DOPO LA FRANA AD ISCHIA SI SCAVA NEL FANGO, IN ABRUZZO 6 ABITANTI SU 100 A FORTE RISCHIO

27 Novembre 2022 07:22

Italia - Cronaca

PESCARA – Quasi 6 abruzzesi su 100 vivono nelle aree a maggior rischio frana e alluvione. Il dato estraibile dalle mappature aggiornate dell’Ispra, torna di attualità e deve invitare al riflette, in primis le classi dirigenti, nelle ore in cui si scava nel fango a  Casamicciola Terme, nell’isola di Ischia in Campania, travolta da una frana staccatasi dalla montagna.

Il bilancio è per ora di una vittima e una decina di dispersi. Almeno tredici gli edifici crollati o danneggiati e molte le persone rimaste bloccate nelle abitazioni, senza corrente elettrica, o negli hotel. Sarebbero circa 130 gli sfollati, alcuni sistemati al palazzetto dello sport, altri negli alberghi.

Negli ultimi 16 anni l’isola d’Ischia è stata teatro, oltre a quello di oggi, di almeno altri tre eventi tragici causati anche dall’aggressione al territorio e in particolare dal fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha reso ulteriormente “fragile” la struttura idrogeologica.

E puntualmente si scatenano le polemiche sulla mancata prevenzione, sull’abusivismo dilagante anche nell’isola,  a cui per ragioni di consenso e non raramente di complicità criminale, anche la classe politica che ora si commuove a favore di telecamera ha in questi anni strizzato l’occhio.

Come denuncia Legambiente anche in queste ore, sono circa 600 le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento sull’isola. E arrivano a 27mila le pratiche di condono presentate dagli abitanti in occasione delle tre leggi nazionali di sanatoria: 8.530 istanze a Forio, 3.506 a Casamicciola e 1.910 a Lacco Ameno. L’ultimo condono venne approvato dal governo  di Lega e Movimento 5 stelle nel 2018 proprio dopo il sisma di Casamicciola del 2017, argomentando che serviva a favorire la ricostruzione, ,a in realtà come scrive l’Avvenire, “in realtà ha sanato case abusive che, oltretutto, saranno ricostruite a spese dello Stato. Quante? Attualmente sono mille le nuove istanze presentate. Cemento che rimane a sfregiare quella definita “l’isola verde”, sicuramente sempre meno verde e sempre più a rischio”.

Ora la parola più in bocca a ministri e parlamentari è “prevenzione”.

E giova dunque  a questo proposito tornare in Abruzzo e ricordare i dati del rischio idrogeologico, in base alle mappe aggiornate dell’Ispra.

Come esemplifica la fondazione Openpolis, l’Ispra definisce 5 classi di rischio, riferibili ad altrettante aree: quelle a pericolosità molto elevata (P4) o elevata (P3), fino a scendere a quelle di media (P2) o moderata pericolosità (P1) e alle aree di attenzione (AA).

Le 2 categorie a maggior rischio (P3 e P4) comprendono l’8,7% della superficie nazionale. Vi abitano 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% dei residenti nel paese. Una quota che varia profondamente nei singoli territori.





L’Abruzzo, con il 5,6% di abitanti in aree con pericolosità da frana elevata o molto elevata, è una delle regioni italiane in cui il fenomeno incide di più. Le altre sono Valle d’Aosta (12,1%), Basilicata (7,0%), Molise (6,1%) e Liguria (5,9%).

Le aree interne – i territori, spesso montani, più distanti dai servizi essenziali – sono quelle in cui l’incidenza è maggiore. In questi comuni mediamente il 6,5% della popolazione abita in aree con elevata pericolosità da frana.

Dato che sale al 7% nei comuni periferici (distanti oltre 40 minuti dal polo di servizi più vicino) e addirittura al 10,2% in quelli ultraperiferici. Parliamo di aree ad almeno 67 minuti dai servizi. Tra queste possiamo citare comuni del chietino come Monteferrante (48,94%), Taranta Peligna (39,35%) e Roio del Sangro (30,1%).

