DOPPIO INCARICO A TUA E UNIVERSITÀ TERAMO: PER D’AMICO ASSOLUZIONE DEFINITIVA IN CASSAZIONE

21 Maggio 2022 11:32

Teramo - Cronaca

TERAMO – Diventa definitiva l’assoluzione dell’ex rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico perché il fatto non sussiste, nel processo con al centro la presunta incompatibilità del doppio incarico, essendo stato D’Amico nominato nel 2014 dall’ex presidente della Regione, e ora senatore dem, Luciano D’Alfonso, anche a presidente del cda dell’Arpa e della Tua, la società unica abruzzese di trasporto.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso  presentato, a inizio anno, dalla procura di Teramo che aveva sollevato, in venti pagine, una questione di legittimità innanzi alla Cassazione contro la sentenza di assoluzione di D’Amico.

Il pm Davide Rosati aveva presentato ricorso per saltum che, così come previsto e disciplinato dall’articolo 569 del codice di procedura penale, evita quello in Appello e va immediatamente alla Suprema Corte.

La Cassazione ha respinto le venti pagine di ricorso con cui la procura chiedeva di annullare la sentenza con cui, dopo tre anni di udienze, D’Amico era stato assolto con la formula più ampia del fatto non sussiste.

Ha commentato lo stesso D’Alfonso: “Con il pronunciamento anche della Cassazione, possiamo dire che a favore di Luciano D’Amico, la verità ha battuto il verosimile 3 a 0 e tutta l’iper rubricazione accusatoria è stata spazzata via come acqua piovana sui tetti. Resta un problema.
Con D’Amico alla presidenza di Tua, la società unica dei trasporti, gli abruzzesi avevano trovato un amministratore irripetibile per bravura e onestà. Quella inchiesta risultata fangosa lo ha tolto di mezzo e questo è stato un danno patito da tutti gli abruzzesi”.

A rappresentarlo l’avvocato Tommaso Navarra, presidente del Parco Gran Sasso e Monti della Lega, che, in questo procedimento, aveva assunto le difese insieme ai colleghi Gennaro Lettieri e Renzo Di Sabatino.

Finisce una lunga pagina giudiziaria nata nel momento in cui la procura ha contestato che, tra il 2014 e il 2017 Luciano D’Amico avrebbe percepito indebitamente 57mila euro. Sempre per l’accusa, ciò sarebbe avvenuto in quanto D’Amico avendo assunto l’incarico all’Arpa e poi alla Tua (svolto gratuitamente), smettendo di svolgere l’attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore.

Da qui l’accusa di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Inoltre la procura teramana contestava a D’Amico anche il peculato per la consegna, nell’ambito della cerimonia “Welcome Matricole”, di 10 tablet dell’università al personale tecnico di supporto.

 

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