DIMISSIONI EX VESCOVO L’AQUILA D’ERCOLE: BOEZI, “IN SUA SCELTA RITIRO DAL MONDO SULLE ORME DI PAPA RATZINGER”

1 Novembre 2020 18:38

L’AQUILA – Cosa c’è dietro il gran “rifiuto” di Giovanni D’Ercole? Forse il voler seguire le orme del papa emerito Benedetto XVI, di ritiro dal mondo, in direzione opposta rispetto a quella tracciata oggi da papa Bergoglio?

L’affascinante ipotesi è argomentata da Giovanni Boezi sul quotidiano Il giornale.

Monsignor Giovanni D’Ercole si è dimesso il 29 ottobre da vescovo di Ascoli Piceno per entrare in monastero. D’Ercole è stato vescovo dell’Aquila dal 2009 al 2014.

Queste le parole con le quali monsignor D’Ercole ha reso nota la sua scelta.

Nel suo articolo Boezi scrive che “questo del disimpegno dagli affari gestionali dell’Ecclesia è un argomento di cui si dibatte negli ambienti cattolici, soprattutto negli ultimi anni. Un sentiero che altri potrebbero percorrere: la cosiddetta “Opzione Benedetto”. Chi ha letto il libro di Rod Dreher conosce quella strada: non andare più “incontro al mondo”, con lo scopo di traghettare la fede cristiana al di là del guado costituito dalla secolarizzazione e dal relativismo. Pregare e basta o quasi, mentre tutto fuori sembra procedere in un’altra direzione. Il Benedetto del saggista americano è il Santo. Quello che ha voltato le spalle a Roma per via della corruzione. Il paragone con la rinuncia di Benedetto XVI risulta naturale”.




Nell’articolo si ricorda poi che “l’ex vescovo di Ascoli Piceno, si era schierato contro una delle decisioni più discusse del Conte bis ai tempi delle prime fasi della pandemia”, protestando che, parole dell’ex vescovo, “La Chiesa non è il luogo dei contagi… ma chi ve l’ha detto, Comitato Scientifico che la Chiesa è il luogo dei contagi… bisogna dire che il diritto al Culto che lo diate, se non ce lo date ce lo prendiamo, e se ce lo prendiamo è solo un nostro diritto…È una dittatura quella che impedisce il culto…abbiamo bisogno tutti di spazi di libertà”

Insomma dissenso da Bergoglio e anche rispetto al governo attuale del Paese.

“La Chiesa – tira le fila del ragionamento Boezi – sembra trovarsi dinanzi ad un bivio: “uscire” – come sostiene papa Francesco – verso le periferie, i poveri, con l’imperativo della misericordia; ritirarsi dal mondo è la seconda opzione. E questa seconda strategia parte da due presupposti: la certezza che il cattolicesimo stia diventando minoritario; la consapevolezza che soltanto l’ortodossia dottrinale – quella sgombra da “contaminazione” con “il mondo” – possa salvare la confessione cristiano-cattolica”.

Nel suo messaggio di addio D’Ercole aveva scritto che “posso dire di aver fatto tutto ciò che mi è stato possibile per accompagnare la comunità diocesana e aiutare e sostenere tutti, soprattutto chi ho visto soffrire di più. Mi sono ispirato all’icona della Chiesa come “ospedale da campo”, accogliente verso ogni tipo di povertà, secondo quanto insegna Papa Francesco. Sono venuto così a contatto con molte persone e con loro ho toccato con mano problematiche e fragilità, alcune legate proprio alla solitudine e alle restrizioni che abbiamo vissuto durante l’inatteso lockdown. Chi mi conosce sa che ho cercato di assumere in modo pieno la mia responsabilità di vescovo guida della diocesi, mai girandomi dall’altra parte. Tutto questo mi ha però logorato e ha suscitato in me domande più profonde sul mio ruolo di pastore.

E ha poi aggiunto: “Davanti a situazioni impreviste e cariche di fatiche e sconfitte umane, pur impegnando ogni sforzo, ho sentito che questo non basta. È necessario un aiuto supplementare di coraggio e di speranza che non viene da noi. Mi è diventato sempre più chiaro il bisogno di fare qualcosa di più impegnativo per tutti coloro che sono vittime della “cultura dello scarto”, ogni tipo di scarto sociale e spirituale. In tempi drammatici come quelli che stiamo vivendo, è indispensabile seminare e testimoniare la “speranza affidabile” di cui Benedetto XVI parla nell’enciclica Spe Salvi”.

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