“DRAMMA PALESTINESE COLPA DI ISRAELE. RISCHI PEGGIORI SE COLONIZZAZIONE NON SI FERMA”

CHALED MILHEM, INFERMIERE E SINDACALISTA ARABO-ISRAELIANO NATO IN PALESTINA CHE VIVE E LAVORA ALL'AQUILA DA QUASI QUARANT'ANNI: "IL SANGUE DEGLI ULTIMI GIORNI PROVOCATO DA UN PERSONAGGIO PERICOLOSO COME NETANYAHU, CON LUI AL POTERE E' POSSIBILE RIVIVERE GLI INCUBI DEL PASSATO", "PER FORTUNA MOLTI EBREI SONO CONTRO L'OCCUPAZIONE SIONISTA, MA IN MEDIO ORIENTE LA SITUAZIONE PUO' PRECIPITARE ULTERIORMENTE"

di Roberto Santilli

18 Maggio 2021 07:09

L’AQUILA – “Se chi governa Israele in modo assolutamente non democratico non la smetterà con la follia di una feroce colonizzazione, non solo non si metterà fine al dramma del popolo palestinese, ma si spalancheranno, nuovamente, le porte dell’inferno per gli israeliani. Come già accaduto in passato. Con conseguenze ancora una volta spaventose”.

Nella voce e nelle parole di Chaled Milhem, 59enne rappresentante del sindacato degli infermieri Nursind dell’Aquila, c’è tutta la preoccupazione, priva di odio, per l’ennesima, orribile escalation di violenza tra Israele e la resistenza di Hamas che ha portato, anche in questa occasione, a un bagno di sangue soprattutto per la popolazione palestinese, che ancora piange la morte fino ad oggi di circa duecento persone, bambini, neanche nati, compresi, a fronte di un bilancio, senza dubbio drammatico, di circa dieci vittime di “parte” israeliana.

La popolazione palestinese è del resto la stessa di cui fa parte Milhem, un “arabo-israeliano, anche se tale definizione comincia a farmi vergognare”, come ammette con un dignitoso sconforto ad AbruzzoWeb, all’indomani della manifestazione aquilana di piazza Duomo in supporto alla Palestina. Terra in cui è nato uno dei più stimati infermieri della Asl provinciale aquilana, in un luogo chiamato Ar’ara’, o Wadi Ara, oggi Arara’, prima dell’arrivo, che non solo per la sua famiglia ha significato “occupazione” dei coloni israeliani.

“In quasi tutti media nazionali ed internazionali – spiega Milhem a questo giornale, aggrappandosi alla lucidità cui si è terribilmente costretti quando le origini ‘premono’ con forza pure sul presente che da quelle parti, in emergenza Covid-19, ha significato, come a voler certificare una impressionante differenza delle forze in campo, vaccini a profusione per Israele e poco o nulla per la Palestina, al di là di ciò che ognuno pensa sulla vaccinazione di massa – si dà la colpa degli scontri e dei bombardamenti di questi ultimi giorni sulla Striscia di Gaza a una ‘provocazione’ di Hamas a suon di razzi verso Gerusalemme, ma non si tratta della verità, come sempre quando si danno le notizie sul conflitto israelo-palestinese. La verità è che ancora una volta il governo di estrema destra guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, un personaggio pericoloso che è al potere da ormai venticinque anni, ha provocato per primo, in tal caso attaccando la spianata delle moschee nell’ultimo venerdì di Ramadan, un giorno molto importante per i fedeli musulmani”.

“A quel punto Hamas, che non è tutta la Palestina, ma una piccola parte della Palestina che Israele ha ‘rinchiuso’ a Gaza, ha reagito a distanza di qualche giorno – continua l’infermiere che vive e lavora all’Aquila da quasi quarant’anni –. E Israele, o meglio, la versione sionista di Israele, che può contare su un esercito con armi di gran lunga superiori a quelle di Hamas e che ormai fa affidamento anche a una sorta di ulteriore ‘esercito’ non ufficiale ma che sostanzialmente fa ciò che vuole, non ha fatto altro che scatenare una pioggia di bombardamenti sulla popolazione civile, con la motivazione di voler colpire Hamas. In parole povere, ha fatto ciò che aveva in mente di fare, ossia continuare con il piano di distruzione di quel che resta della Palestina. Con l’aggravante della esplosione di collera anche in quelle città in cui la situazione era ancora sostanzialmente tranquilla”.

“Non giriamoci intorno, quello che sta succedendo è l’ennesimo ‘pezzo’ del progetto di colonizzazione della Palestina pianificato oltre un secolo fa  ed imposto con la forza, militare, da decenni – afferma a questo punto Milhem, come a voler cristallizzare un concetto basilare senza il quale secondo lui non è possibile comprendere la portata di morte e distruzione che contraddistingue i Territori Occupati – Se non capiamo questo, se non ci rendiamo conto del dramma che vive quella parte di mondo, si continuerà col perseverare in errori che potrebbero portare, complice un quadro di estrema povertà in larghe fette di popolazione in Medio Oriente, a scenari addirittura peggiori. Nel silenzio o persino con la complicità dei governi occidentali e di istituzioni come l’Unione Europea, ma non di tantissima gente che ha manifestato a favore della Palestina in diverse parti del mondo, L’Aquila compresa. Tutto questo mentre alcuni ebrei si indignano per l’uccisione dei neri negli Usa per mano della polizia, ma lo stesso non fanno per i palestinesi. Per fortuna, però, sono tantissimi gli ebrei che non sopportano più questo stato di cose e dunque si schierano in difesa dei più deboli, cioè del popolo della Palestina”.

“La situazione rischia di peggiorare sempre di più – prosegue il sindacalista – anche ‘grazie’ a un personaggio deleterio come Netanyahu, un’anomalia al potere da ormai venticinque anni, un politico che fa tutto con una sua ‘cricca’ composta da gente della estrema destra ebraica, cioè con qualcosa che è molto peggio di Hamas e che gode della protezione degli Stati Uniti, indipendentemente dal fatto che governino democratici o repubblicani. Con gente come lui al potere, il rischio di vivere gli incubi del passato, con ritorsioni nei confronti della gente di Israele, sono concreti”.

“Se poi sommiamo le atrocità che vengono commesse nei Territori Occupati e la ‘miccia’ causata dall’enorme livello di impoverimento del Medio Oriente, il rischio non può far altro che diventare realtà”, conclude.

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