DISABILITA’ E “DOPO DI NOI”, RITARDI E CRITICITA’: “L’ABRUZZO SI MUOVE MA SERVONO STRUTTURE”

PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA MARINELLI: "PRIMO PASSO FONDI STANZIATI DA REGIONE, RUOLO FONDAMENTALE DEI COMUNI"

12 Gennaio 2022 08:00

Regione - Abruzzo, Cronaca

L’AQUILA – Regioni in ritardo nello stanziare fondi ma anche difficoltà da parte dei Comuni di mettere in campo strategie e così, se da un lato prevale la totale assenza di progetti, dall’altro nonostante la disponibilità di fondi, vengono a mancare le domande.

Sono solo alcune delle criticità della legge sul “Dopo di noi”, che istituisce un fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, elababorate da Silvia Marinelli, psicologa e psicoterapeuta, nonché consigliere comunale di Castel di Sangro (L’Aquila) eletta con la lista “Progetto Comune”.

Marinelli sottolinea come “dopo molteplici ritardi nei primi anni della legge, qualcosa sembra muoversi in Regione Abruzzo. A luglio del 2021 la Giunta regionale ha stanziato 1,3 milioni per Progetti volti a garantire assistenza e cura alle persone con disabilità. Un’altra delibera, questa volta risalente a settembre, stanzia 1.388.200 euro. Per comprendere a pieno il ritardo, basti pensare che queste delibere si riferiscono a fondi stanziati dallo stato rispettivamente nel 2019 e nel 2020. Meglio tardi che mai verrebbe da dire”.

“Nel 2016 è stata varata una legge dall’allora governo Renzi, la 112/2016 ‘Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare’. La norma ha come obiettivo quello di ottemperare alle direttive dell’ONU che derivano dall’articolo 19 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità che sancisce: ‘il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone’, e invita gli Stati membri ad adottare misure atte a facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto, nonché la loro piena integrazione e partecipazione nella società”.

“Come spesso capita quando si parla di convenzioni ONU, non possiamo non notare come dai buoni propositi raramente si giunga ad una piena ed effettiva attuazione da parte degli stati membri. Un esempio è proprio la Legge sul ‘dopo di noi’ che, all’articolo 3 si istituisce un fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare. Questa è la vera rivoluzione di questa legge, per la prima volta in Italia si stanziano fondi ad hoc per i disabili che non possono più godere dell’assistenza familiare. Obiettivo di massima del provvedimento è quello di garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone con disabilità, consentendo loro di continuare a vivere, anche quando i genitori non possono più occuparsi di loro, in contesti il più possibile simili alla casa familiare o avviando processi di deistituzionalizzazione”.

Chi ha la responsabilità di attuare la misura?

“Oltre all’istituzione del fondo di cui sopra, la legge si limita a delineare gli obiettivi generali da raggiungere sul territorio nazionale. Dal punto di vista programmatico, la competenza ricade sulle regioni, le quali hanno il compito di spendere la loro parte del fondo, decisa dallo stato centrale in base alle rilevazioni demografiche ISTAT. L’anello fondamentale di questa catena, quello chiamato a mettere effettivamente in pratica gli interventi in favore dei beneficiari della legge, sono i comuni”.

Criticità attuative.

“I soldi ci sono, ma non si riescono a spendere per mancanza di capacità organizzativa e di sinergia di tutti gli “attori” in campo, partendo dalle regioni finendo agli enti locali. Appare evidente come in molti casi il problema risieda nella mancanza di dialogo con le famiglie dei disabili e con i disabili stessi. Ricordiamo infatti che i singoli programmi vanno attuati con la piena partecipazione e il pieno consenso del disabile, della famiglia o di chi ne fa le veci. A ormai cinque anni dall’entrata in vigore della legge possiamo evidenziare quindi due criticità fondamentali:

-Il ritardo delle regioni nello stanziare i fondi: Secondo i dati Anffas (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), nel 2018, a due anni dal varo della legge, solo 4 regioni avevano stanziato i fondi.

-La difficoltà, da parte dei comuni, di mettere in campo campagne informative rivolte ai potenziali beneficiari dei progetti. Se per molti comuni si riscontra una quasi totale assenza di progetti, in altri si nota come, nonostante la disponibilità di fondi, vengano paradossalmente a mancare le domande. Ciò avviene perché i disabili e le loro famiglie non sono informati adeguatamente delle potenzialità e dei benefici che il ‘dopo di noi’ può dare”.

Castel di Sangro

“Come detto all’inizio, l’anello fondamentale di questa catena sono i Comuni, a loro l’onere e l’onore di utilizzare i fondi e portare avanti i progetti a braccetto con le associazioni sul territorio. Secondo le ripartizioni basate sul numero di abitanti tra i 18 e i 64 anni, al comune di Castel di Sangro sono stati stanziati 16.659.61 € a luglio e, questa volta ai comuni del Sangro Aventino, 49.978,60 € a settembre. Ciò nonostante, nel territorio, i progetti del “dopo di noi” non sembrano essere partiti. In attesa di vedere il piano regionale, occorre investire tempo e risorse sul confronto con le famiglie dei disabili. Un confronto che deve essere fatto di campagne informative e mappatura dei bisogni, solo in questo modo potranno essere promossi e finanziati progetti che mirano veramente a favorire l’indipendenza e l’autosufficienza dei disabili, oltre che un vero inserimento nel tessuto sociale. Uno dei problemi principali è la bassa richiesta della potenziale platea di beneficiari e questo primo grande scoglio può essere superato avviando una seria campagna informativa rivolta ai cittadini svolta da personale formato e qualificato che sappia indirizzarli nei vari percorsi. Su questo punto è fondamentale la collaborazione con le associazioni, vero termometro dei bisogni effettivi delle famiglie e fonte di personale qualificato e maggiormente formato di quello comunale in tema disabilità”.

“Un altro grande problema esistente è che in Abruzzo le strutture residenziali in grado di accogliere adulti con autismo si trovano quasi esclusivamente sulla costa. Inoltre, i posti nelle strutture citate, sono tutti esauriti e le liste d’attesa sono bloccate da anni. Esistono poi decine di strutture non qualificate per l’autismo (residenze per minori, per anziani o per adolescenti) che a volte su pressione delle stesse Asl finiscono per accogliere ragazzi e adulti con autismo. In generale la rete esistente è in grado di assicurare solo il 10% delle necessità costringendo di fatto gli utenti ad individuare le strutture in altre regioni a costi insostenibili per le casse regionali ma anche per le famiglie”.

“Questo è vergognoso e inaccettabile. Viene un sorriso amaro pensando a questo cortocircuito intriso di mancanza di progettualità e burocrazia. Se poi sommiamo a questo il fatto che usciamo da 2 anni di pandemia, dove purtroppo, per ovvie ragioni, molti sono i disabili rimasti soli, queste mancanze e questi ritardi appaiono ancora più gravi”.

“Spesso tutti noi ci lamentiamo della mancanza di risorse destinate al sociale e alla disabilità, ora ci troviamo di fronte ad un caso in cui i fondi ci sono, il bisogno di utilizzarli anche, sta alle regioni e ai comuni fare qualcosa di veramente vicino ai cittadini, tutti i cittadini, non solo coloro che sono toccati da vicino dal ‘dopo di noi’. Perché il grado di civiltà di una comunità si misura anche in base a come la stessa si occupa di coloro che hanno più bisogno”, conclude Marinelli.

 

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