DPCM: RISTORATORI IN PIAZZA IN TUTTA ITALIA, TENSIONI A PESCARA E ALTRE CITTA’, A L’AQUILA SFILA UNA BARA

29 Ottobre 2020 08:43

PESCARA – I ristoratori scendono in strada nelle maggiori città italiane per protestare contro l’ultimo Dpcm che ha imposto nuove chiusure per l’emergenza Covid. Una “manifestazione non violenta e in sicurezza” per “sensibilizzare la cittadinanza, i media e anche il governo facendo capire che il settore è per terra. Tensioni si sono verificate però in varie piazze italiane, anche in quella di Pescara, assieme a Palermo, Genova eVerona.

I ristoratori aquilani, invece, in  mattina hanno manifestato in piazza Duomo contro il nuovo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte, un’ulteriore mazzata arrivata nel mezzo della pandemia Covid con la quale è stata disposta la chiusura anticipata di bar e ristoranti e lo stop alle palestre e piscine.

Sulla scia delle proteste quotidiane, da nord a sud del Paese, in tanti hanno risposto all’appello dell’associazione Ravv, Ristoratori aquilani vs virus, anche cittadini, chiedendo chiarimenti al Governo, aiuti concreti, lamentando “di essere stati abbandonati ancora una volta”.

IN CENTINAIA A PESCARA CONTRO DPCM, MOMENTI DI TENSIONE

Momenti di tensione a Pescara, ieri sera, al termine della manifestazione di protesta, alla quale hanno preso parte centinaia di persone, contro le misure anti-covid contenute nel nuovo Dpcm.

Una volta conclusa la protesta pacifica, in tanti hanno iniziato un corteo non autorizzato verso la Prefettura.

Una clessidra sulla bara arrivata con il carro funebre, pentole e padelle a terra: “questa è la morte delle attività”.

Da piazza Salotto i manifestanti si sono spostati lungo via Nicola Fabrizi invasa dal fumo dei fumogeni, imponente la presenza delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

I primi momenti di tensione però c’erano stati al termine della manifestazione, quando si è affacciato in Piazza il sindaco Carlo Masci: i presenti lo hanno contestato a tal punto che il primo cittadino è stato costretto a risalire in macchina e ad allontanarsi rapidamente.

Ma prima delle tensioni, i partecipanti si sono riuniti per condividere il pacchetto di richieste elaborato da Confartigianato, Confesercenti, Cna e Confcommercio, le quattro associazioni che hanno promosso la manifestazione.

Sospensione dei canoni di locazione con cessione del credito d’imposta direttamente ai locatari, azzeramento dei costi fissi di tutte le utenze, pace fiscale e azzeramento di tutte le tasse e imposte, sia locali sia nazionali, aiuti economici agli imprenditori per superare il periodo di chiusura.

Oltre ai rappresentanti delle associazioni, c’erano gestori di locali, bar e ristoranti, operatori di palestre, sale giochi, centri scommesse e di tutte quelle attività e dei relativi indotti che rischiano di essere messi in ginocchio a causa del decreto.

Alle 18 in punto – ora in cui, da lunedì, la città si spegne – la manifestazione ha preso il via con una fiaccolata in forma statica e gli operatori dei diversi comparti coinvolti hanno illustrato le diverse istanze.

Se ognuno si è soffermato sulle peculiarità e sulle difficoltà del proprio settore di riferimento, unanime è stato il grido di allarme rispetto ad una situazione che potrebbe portare ad una crisi senza precedenti.

I rappresentanti delle quattro associazioni hanno poi illustrato il pacchetto di richieste, che verrà simbolicamente consegnato alle istituzioni locali, a partire dal Comune e dalla Regione.

Le richieste sono state consegnate al sindaco Masci, il quale ha garantito che, dopo un passaggio in Consiglio comunale, il documento verrà sottoposto all’attenzione dell’Anci e, attraverso la Regione, a quella del Governo.

“Ci siamo già mossi con i nostri rappresentanti nazionali – affermano Confartigianato, Confesercenti, Cna e Confcommercio – e, ad ascoltare quanto annunciato dal Governo, sembra che alcune delle questioni da noi poste siano già state prese in considerazione. Ricordiamo che ci sono lavoratori che non hanno ancora percepito la cassa integrazione dei mesi primaverili. Parliamo di famiglie che non sanno come arrivare a fine mese. Il tempo è scaduto, siamo stanchi degli annunci e delle promesse. Ora c’è bisogno di fatti”.

“E’ fondamentale – aggiungono – azzerare completamente, per sei mesi, i costi fissi di tutte quelle attività colpite dal nuovo Dpcm. Vale a dire stop immediato agli affitti, alle bollette, alle cartelle e alle tasse locali. Senza un sostegno immediato, senza prevedere misure specifiche, il decreto rischia di diventare il ‘colpo di grazia’ per molte attività. Solo nel settore food, secondo le nostre stime, tre imprese su cinque rischiano la chiusura definitiva. Senza considerare il relativo indotto. In provincia di Pescara, i settori interessati dal Dpcm danno lavoro a migliaia di addetti”.

