DPCM: NATALE CON RISTORANTI CHIUSI E MESSE ANTICIPATE, L’ABRUZZO ZONA ROSSA FINO AL 3 DICEMBRE

28 Novembre 2020 12:44

L’AQUILA – Coprifuoco alle 22 e ristoranti e bar chiusi anche nelle giornate di Natale e Santo Stefano. Sono tra le misure del nuovo dpcm che andrà in vigore a partire dal 4 dicembre prossimo, coprendo tutto il periodo delle feste natalizie, e su cui l’esecutivo sta lavorando proprio all’indomani dell’emissione dell’ordinanza con cui il ministro della Salute Roberto Speranza ha attuato la nuova suddivisione dell’Italia in fasce, lasciando l’Abruzzo in zona Rossa.

Il tutto, in concomitanza della dello screening massivo, voluto dalla Regione, per la ricerca dei positivi asintomatici al coronavirus in provincia dell’Aquila. Screening che continua ad andare avanti, nonostante qualche difficoltà, e che dopo la prima giornata andata ieri nei comuni di Castel di Sangro, Cerchio, Gioia dei Marsi, Luco dei Marsi, Magliano dei Marsi, Montereale, Ortucchio, Pescocostanzo, Rocca Pia, San Benedetto dei Marsi, San Vincenzo Valle Roveto, Scoppito, Tione degli Abruzzi e Trasacco, oggi partirà a Bisegna, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Gioia dei Marsi, Prezza e San Benedetto dei Marsi.

Il 29 novembre prossimo finirà intanto, in base alla stessa ordinanza del ministro Speranza, la zona rossa in Lombardia, ma anche in Piemonte e Calabria, mentre Sicilia e Liguria passeranno a gialle. Come avvenuto in Abruzzo, almeno fino al 3 dicembre, resteranno invece le stesse restrizioni in Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Toscana.

Per quanto riguarda le festività natalizie, sembra in ogni caso che le decisioni non siano blindate, anche perché le opinioni su alcune delle norme divergono: un nuovo passaggio sarà fatto con il Cts e con le Regioni, oltre che nel governo. Ma al termine di un vertice fiume del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza, sembra prevalere la linea di chi vuole blindare il Natale, per limitare i rischi della terza ondata.




E quindi: spostamenti tra le Regioni solo per i residenti, chiusura di bar e ristoranti alle 18, orari prolungati per i negozi per evitare assembramenti ma con coprifuoco rigido alle 22, anche nelle vigilie di Natale e Capodanno. I nodi da sciogliere sono ancora molti: da confermare l’idea di introdurre una quarantena di 15 giorni per chi, nel periodo natalizio, rientri dall’estero. Un nuovo vertice dovrebbe esserci, anche per tornare a parlare di Recovery fund, già nel pomeriggio di sabato.

Di scuola a Palazzo Chigi si dibatte quando è ormai notte, ma una decisione non viene presa. Sembra prevalere l’orientamento di chi vorrebbe riportare in classe anche le superiori da gennaio, ma il pressing della ministra Lucia Azzolina con M5s e Iv per smettere la didattica a distanza a dicembre è forte. La riunione viene sospesa senza una decisione finale. E’ deciso invece che il dpcm che sarà in vigore dal 4 dicembre confermerà la divisione del Paese in zone rossa, arancione e gialla. Ma la consapevolezza è che, se la curva dei contagi proseguirà il suo trend, a metà dicembre tutta l’Italia sarà gialla. Perciò è sulle regole per le Regioni gialle che si sta concentrando il lavoro del governo, fermo restando per quelle rosse e arancioni tutte le restrizioni, che vanno dalle chiusure di bar e ristoranti, a quelle dei negozi nelle aree rosse. Nonostante i dubbi del premier Conte e il pressing di Iv, sembra resistere l’idea di mantenere il coprifuoco dalle 22 alle 6 del mattino anche nei giorni delle feste: un orientamento che spiega anche quanto detto giovedì dal ministro Francesco Boccia alle Regioni, circa la necessità di contenere tutte le attività entro le 22 inclusa la messa di Natale (sul punto un’interlocuzione è in corso con la Cei). Per i ristoranti dovrebbe restare la chiusura dalle 18 e il blocco dovrebbe diventare totale a Natale e Santo Stefano.

I negozi potranno restare aperti fino alle 21 o anche oltre, purché riescano a rispettare e far rispettare l’obbligo di coprifuoco alle 22. Quanto al nodo degli spostamenti, una discussione è ancora in corso: la regola di base dovrebbe essere quella di vietare di muoversi anche tra Regioni gialle a partire da una certa data (da definire) ma gli ‘aperturisti’ spingono per deroghe per chi abbia domicilio in una regione diversa da quella di residenza e per i ricongiungimenti familiari.

Nella riunione fiume a Palazzo Chigi si trattano anche altri temi non legati al Covid, dal Recovery fund al Mes, che continua ad agitare la maggioranza: il M5s vuole garanzie sul non utilizzo in futuro dei fondi, ma il Pd concede al più di separare i temi della riforma del Recovery, su cui lunedì il ministro Roberto Gualtieri riferirà alle Camere, da quello della richiesta del prestito Mes. Si tratta sui confini dell’intervento di Gualtieri: potrebbe limitarsi a osservare che l’Italia – per lo stato delle sue finanze – non ha bisogno del prestito, senza però escluderne la richiesta in assoluto. Nelle prossime ore inizierà un nuovo “round”: Conte, dice il vicesegretario Pd Andrea Orlando, deve prendere l’iniziativa anche sui tavoli del programma di governo, che finora non hanno prodotto nulla.

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