Tuttavia, i comuni abruzzesi dove più abitanti vivono ad elevato rischio frane sono tutti di “cintura”, ovvero gli agglomerati urbani che circondano le città maggiori. Sono classificati così gli unici 3 comuni della regione dove oltre la metà della popolazione è soggetta a questo rischio: Collelongo (97,41%), Gioia dei Marsi (73,95%) e Balsorano (53,46%).

Esclusa Chieti, nelle città polo sono meno della media i residenti in aree con alta pericolosità da frane.

L’incidenza appare invece molto più contenuta nei poli, le città baricentriche in termini di servizi. Qui in media circa il 3,4% della popolazione è soggetto al rischio frane. Meno dell’1% degli abitanti a Pescara e L’Aquila vivono in aree a rischio. Per quest’ultimo comune però va considerato che la mappatura è stata effettuata sui residenti nell’ultimo censimento generale (svolto nel 2011) quindi è ipotizzabile che queste aree fossero disabitate in conseguenza del sisma avvenuto solo 2 anni prima.

Tra il 3% e il 4% degli abitanti di Avezzano e Teramo sono soggetti al rischio, mentre la quota supera il 14% nel comune di Chieti.

Torniamo dunque ad Ischia, riportando una scheda dell’Ansa.

Negli ultimi 16 anni l’isola è stata teatro, oltre a quello di oggi, di almeno altri tre eventi tragici causati anche dall’aggressione al territorio e in particolare dal fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha reso ulteriormente “fragile” la struttura idrogeologica.





Il 30 aprile del 2006 una frana di fango e detriti colpì il monte Vezzi. Una intera abitazione venne spazzata via e a perdere la vita furono quattro persone: Luigi Buono, che faceva il cuoco sull’isola, e le sue tre figlie Anna, 18 anni, Maria, che ne aveva quasi 17 e Giulia, di 13.

Dalla tragedia si salvarono la madre delle tre ragazze, Orsola Migliaccio, e una bimba piccola. Duecentocinquanta le persone che furono evacuate.

A distanza di soli tre anni, il 10 novembre del 2009, ad essere colpita fu proprio Casamicciola, la porzione dell’Isola Verde compresa tra Porto e Lacco Ameno. A causa della violenti piogge, dal monte Epomeo si staccò un costone che provocò uno smottamento che trascinò a mare decine di auto e detriti. A perdere la vita fu Anna De Felice, una ragazzina di appena 15 anni. La tragedia si consumò intorno alle 8.30 del mattino.

Il fiume di fango investì la strada tra Forio e Ischia Porto, isolando completamente la frazione di Casamicciola che per ore fu raggiungibile solo via mare. Le auto coinvolte furono una cinquantina, molte delle quali però erano ferme in un parcheggio e vuote.

Diverse vetture finirono in mare e molte quelle rimaste sepolte dalla massa di fango. In una di queste viaggiava la 15enne: nei suoi polmoni i medici trovarono acqua e sabbia. La frana provocò una decina di feriti, tra cui una bambina.

Nel 2017 altro evento drammatico. La sera del 21 agosto Casamicciola e Lacco Ameno vennero scossa da un terremoto di magnitudo 4.0. che causò la morte di due persone e il crollo di diverse abitazioni. Sull’isola gli edifici sono in alcuni casi spesso realizzati con materiali non adatti a prevenire danni sismici, malgrado la zona sia classificata ad alto rischio. Dall’analisi storica dei terremoti avvenuti nel territorio di Ischia messa a punto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) sono stati 15 i fenomeni tellurici avvenuti sull’isola tra il 1228 al 1883.

Di questi, nove sono avvenuti nell’800 e ben 12 proprio Casamicciola. Costruita su un terreno franoso, capace di amplificare terremoti di intensità modesta, la frazione venne distrutta nell’estate 1883 da un sisma di magnitudo stimata in 4,3 e classificato per gli effetti nel decimo grado della scala Mercalli che provocò più di 2000 morti.

 

 

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