E’ EMERGENZA COSTI MATERIE PRIME ALLE STELLE, CICCHETTI: ‘A RISCHIO CANTIERI SISMA E BONUS 110%’

GRIDO D'ALLARME PRESIDENTE ANCE PROVINCIALE DELL'AQUILA, "IMPRESE IN CRESCENTE DIFFICOLTA', MARGINI RIDOTTI O AZZERATI, RALLENTAMENTO GENERALE". A CAUSA PIANO INVESTIMENTI DELLA CINA, ED EFFETTI PANDEMIA SU PRODUZIONE, ACCIAIO A +150%, POLIETILENI A +110% E RAME A +30%, "CRONOPROGRAMMA CONCLUSIONE RICOSTRUZIONE 2009 ORA DIFFICILE DA RISPETTARE, OCCORRE RIVEDERE PREZZIARI, E PROROGARE ECOBONUS"

di Filippo Tronca

15 Giugno 2021 07:52

L’AQUILA – Il rincaro record a livello planetario delle materie prime fondamentali per l’edilizia, fino al 150% per l’acciaio, rischia ora, come un fulmine a ciel sereno, di frenare il processo di ricostruzione nel cratere sismico aquilano 2009 e in quello del centro Italia del 2016, come pure di bloccare sul nascere i cantieri dell’eco sisma-bonus al 110%, e in generale tutto il comparto delle costruzioni, già provato da un anno di pandemia.

A confermare la gravità della situazione è ad Abruzzoweb Adolfo Cicchetti, il presidente dell’Associazione nazionale costruttori della Provincia dell’Aquila, che invoca una normativa ad hoc da parte del governo che “alzi il costo fisso, già da anni sottostimato a metro quadro degli interventi post-sismici finanziati dallo Stato”. Richiesta analoga è stata fatta per quel che riguarda il cratere 2016, dal commissario straordinario Giovanni Legnini nei giorni scorsi.

Imprescindibile poi per Cicchetti una proroga dell’eco-sisma bonus, una panacea anche per la provincia aquilana e l’Abruzzo, almeno fino a fine 2023, rispetto all’attuale scadenza a giugno 2022.

La senatrice aquilana Stefania Pezzopane, ha illustrato oggi un emendamento del Pd, che chiede  “un monitoraggio costante dei prezzi, almeno a cadenza trimestrale e delle compensazioni usando tutti gli strumenti previsti dal codice degli appalti, anche per le opere pre-codice appalti, chiaramente rivedendoli e attualizzandoli, tenendo in considerazione l’andamento dei mercati.

I rincari hanno riguardato innanzitutto il prezzo dell’acciaio che, tra novembre 2020 e maggio 2021, ha registrato un aumento eccezionale pari a +150%,  i polietileni, altro materiale essenziale all’edilizia, tra novembre 2020 e aprile 2021 ha mostrato incrementi superiori al 110%, il prezzo del rame è salito del 29,8%, quello del petrolio +45,3% .

Due i fenomeni alla base del rincaro: la fame planetaria di materie prime della Cina, di fatto l’unica economia scampata alla recessione lo scorso anno, che ha varato un piano di costruzione e ammodernamento delle infrastrutture da 500 miliardi di dollari per sfuggire al più basso tasso di crescita degli ultimi decenni. E poi ovviamente il rallentamento della produzione durante il 2020 e i primi mesi del 2021, a causa della pandemia, che ha ridotto l’offerta, con una domanda che ora è tornata a crescere, provocando la classica spirale inflattiva.

Il presidente dei costruttori aquilani, negli ultimi suoi giorni di mandato, tenuto conto che il suo successore sarà eletto il 2 luglio prossimo, con in gara gli aquilani Eliseo Iannini e Marino Serpetti, si dice a questa testata molto preoccupato, parlando di imprese che rischiano di andare a gambe all’aria, “perché non hanno la disponibilità finanziaria per far fronte a costi di produzione lievitati ben oltre le normali oscillazioni di mercato, che riducono o azzerano i  margini di guadagno”, e soprattutto teme che il processo di ricostruzione possa bruscamente frenare proprio ora che il governo ha assicurato 2,7 miliardi di euro , e nei comuni del cratere del centro Italia, compresi 24 abruzzesi, finalmente l’iter burocratico di approvazione dei progetti ha preso il volo, dopo due anni di tragica paralisi, e anche lì si vedono finalmente le maestranze al lavoro.

