno per qualche settimana, per circa la metà di loro ha involontariamente comportato la pressoché totale impossibilità di accedere agli indennizzi.

A confermarlo anche Venturino Di Corpo, commercialista che gestisce l’attività di diversi esercizi situati in località Rocca di Mezzo, comune  abitato da poco più di 1.400 persone, tra i maggiori punti di riferimento del turismo montano abruzzese sia estivo che invernale, anche grazie alla vicinanza del borgo con alcune delle stazioni sciistiche più conosciute e frequentate del centro Italia: Ovindoli Monte Magnola e Campo Felice.

In particolare, Di Corpo spiega ad AbruzzoWeb come le ultime misure del decreto di Mario Draghi “non guardino effettivamente alle esigenze dei singoli”, ma sono piuttosto “state pensate come standardizzate e quindi applicate a una platea troppo ampia di esercizi”.

“Una platea che in Italia comprende circa 3 milioni di strutture – sottolinea -, distribuite tra le più disparate categorie produttive e di cui verranno premiate solo quelle che si occupano di beni di alto valore”.

Quelle edilizie, per esempio, che nel 2019 hanno venduto ma che, avendo completamente stoppato il proprio lavoro nel 2020, “potranno ricevere indennizzi pari o superiori anche a 20mila euro”.

“Per quanto riguarda le piccole e medie attività, tra cui appunto quelle che operano in ambito turistico, il discorso è diverso – aggiunge il commercialista rocchigiano -, perché molte di loro, pur avendo lavorato molto nel corso dei mesi estivi, non sono comunque riuscite a tamponare tutte le perdite di inizio pandemia, e adesso o non riceveranno i ristori, oppure potranno farlo solo in minima parte”.

Il motivo, precisa, sta principalmente nel fatto che “in base alle stesse misure governative, le cifre vengono calcolate su un dodicesimo, il che in pratica significa dare il 3 per cento della riduzione del fatturato. In sostanza, se un’attività fatturava 200mila annui e nel 2020 ha fatturato 100mila, avrà più o meno 3mila euro di sostegni, che rappresentano comunque una cifra irrisoria rispetto a tutto il lavoro andato perso nei mesi di chiusura”.

Tra queste, i bar, i ristoranti ma anche le scuole sci e gli impianti sportivi invernali, già l’anno scorso reduci da una stagione segnata da poca neve e che ora avuto solo la possibilità di usufruire di aiuti del tutto inadeguati rispetto alle effettive perdite affrontate dall’inizio dell’emergenza. Senza contare la quasi totale assenza di prenotazioni tra dicembre e Pasqua che, tradotto in soldoni, vuol dire migliaia e migliaia di euro. Indotto compreso.

“In generale – conclude Di Corpo -, gran parte della fascia turistica non beneficerà di alcun ristoro e se qualcuno ne avrà la possibilità, riuscirà a rientrare nel decreto solo per scostamenti minimi e, anche in questi casi, parliamo di cifre troppo basse, che nulla hanno a che fare con il reale calo di fatturato registrato da marzo 2020”.

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA


    Ti potrebbe interessare: