DIA: DA TRAFFICO ESSERI UMANI A PROSTITUZIONE, AFFARI MAFIA NIGERIANA ANCHE IN ABRUZZO

LA RELAZIONE SEMESTRALE SULLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

2 Ottobre 2022 07:57

Italia - Cronaca

ROMA – Le organizzazioni criminali nigeriane sono attive in gran parte d’Italia, con presenze importanti a in Sicilia, in particolare a Palermo e Catania, ma anche nel Lazio e in Abruzzo, si concentrano sulla tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio forzoso, con anche un progressivo sviluppo nel narcotraffico, gestito talvolta in collaborazione con gruppi criminali albanesi.

La Relazione semestrale della Dia si sofferma con un focus sulla criminalità nigeriana, i cosiddetti secret cults, i cui tratti tipici sono l’organizzazione gerarchica, la struttura paramilitare, i riti di affiliazione, i codici di comportamento: un modus operandi che la Cassazione ha definito a tipica connotazione di “mafiosità”.

Solo all’Aquila, lo scorso maggio, è stata confermata l’associazione di stampo mafioso, con condanne dai 5 ai 12 anni per sei degli imputati appartenenti alla mafia nigeriana ‘Black Axe’,  dedita al compimento di numerosi reati, tra cui traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffe romantiche, truffe informatiche e riciclaggio anche attraverso la compravendita di bitcoin, per un totale di quasi 100 capi di imputazione. Il capo del ramo italiano aveva scelto L’Aquila come propria dimora, pensando che una città periferica si prestasse meglio a mimetizzare le attività illecite.

Per la Dia, “appare oltremodo evidente come il contrasto alla criminalità nigeriana debba prevedere necessariamente una sua conoscenza ampia, allargata e condivisa tra le forze di polizia e la magistratura”.

È invece impermeabile alle alleanze sul territorio a criminalità organizzata cinese, che si è dotata nel tempo di una strutturazione gerarchica incentrata principalmente su relazioni familiari e solidaristiche, chiusa e inaccessibile a “contaminazioni o collaborazioni esterne”.

Solo occasionalmente si rileva la realizzazione di accordi funzionali con organizzazioni italiane o la costituzione di piccole consorterie multietniche per la gestione della prostituzione, la commissione di reati finanziari e il traffico di rifiuti.

In merito alla magia nigeriana, appare pure particolarmente significativo evidenziare come siano state accertate riunioni periodiche dei cult in varie città ed è altresì emerso il collegamento tra omologhi sodalizi operativi in diverse città italiane.

L’alto tasso di disoccupazione rilevato tra i nigeriani presenti sul territorio nazionale, raffrontato col considerevole ammontare delle rimesse di denaro dall’Italia verso la Nigeria, si legge ancora nella relazione, consente di ipotizzare che un significativo numero di soggetti disoccupati o in posizione di inattività di etnia nigeriana presenti in Italia possa almeno potenzialmente essere attratto dalle compagini malavitose autoctone o di quell’etnia e che i flussi delle rimesse, oltre alla quota sicuramente preponderante di natura lecita che attesta l’operosità della comunità nigeriana, possano celare anche proventi di attività
illegali.

Gli interessi criminali delle consorterie nigeriane si concentrano sulla tratta di esseri umani connessa con lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio forzoso a cui si associa un progressivo sviluppo nel settore del narcotraffico gestito talvolta in collaborazione con gruppi criminali albanesi. Il traffico di stupefacenti continua infatti a rappresentare il core business dei sodalizi nigeriani e la presenza di nigeriani in gruppi criminali multietnici viene confermata dalle evidenze investigative del periodo in esame.

Proprio alla criminalità nigeriana è dedicato il focus del secondo semestre 2021, in considerazione della crescente pervasività di queste consorterie.

Si consideri innanzitutto che la comunità nigeriana rappresenta oggi la terza componente demografica etnica africana presente in Italia dopo quella marocchina ed egiziana, nonché la prima in Europa. Questa comunità tuttavia esprime una innegabile valenza anche sotto il profilo delinquenziale.

Per la Dia, “appare oltremodo evidente come il contrasto alla criminalità nigeriana debba prevedere necessariamente una sua conoscenza ampia, allargata e condivisa tra le forze di polizia e la magistratura. Si ritiene questa la modalità privilegiata per fronteggiare efficacemente la delinquenza nigeriana, considerandola alla stregua di un vero e proprio macro-fenomeno che non può prescindere dalla conoscenza delle sue origini e delle sue proiezioni internazionali.

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