“DONARE ORGANI È RIDARE VITA”. ALL’AQUILA ANCHE GIOVANE COPPIA DI SPOSI AIUTA I TRAPIANTATI DI RENE

di Annachiara Valente

16 Agosto 2022 07:06

Italia - Cronaca, Sanità, Scienza e ricerca

L’AQUILA – Hanno scelto la solidarietà Monica e Giovanni, una giovane coppia di sposi abruzzesi: i due, infatti, come regalo di matrimonio, ma non per loro, hanno donato alla sezione aquilana dell’Associazione nazionale trapiantati di rene (Antr), una somma in denaro che servirà ad acquistare un bene o un servizio per chi è trapiantato e dializzato.

Un gesto, quello della giovane coppia di sposi, che ha “radici” in famiglia: un familiare di uno dei due ha atteso circa quindici anni un trapianto da paziente dializzato.

“I due giovani sposi hanno voluto ricambiare quel bene che non credevano arrivasse più. Dopo quindici anni, per il loro parente è arrivato il tanto atteso e sperato trapianto di rene, l’unico modo per permettere a lui e a tutta la famiglia di rivedere l’alba dopo un periodo lunghissimo di buio”, commenta Maurizio Videtta, noto ristoratore aquilano e presidente della sezione aquilana dell’Antr,

“Siamo di fronte a un gesto lodevole che aiuterà chi è ancora dentro al tunnel”, continua Videtta, che, da trapiantato da nove anni, conosce perfettamente le condizioni in cui vengono a trovarsi le persone che necessitano di un trapianto di rene e che, proprio in virtù di questa parte della sua vita, si dà da fare con una associazione, appunto l’Antr, molto attiva sul territorio in una continua opera, da volontari, di sensibilizzazione e raccolta fondi, con donazioni anche a favore dell’ospedale.

“Molte persone credono che la donazione di un rene si possa fare solo una volta morti, invece è possibile farla da vivi. Anche se capita di rado, e per lo più accade da parte di un genitore o di un fratello o di una sorella, o da parte degli zii. Rarissimi, ma esistono, dei buoni samaritani: persone che donano senza sapere a chi andrà il loro rene, con la volontà di fare del bene a qualcuno che ha più bisogno di loro”, spiega Videtta, che all’Aquila è conosciuto non soltanto per le prelibatezze del ristorante ‘Le Antiche Mura’, ma anche per essere stato, insieme al socio di una vita proprio nel ristorante, Antonello De Dominicis, autore dei leggendari scherzi telefonici al bidello aquilano Mario Magnotta.

“Capita di pensare che un donatore che si sta avvicinando al tramonto non possa più dare niente a nessuno – continua – invece, quella persona può far ripartire la vita di chi sta lottando per non perderla. Infatti, il donatore in fin di vita può fare un gesto grandissimo: donare il cuore, i polmoni, le cornee. Ridare salvezza, insomma”.

“Con la nostra associazione – prosegue Videtta – sosteniamo sia moralmente che materialmente chi ha bisogno. I pazienti e familiari, dopo il trapianto, quando vengono al Centro trapianti regionale qui all’Aquila, spesso non hanno un posto dove stare, motivo per cui sono indirizzati da noi verso specifici alberghi locali con i quali la nostra associazione ha stretto apposite convenzioni”.

“Sono un trapiantato da nove anni e non posso dimenticare quello che si passa. Quando si entra in dialisi è come stare in una stanza buia per quattro o cinque ore per più giorni a settimana; un rene artificiale lavora per ripulire il sangue, ma questa terapia non si conclude in quelle ore, visto che indebolisce e crea problemi agli altri organi. Non la puoi fare per tutta la vita, ma serve a temporeggiare fino all’arrivo del trapianto. Certo, noi siamo stati molto più fortunati rispetto alle persone che necessitano di trapianti di cuore o di fegato che non hanno un rene artificiale che permette di continuare a sperare, allungandoti la vita”.

Una importante testimonianza arriva anche da Corrado Caruso, 69 anni, segretario e tesoriere della “costola” aquilana dell’Antr, che viene da un anno di dialisi peritoneale e da quattro anni anni post-trapianto e che, sentendosi più fortunato di altri, manda un messaggio di speranza e di prevenzione: “Viene data alla richiesta del consenso per la donazione degli organi che avviene nel momento del rinnovo della carta di identità – le parole di Caruso -. Comprendo che gli addetti comunali all’anagrafe abbiano molto da fare, ma è importante spendere un minuto in più unito a empatia e sensibilità nella spiegazione di quel modulo. Non che si debba indurre la persona al consenso, ma alla consapevolezza. A far comprendere l’importanza della scelta della donazione. Donare può salvare delle vite”.

“La nostra associazione è disposta all’eventuale formazione degli addetti all’anagrafe per una maggiore sensibilizzazione su questa tematica. L’appello che voglio fare è rivolto a tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne. E ricordiamo che quando si va dal medico di famiglia per la prescrizione di un qualsiasi esame, magari più conosciuto, inserire l’esame della creatinina, grazie al quale si evidenzia la buona o cattiva funzionalità del rene, può salvare la vita. Perché quella dei reni è una malattia subdola”.

 

 

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CORRADO CARUSO E MAURIZIO VIDETTA

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