DRAGHI SI DIMETTE: L’ANNUNCIO DEL QUIRINALE, GOVERNO IN CARICA PER AFFARI CORRENTI

21 Luglio 2022 10:22

Italia - Politica

ROMA – “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri professor Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato ha reiterato le dimissioni sue e del governo da lui presieduto. Il Presidente della Repubblica ne ha preso atto, il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti”.

È quanto dichiara in un video dal Quirinale il Segretario generale della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti.

“Il Presidente della Repubblica, riceverà nel pomeriggio al Palazzo del Quirinale i Presidenti delle Camere, ai sensi dell’art. 88 della Costituzione”, si legge in una nota diffusa dal Colle.

Il Consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi questa sera per definire il perimetro del disbrigo degli affari correnti che attende il Governo dimissionario di Mario Draghi.

Il Cdm si aprirà dopo che i Presidenti delle Camere saranno stati ricevuti al Quirinale, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione sullo scioglimento della diciottesima legislatura.

Esponenti della maggioranza ipotizzano anche un’approvazione in extremis del ddl concorrenza, stralciando l’articolo 10 sui taxi. Questo per salvagurdare il Pnrr.

Nello specifico, il “disbrigo degli affari correnti” prevede che l’esecutivo si limiti ad assicurare una continuità amministrativa adottando atti urgenti.

In particolare il governo potrà emanare decreti legge in quanto dettati da casi di necessità e urgenza ed esaminare i relativi disegni di conversione; esaminare i disegni di legge di ratifica dei trattati, i ddl di delegazione europea e della legge europea se si tratta di atti dovuti, in quanto adempimento ad obblighi internazionali o derivanti dall’appartenenza all’Ue.

Al contrario, il governo non potrà esaminare nuovi disegni di legge, a meno che non siano imposti da obblighi internazionali; potrà approvare decreti legislativi solo se serve ad evitarne la scadenza dei termini; non dovrà adottare nuovi regolamenti ministeriali o governativi, a meno che la legge o obblighi internazionali non impongano altrimenti, oppure che siano necessari per l’operatività della pubblica amministrazione o per l’attuazione di riforme già approvate dal parlamento; non procedere con nomine o designazioni che non siano vincolate nei tempi da leggi o regolamenti, o che comunque non siano procrastinabili fino all’entrata in carica del nuovo governo.

Sara’ una direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri, come è consuetudine, probabilmente tramite un dpcm, a specificare quale sarà l’ambito entro cui si muoverà il presidente del Consiglio dimissionario.

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