DPCM, LA CHIUSURA DELLE PALESTRE AQUILANE TRA VECCHIE SPESE E NUOVE INCOGNITE: “NON SAPPIAMO SE RIAPRIREMO”

di Mariangela Speranza

30 Ottobre 2020 08:17

L’AQUILA – “La situazione è peggio che a inizio anno e molti di noi potrebbero non riaprire. Ci stavamo appena riprendendo dal calo generato dall’emergenza sanitaria di marzo e invece abbiamo dovuto chiudere di nuovo, con l’aggravante che, mentre allora avevamo lavorato a pieno ritmo almeno fino a febbraio, adesso sulle nostre spalle pesano i mesi di inattività legati alla prima ondata e al calo di affluenza tipicamente estivo”.

Con il costante aumento dei casi delle ultime settimane e lo spettro del lockdown, l’ultimo Dpcm del Governo è tornato nuovamente a chiudere le palestre. Una misura che segue il periodo di osservazione di 7 giorni, disposto sempre dal premier Giuseppe Conte, dove non sono mancati i controlli presso le strutture circa il rispetto delle misure di prevenzione dei contagi. L’imposizione di non operare all’interno dei centri fitness durerà fino al 24 novembre, per il momento, anche se, secondo i gestori delle palestre aquilane, le chiusure “potrebbero benissimo protrarsi almeno fino a fine anno”.

“Siamo sul lastrico e, sempre sperando non si arrivi ad un nuovo lockdown, non sappiamo nemmeno se potremo riaprire i battenti – dicono ad Abruzzoweb Tommaso e Silvio Garofoli del centro fitness Fit4Fun, situato in via Lanciano -. A nostro avviso l’errore è stato fatto alla base: ci hanno fatto prima spendere migliaia di euro per metterci in regola a maggio e poi ci hanno obbligati di nuovo a chiudere. Le strutture più piccole come la nostra un’altra botta del genere faranno fatica a reggerla, soprattutto considerando il calo di affluenza avvenuto già nel corso delle prime settimane di settembre”.

I gestori di Fit4Fun parlano infatti di vero e proprio “terrorsimo mediatico”.




“Paghiamo sicuramente lo scotto di una campagna mediatica molto negativa e, anzi, ne siamo il capro espiatorio – aggiungono -, perché magari le persone non vanno in palestra, ma affollano gli autobus e i supermercati. La prima ondata è stato giusto accettare tutti le chiusure, nonostante la perdita di incassi e la carenza di aiuti da parte delle istituzioni. Poi abbiamo riaperto con fatica, ma lo zoccolo duro dei clienti ha deciso di tornare, proprio alla luce del fatto che offriamo un servizio utile alla salute, che per certi versi dovrebbe essere considerato un’attività essenziale.  Invece, dopo aver seguito tutte le prescrizioni stringenti, più la settimana di ‘attenzione’ con un sacco di controlli, ci ritroviamo di nuovo a fare i conti con le spese, con gli abbonamenti dei nostri clienti che, in qualche modo, andranno rimborsati o quantomeno recuperati”.

Una situazione d’incertezza quindi, che insieme alle preoccupazioni degli iscritti e le passate spese necessarie per tenere aperto in sicurezza, colpisce duramente tutto il settore sportivo.

“Stavolta siamo tra le attività più penalizzate – afferma Ulania Perilli, che si occupa invece della gestione della palestra FitEvolution, sulla strada provinciale 37, in località Bazzano -, probabilmente perché le istituzioni credono che all’interno dei nostri locali possa essere complicato rispettare le misure di distanziamento. Non è assolutamente così e non tanto perché siamo in grado di attenerci alle regole, ma perché stavamo già lavorando con molti meno iscritti del normale, proprio a causa della pandemia”.

Di necessità, ancora una volta, si dovrà quindi fare virtù. “Sto già seguendo i miei clienti da casa – conclude Ulania – e dalla prossima settimana si ripartirà con i corsi online. Mi occuperò inoltre di stilare programmi personalizzati a distanza, farò in modo di farli avere a tutti il prima possibile, anche attendendomi alle specificità di ogni iscritto, in modo star loro vicina e far sentire che li seguo nonostante tutto”.

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