“A tutto ciò si aggiunge il fatto che, considerata la grave emergenza sanitaria e i continui richiami alla prudenza, appelli rispettati con grande senso di responsabilità dai pescaresi, anche le attività non interessate dalle chiusure sono in forte difficoltà. Servono, quindi, misure rapide per il rilancio dell’economia. Siamo tutti consapevoli di dover frenare l’onda dei contagi e della necessità di salvare quante più vite possibili – concludono le quattro associazioni – ma c’è bisogno di preservare il tessuto economico e sociale o si rischia di generare un’emergenza nell’emergenza i cui effetti drammatici andranno avanti per anni”.

L’AQUILA: RISTORATORI IN PIAZZA CON UNA BARA CONTRO DPCM CONTE, “E’ LA MAZZATA FINALE”, “AIUTI IN DECRETO NON BASTANO”

Una clessidra sulla bara arrivata con il carro funebre, pentole e padelle a terra: “questa è la morte delle attività”.

I ristoratori aquilani, questa mattina, hanno manifestato in piazza Duomo contro il nuovo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte, un’ulteriore mazzata arrivata nel mezzo della pandemia Covid con la quale è stata disposta la chiusura anticipata di bar e ristoranti e lo stop alle palestre e piscine.




Sulla scia delle proteste quotidiane, da nord a sud del Paese, in tanti hanno risposto all’appello dell’associazione Ravv, Ristoratori aquilani vs virus, anche cittadini, chiedendo chiarimenti al Governo, aiuti concreti, lamentando “di essere stati abbandonati ancora una volta”.

In piazza anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Come spiegato dal Direttivo Ravv, “La nostra Associazione nasce come movimento apartitico e aconfessionale all’interno del quale la nostra azione è tesa esclusivamente al benessere di noi iscritti e alla salvaguardia dei nostri diritti”. Nessuna “strumentalizzazione politica”, quindi.

La situazione è critica, qualcuno teme di dover chiudere per sempre e le misure di sostegno stanziate con il Decreto Ristori, approvato ieri, “non sembrano essere sufficienti”.

I primi segnali della seconda ondata, che ha colpito particolarmente il territorio aquilano e il capoluogo, inizialmente risparmiati dal virus, si sono affacciati nelle scorse settimane, quando molte attività hanno dovuto chiudere a causa dell’impennata dei contagi che, inevitabilmente, ha coinvolto dipendenti e clienti.

Ha spiegato Marco Gramenzi, titolare del Monthy’s pub e la pizzeria La vita è bella: “Abbiamo chiuso a scopo preventivo subito dopo l’accertata positività di un cliente ma tra i dipendenti i tamponi sono risultati tutti negativi, se tutto va come deve riusciremo a riaprire la prossima settimana. Per il pub non sappiamo come comportarci, con la pizzeria lavoreremo prevalentemente da asporto, sempre che si riesca a lavorare. Purtroppo le persone, continuamente bombardate dal terrorismo dell’informazione del governo sono ormai già chiuse in casa”.

“Abbiamo adeguato il locale alle norme, non è bastato. Ora siamo aperti solo due ore al giorno, dalle 16 alle 18. Non gira un’anima, è la morte per i locali che vivono solo di sera”, ha commentato Andrea Ventruto, dell’Irish pub.

“Anticipiamo le critiche di chi ci accuserà di speculare sulla morte, la morte non è solo fisica, c’è anche quella della dignità. La morte dell’anima, questo rappresenta questa bara”, ha aggiunto un’altra imprenditrice.

A fornire la bara la famiglia Taffo, nota azienda di pompe funebri aquilana, a sostegno dei piccoli imprenditori aquilani: “Anche se sembra fuori contesto la nostra presenza, questa situazione sappiamo che si ripercuoterà inevitabilmente su tutte le categorie”, ha commentato un loro collaboratore.

Tra i manifestanti anche cittadini aquilani: “hanno trasformato la disperazione in una lotta di diritti tra chi è garantito e chi non sa di che morte deve morire. Ci hanno messo l’uno contro l’altro ma noi non ci caschiamo. Per questo oggi anche noi siamo in piazza.

Alla manifestazione anche il primo cittadino, Pierluigi Biondi: “Avevo chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di reperire, tra le economie di vecchi progetti nell’ambito del ReStart, dei soldi per aiutare le attività produttive. Questi soldi sono stati recuperati, ammontano a 6 milioni e mezzo di euro, ho fatto una battaglia molto lunga e finalmente sono stati programmati. È pronto un decreto, dai primi di agosto, ho scritto ripetutamente al Governo, l’ultima volta l’ho chiesto a Conte nel corso di una videoconferenza e mi ha assicurato che questo decreto andrà alla prossima seduta del Cipe, che dovrebbe esserci a fine novembre. Io vigilerò affinché questo decreto vada in Cipe ma questi soldi non saranno immediati. Andrà approvato il decreto con l’avviso, andrà pubblicato in Gazzetta ufficiale, poi i bandi. Quindi saranno disponibili non prima di gennaio”.

