DEFICIT COGNITIVI CAUSATI DA ASIMMETRIA DENTALE, STUDIO CON “FIRMA” ABRUZZESE SU SCIENTIFIC REPORTS

4 Luglio 2022 10:05

Italia - Sanità

PESCARA – Parla anche abruzzese un importante studio pubblicato sulla rivista del gruppo Nature “Scientific Reports” che dimostra come l’asimmetria dentale abbia effetti sulle aree del cervello associate alla memoria e possa causare malattie legate a deficit cognitivi come la demenza.

Tra gli autori dello studio, infatti, c’è il dottor Vincenzo De Cicco, medico odontoiatra originario di Benevento che da anni risiede in Abruzzo, dove ha studi all’Aquila e a Pescara, da molto tempo impegnato su questo “fronte”.

De Cicco ha collaborato con un gruppo di ricercatori dei Dipartimenti di Ricerca traslazionale e delle Nuove tecnologie in Medicina e chirurgia e Scienze veterinarie dell’Università di Pisa, arrivando alla scoperta poi recentemente pubblicata sulla rivista del gruppo Nature “Scientific Reports”.

Secondo lo studio, l’asimmetria di denti e mandibole provocherebbe una serie di asimmetrie a catena: muscoli più sviluppati e pupilla con diametro più grande da un lato sino alla modificazione unilaterale di alcuni geni associati alla memoria.

La sperimentazione alla base della ricerca è stata eseguita in volontari sani che, durante il morso, attivavano maggiormente i muscoli di un lato rispetto all’altro. Molti di essi non lamentavano disturbo durante il movimento della mandibola, ma tutti presentavano, oltre a questa asimmetria muscolare, anche un’asimmetria del diametro pupillare.

I ricercatori hanno osservato che correggendo l’occlusione con un bite costruito ad hoc, si eliminavano sia l’asimmetria muscolare che quella delle pupille e che i soggetti miglioravano significativamente la performance nei test di abilità visuo-spaziale.

Gli esperimenti condotti sui modelli animali hanno inoltre mostrato che la sezione unilaterale di alcune diramazioni nervose dentali produceva, nel giro di uno o due mesi, una modificazione asimmetrica dell’espressione di alcuni geni importanti per la regolazione della plasticità neuronale, a livello della corteccia cerebrale e dell’ippocampo, la zona del cervello associata alla memoria.

Per Diego Manzoni, coordinatore del gruppo di ricerca protagonista dello studio, “questo lavoro testimonia il ruolo importante che l’Università può giocare nella società moderna, ovvero mettere a fuoco le domande che nascono dalle molteplici attività umane, come in questo caso dalla pratica clinica del dottor De Cicco, così da trovare risposte per aumentare la nostra capacità di comprendere la realtà e di migliorarla”.

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