SENTENZA EMESSA DAL GIUDICE FILIPPO GULOTTA DELLA CORTE D'ASSISE DI TRIESTE; LEGALI DELL'EX PARROCO INCARDINATO A L'AQUILA PRONTI A RICORRERE IN APPELLO

DON PICCOLI CONDANNATO A 21 ANNI DI CARCERE PER L’OMICIDIO DI GIUSEPPE ROCCO

13 Dicembre 2019 23:00

L'AQUILA – Don Paolo Piccoli, sacerdote 53 enne di origini venete, incardinato nella curia dell’Aquila ed ex parroco di Rocca di Cambio e Pizzoli, accusato di aver ucciso don Giuseppe Rocco, il 25 aprile 2014 nella Casa del Clero a Trieste, è stato condannato dalla Corte d'Assise a 21 anni e 6 mesi di carcere.

La richiesta della Procura era stata di 22 anni; le motivazioni della sentenza usciranno entro 90 giorni.

Piccoli, assistito dagli avvocati Stefano Cesco, del foro di Pordenone e Vincenzo Calderoni, del foro dell’Aquila, nativo di Verona e ordinato sacerdote nel capoluogo abruzzese, era il vicino di stanza di don Rocco, nella casa del clero di via Besenghi.

All'uomo viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina che l'anziano prelato indossava quotidianamente, tesi smentita più volte dalla difesa.

Secondo l’autopsia e gli altri accertamenti sul cadavere, era stato strangolato e soffocato.

Sul caso avevano indagato i pm Lucia BaldovinMatteo Tripani.

“Ricorreremo in appello appena saranno rese note le motivazioni – ha commentato l'avvocato Vincenzo Calderoni – Restiamo convinti che il nostro assistito sia innoncente. Di certo è una sentenza inaspettata, ora aspettiamo di poter leggere le motivazioni, poi ci muoveremo di conseguenza”.





Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande “accusatrice” di don Piccoli, la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora “Laura” Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore, costituita da ingenti somme di denaro, che ha diviso con i nipoti del sacerdote, e alcuni appartamenti.

Un processo che nelle ultime battute si è “tinto di giallo”, a causa del cuscino scomparso dalla stanza dove dormiva ed è stato ritrovato morto don Rocco.

Il caso del cuscino scomparso è agli atti del processo perché il fatto emerge dai rilievi fotografici e potrebbe aprire nuovi scenari nel percorso teso a fare chiarezza sulla morte dell’anziano prelato. I Carabinieri sono entrati nella stanza dove è stato trovato morto don Rocco il 2 maggio 2014, poiché appunto in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali. Nei rilievi fotografici fatti quel giorno c’era l’immagine di questo cuscino, scomparso dalla scena già il giorno dopo, il 3, quando i carabinieri sono rientrati per effettuare altri rilievi sul letto.

Successivamente, ad agosto, nella stanza sono entrati anche i Carabinieri del Ris, per repertare tracce biologiche utili a identificare le persone che erano passate di lì ed hainno prelevato e sequestrato degli oggetti.

Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente la troupe del programma Rai Un giorno in Pretura  Quarto Grado in onda su Rete4.

L’udienza si è tenuta oggi dinanzi la Corte d’Assise di Trieste: fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta, presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario giudici popolari.

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