Su sollecitazione dell’Ance nazionale il governo sta studiando le contromosse, e ci sono sul tavolo due ipotesi: il recupero di un meccanismo già sperimentato nel 2008 attraverso “compensazioni” in corso d’opera oppure un intervento “a conguaglio” in favore delle imprese danneggiate.

L’intervento sarebbe comunque di natura eccezionale e straordinaria, che risolverebbe poco o nulla anche nei cantieri delle due ricostruzioni, dove come noto il costo a metro quadro di un intervento è fissato all’origine e non modificabile e un impresa non può tirarsi indietro, una volta che ha iniziato l’opera.

“L’attuale codice degli appalti  – spiega Cicchetti – non prevede degli adeguati meccanismi di revisione dei prezzi. La situazione è addirittura peggiore per quanto riguarda i cantieri delle ricostruzioni 2009 e  2016. Ora bisogna fare gli stessi interventi ad un costo a metro quadro che era già inadeguato prima di questa nuova emergenza materie prime. Questo riduce notevolmente i margini se non addirittura azzerandoli. Un problema che riguarda l’appaltatore, ma anche i subappaltatori e l’intera filiera dell’edilizia, che come è noto è trainante per l’economia e per la creazione di posti di lavoro”.

Accade così che “già si registrano ritardi nelle aperture dei cantieri della ricostruzione. Una ditta del resto dopo aver firmato il contratto, fino al rientro dei proprietari alla consegna delle chiavi, non può tirarsi indietro se non pagando pesanti penali. E molte imprese non hanno una disponibilità economica tale per far fronte a un rincaro dei prezzi delle materie prime di tale portata. Non dimentichiamoci che sono reduci da un anno di pandemia che ha frenato il mercato, che ha imposto costi aggiuntivi per garantire le misure di sicurezza e sanificazione distanziamento sociale nei cantieri. I margini si erano già notevolmente assottigliati”.

Va da sè che se queste sono le premesse, rischia di diventare una pia illusione il mantenere il cronoprogramma della conclusione della ricostruzione 2009, preventivata per il 2026.

“Va ricordato che noi scontiamo già un rallentamento fisiologico del processo di ricostruzione – sottolinea il presidente Ance -, che riguarda ora seconde case nelle frazioni e nei paesi, dove è minore l’interesse la spinta da parte degli stessi proprietari. Non c’è l’esigenza di rientrare immediatamente nelle abitazioni come nella prima fase della ricostruzione che interessava le prime abitazioni. Il punto è però che noi dobbiamo dimostrare di mantenere un ritmo elevato visto che il governo ci ha assicurato 2,7 miliardi di euro per completare il processo. A queste condizioni diventa più difficile riuscirci”.

Stesso discorso per l’eco e sisma bonus introdotto dal Decreto Rilancio del secondo governo di Giuseppe Conte del maggio 2020 e che consente ai cittadini il recupero totale dei costi di riqualificazione energetica dell’abitazione, attraverso il meccanismo del credito di imposta. Ovvero si rientra anche fino all’ultimo centesimo pagando meno tasse per cinque anni, oppure con la possibilità di non anticipare nulla cedendo il credito d’imposta alla ditta fornitrice, oppure ad una banca.

“Anche qui regna l’incertezza tra le imprese – conferma Cicchetti – e per lo stesso motivo, il rischio di non avere margini, essendo questi erosi dal caro prezzi.  Un problema che si aggiunge a quello che già era in essere nel reperire materie prime e attrezzature, visto che i tanti cantieri in partenza dell’eco sisma bonus hanno fatto lievitare la richieste, a fronte di una offerta inadeguata  Ho ricevuto molte segnalazioni, come presidente Ance, ma anche da parte di colleghi, nella mia veste di imprenditore, sulla difficoltà di trovare ponteggi da affittare, a prescindere dal prezzo”.

La soluzione però, almeno per tamponare l’emergenza ci sarebbe.

“Va adeguato l’importo parametrico del contributo, ovvero il quantum a metro quadro spettante all’impresa. Tenuto conto che da anni era già sottostimato. Serve una norma ad hoc,  al di là delle misure che sono allo studio dal governo in queste ore per il resto del Paese, in quanto le ricostruzioni post sismica del 2009 del 2016 rappresentano un discorso a parte un unicum, hanno una loro specificità”.

Per l’eco sisma bonus, invece, “non è più eludibile la proroga della misura almeno fino al 2023”.

 

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