E poi rivolto ai manifestanti ha detto:  “Avete fatto investimenti importanti, ridotto i tavoli, sanificato locali, so che le regole le avete rispettate. Ristoranti, bar, cinema e teatri sono i luoghi più sicuri. Ho sempre chiesto, nel corso degli incontri in Prefettura, che anche i controlli debbano avere elemento di prevenzione e non punitivo. Purtroppo, a livello governativo, non si escludono ormai ulteriori restrizioni ma è ormai evidente che la gente già non circola. L’Aquila la sera è deserta, e questo riguarda tutte le attività commerciali purtroppo, non solo il settore della ristorazione. Nel nostro piccolo abbiamo provato a fare il possibile, tariffe e occupazione del suolo pubblico le abbiamo direttamente tagliate, non sospese”, puntualizza il primo cittadino a chi chiede maggiore impegno delle istituzioni.

Biondi ha infine ribadito: “E’ vero, c’è stata impennata di contagi nelle ultime settimane, ma la gravità dei casi è ben diversa rispetto a marzo. La situazione resta comunque delicata, serve cautela e non bisogna mai abbassare la guardia. Non sono uno scienziato e non riesco a fare previsioni su possibili lockdown ma dobbiamo fare di tutto per scongiurare questa eventualità con comportamenti responsabili”.

SCONTRI A PALERMO, GENOVA, VERONA. VIMINALE:  NESSUNA REGIA UNICA

Tensione in corso Vittorio Emanuele, a Palermo, durante la manifestazione organizzata dai commercianti, iniziata alle 18. Dopo un po’ alcuni appartenenti ai centri sociali hanno lanciato petardi e bottiglie di vetro contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno reagito con una carica. Un petardo ha colpito un operatore di Mediaset, che è stato soccorso da un’ambulanza e sta ricevendo le prime cure. La polizia ha inseguito i manifestanti dei centri sociali lungo corso Vittorio Emanuele (dove sono stati divelti cestini, fioriere e panchine), prima che si disperdessero nei vicoli del centro storico.

Scontri nel centro di Verona tra le forze dell’ordine e dimostranti di estrema destra, con lanci di petardi verso gli agenti che hanno risposto con lacrimogeni, durante un corteo di protesta contro il Governo e le misure anti-Covid. I dimostranti, dopo un corteo nei pressi dell’Arena, si sono diretti in Piazza delle Erbe, dove sono iniziati i momenti di tensione e il lancio di oggetti e petardi contro gli agenti, in assetto anti-sommossa.

Lancio di bottiglie, scoppio di petardi, accensione di fumogeni, cariche di alleggerimento da parte delle forze dell’ordine: disordini e tensione nella centrale piazza De Ferrari a Genova. In piazza era stata organizzata una manifestazione per protestare contro l’ultimo Dpcm che ordina la chiusura di attività come palestre piscine, cinema e teatri e lo stop dell’attività di bar e ristoranti alle 18. Circa 500 tra commercianti, studenti, partite iva, ma anche esponenti della destra genovese e dei centri sociali, si sono radunati davanti al palazzo della Regione e la tensione è salita quanto sono arrivati gli ultras di Sampdoria e Genoa. Non ci sono stati danneggiamenti. La piazza era presidiata dalle forze dell’ordine.

Gli scontri di piazza di questi giorni contro il Dpcm adottato dal governo non hanno una regia unica, ma sono comunque riconducibili ad antagonisti di destra e di sinistra, ultras e elementi legati alla criminalità. E’ quanto emerso oggi nel comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e al quale hanno partecipato il viceministro Matteo Mauri, i vertici delle forze di polizia e degli organismi di informazione di sicurezza ed il sottocapo di Stato maggiore della Difesa.

“L’epidemia sta assumendo una valenza totalizzante con riflessi inevitabili anche sul profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”, ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, durante un’informativa al Senato sugli scontri degli ultimi giorni.

“Siamo consapevoli delle difficoltà che le misure emergenziali, sia governative che delle regioni, hanno determinato per gli italiani, soprattutto per alcune categorie – aggiunge -. Il governo è in costante ascolto delle voci di disagio”.

“Accanto alle civili proteste dei cittadini, abbiamo assistito a inqualificabili episodi di violenza e guerriglia urbana. Si è trattato di episodi che hanno trovato soltanto occasionale pretesto nel malcontento. Tutti gli episodi hanno visto all’opera soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate dalle misure del governo”, ha aggiunto Lamorgese.

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