DESERTIFICAZIONE COMMERCIALE AVANZA IN ABRUZZO: CHIUDONO NEGOZI, AUMENTANO BAR E RISTORANTI

13 Agosto 2022 08:42

Regione - Cronaca, Economia

L’AQUILA – Pandemia e stagnazione dei consumi hanno acuito la desertificazione commerciale delle città, con un crollo di attività al dettaglio soprattutto nei centri storici, e rischiano di ridurre la qualità della vita di turisti e residenti.

Città che cambiano volto, anche in Abruzzo, con meno insediamenti del commercio tradizionale e più servizi, anche in relazione a una prospettiva diversa, legata per esempio allo smart working e alla diversa mobilità delle persone nelle aree metropolitane.

È la fotografia scattata nella settima edizione dell’osservatorio sulla demografia d’impresa dell’Ufficio Studi Confcommercio che con il contributo del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne (che fornisce i dati di base) ha preso in esame 120 comuni medio-grandi, di cui 110 capoluoghi di provincia e 10 comuni non capoluoghi di media dimensione. Sono state escluse le città di Milano, Napoli e Roma perché multicentriche, dove non è possibile, cioè, la distinzione tra centro storico e non centro storico.

La riduzione dei consumi colpisce l’Italia da diverso tempo: in nove anni sono scomparsi quasi 85mila negozi fisici. Una situazione che si è acuita nel periodo della pandemia, durante la quale sono spariti quasi 4.500 negozi. Gran parte di tale riduzione è causata da una stagnazione dei consumi di tipo strutturale (i consumi sono oggi ancora sotto i livelli del 1999). Se si sommano, infatti, le perdite di ambulanti a quelle del commercio in sede fissa si evince come in nove anni siano sparite quasi 100mila attività.

Le criticità non riguardano ovviamente solo le attività in centro e confrontando i dati del 2012 con quelli del 2021 i numeri che emergono parlano chiaro.

Per quanto riguarda l’Abruzzo, a Chieti si è passati dalle 203 attività in centro storico del 2012 a 174 del 2021; nel resto della città si è passati da 458 a 416 attività. Praticamente stabile il numero di bar, alberghi e ristoranti in centro, passati da 60 a 59 in meno di 10 anni,mentre fuori dal centro storico si nota una crescita significativa di queste attività, che passano dalle 211 del 2012 alle 223 del 2021.

Diminuiscono le attività in centro a Pescara, passate dalle 146 del 2012 alle 133 del 2021; fuori dal centro storico; stesso trend per le imprese fuori dal centro storico, erano 1.749 nel 2012 e nel 2021 ne sono rimaste 1.678. Praticamente stabile il numero di bar e ristoranti, in centro erano 105 nel 2021 e 108 nel 2021; in aumento consistente fuori dal centro, passate da 644 a 757.

In leggero calo le attività in centro storico all’Aquila, una realtà non paragonabile a quelle delle altre città, considerato il complesso processo di ricostruzione ancora in atto. Fatta la premessa, i numeri forniscono comunque un quadro della situazione e così in centro nel 2012 si contavano 177 imprese che sono diventate 165 nel 2021, quindi in leggero calo come quelle fuori dal centro storico, passate da 521 a 489. Crescono invece bar e ristoranti in cetro, passati dai 108 del 2012 a 122 del 2021. Aumento considerevole anche fuori dal centro storico, con 303 attività nel 2012 e 352 nel 2021.

Per quanto riguarda Teramo, si registra una perdita netta di attività in centro, dove se ne contano un centinaio in meno: infatti delle 368 imprese presenti nel centro storico nel 2012, ne sono rimaste aperte 268 nel 2021. Fuori dal centro storico sono invece cresciute, anche se in misura più contenuta, passate da 281 del 2012 a 288 del 2021. Per quanto riguarda alberghi, bar e ristoranti, anche in questo caso, le attività sono diminuite nel centro storico, passando da 159 del 2021 a 142 del 2021, e aumentate nel resto della città, dove dalle 107 del 2012 oggi se ne contano 127.

In generale, a livello nazionale, non è da sottovalutare il nuovo trend che porta a fare una distinzione tra imprese per cittadinanza del titolare e quelle straniere. Tra il 2012 e il 2021, infatti, il numero delle imprese, nel complesso di tutti i settori economici, resta invariato, ma si registra un calo di circa 190mila unità delle italiane a fronte di un analogo incremento di quelle straniere.

Solo nel commercio spariscono circa 200mila imprese italiane, mentre ne emergono quasi 120mila straniere che raddoppiano, in nove anni, da una quota del 10,7% al 19,1%. Stesso discorso per l’occupazione che resta stabile per gli italiani, mentre si conferma in crescita dell’11% per gli stranieri.

Le proposte di Confcommercio

Sono necessari modelli di governance urbana che, con il contributo di chi nella città vive e lavora, guardino al medio-lungo termine e siano realmente capaci di dare risposte concrete all’economia reale e alla vita quotidiana dei cittadini e degli imprenditori italiani.

Per tale ragione, la Confederazione sostiene il rafforzamento dei partenariati locali e la definizione di strategie condivise aderenti alle necessità dei luoghi, al fine di contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale e valorizzare  il tessuto economico in tutte le sue forme e funzioni, incluse quelle di attrazione culturale e turistica, di sostenibilità di quartiere e di innovazione capillare e diffusa, migliorando – al contempo – la qualità urbana e la coesione sociale.

Si ritengono, quindi, utili un reale coinvolgimento del territorio e una maggiore integrazione progettuale tra i temi urbani e quelli economici, al fine di usare efficacemente i finanziamenti disponibili, a partire dalle opportunità contenute nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per la rigenerazione urbana ma anche con riferimento alle ulteriori risorse per le città previste dalla nuova Politica di coesione 2021-2027. Nel prossimo settennio, infatti, anche la programmazione europea, in maniera più decisa rispetto alle precedenti, pone il territorio e le città al centro degli obiettivi di policy con il fine promuovere uno sviluppo integrato e realizzare strategie urbane sostenibili.

 

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