DIFFAMAZIONE E VIOLENZA SU SOCIAL, SELVAGGIA LUCARELLI VITTIMA DEGLI HATERS

Autore dell'articolo: Loredana Lombardo

6 Settembre 2018 13:00

L’AQUILA – L’odio che passa dai social, la violenza verbale dei “leoni da tastiera”, o “haters”, come vengono definiti nel linguaggio comune che insultano con post, e commenti e le cui vittime “preferite” sono spesso personaggi famosi, come nel caso della popolare opinionista abruzzese originaria di Vasto (Chieti), Selvaggia Lucarelli, seguita da oltre un milione di utenti.

L’ultimo episodio è dei giorni scorsi, cominciato quando una giornalista di una testata web, ha offeso l’opinionista con un post su un gruppo “segreto” Facebook di circa 2 mila persone, per cui non proprio intimo come il salotto di casa propria.

Spalleggiata da alcuni utenti, la giornalista ha denigrato la sua professione, il tutto condito da commenti che delegittimavano il suo lavoro, dal momento che Selvaggia Lucarelli, collabora da anni con il Fatto Quotidiano e ha all’attivo 4 libri pubblicati ma, non è iscritta all’Ordine dei giornalisti.

“Non replico quasi mai perché negli anni ho imparato che esiste una regola fissa, chi si attacca alla storia del tesserino magari non sa scrivere”, ha commentato sul suo profilo Facebook, divulgando anche alcuni screenshot molto forti, con contenuti sulla sua persona dal tono diffamatorio.

“Mi diverto a guardare cosa scrivono queste persone che si sentono defraudate del posto che meritano”, ha aggiunto riferendosi alla diatriba del “tesserino mancante”.

Ha fatto sapere inoltre di essersi rivolta ad un legale per le denunce del caso, anche perché molti non si sono limitati a denigrare la sua professione, ma l’hanno colpita anche nel personale, al cuore dei suoi affetti.

La madre di Selvaggia Lucarelli, affetta da Alzheimer, ad agosto era scomparsa da Vasto dopo essersi recata in ospedale per una fasciatura.

Fortunatamente la donna è stata rintracciata rapidamente e in buone condizioni fisiche dai Vigili del Fuoco.

Il livore non si è fermato nemmeno davanti un episodio che avrebbe potuto avere dei risvolti drammatici, le è stato augurato di essere colpita dalla stessa malattia, di morire, di essere vittima di qualche episodio spiacevole o “dal karma, che speriamo ti si rivolti contro”, ha scritto qualcuno.

E ancora la violenza verbale è continuata dopo un articolo ironico pubblicato sul Fatto sul matrimonio della blogger e influencer Chiara Ferragni con il rapper Federico Lucia, (Fedez), l’evento “dell’anno”, seguito sui social da circa 3 milioni di utenti.

Anche qui, tra i quasi 10 mila commenti, c’è chi la accusa semplicemente e senza calacare la mano “di essere un'invidiosa”, passando per i più temerari che si sono lanciati in anatemi sulla sua integrità morale, o ancora augurandole la morte.





“Selvaggia spero un giorno di poter puntare su di te al fantamorto con le certezza di farci un sacco di soldi”, ha scritto una ragazza in un post dove aveva condiviso l’articolo.

Sui social è consuetudine sempre più frequente imbattersi in questa tipologia di post e commenti, conditi da parolacce e insulti. 

Gli esempi sono moltissimi, sono “leoni da tastiera” feroci e ruggenti pronti però a fare un passo indietro, a “miagolare” e in molti casi a chiedere scusa nel momento in cui vengono messi di fronte alle loro responsabilità.

Selvaggia Lucarelli negli anni non si è limitata a combattere questa forma di violenza moderna che la colpisce nel personale, ha sempre denunciato le varie pagine e gruppi che usano per colpire, l’arma della tastiera.

Un anno fa è intervenuta sul caso di cronaca a Pescara, quando dei minorenni scesero in strada a picchiare delle persone a caso, emulando il gioco tristemente noto come “knockout game”.

“Penso che non ci sia la percezione nei ragazzi che realtà virtuale e reale coincidano – aveva detto ad AbruzzoWeb – quindi si sentono legittimati a scrivere e fare quel che vogliono”.

Insiste molto sui danni che questi atteggiamenti possano provocare, prima ancora di quelli fisici.

Non sono infatti sporadici gli episodi in cui tanti giovanissimi, colpiti e emarginati al seguito della pubblicazione sui social di foto o materiale che li riguarda compromettenti o imbarazzanti, non reggono al peso dello scherno, togliendosi la vita.

“Chi offende sul web, non fa nulla di diverso rispetto a quanto compiuto per strada a Pescara. Chi mi denigra senza conoscermi, mi prende a pugni, commettendo un grave reato qual è la diffamazione. Io non sono finita in ospedale, ma altri per tanti pugni virtuali, alla fine si ammazzano”.

Sempre con la finalità di arginare il fenomeno, l’opinionista è intervenuta anche in radio, a M20, dove ha contattato telefonicamente alcuni utenti che l’avevano offesa.

“Leoni da tastiera”, tanto spavaldi dietro il pc o lo smartphone, che hanno chiesto scusa con il capo coperto di cenere, nel momento in cui hanno sentito parlare di denunce, querele e tribunali.

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